Non più un’esposizione temporanea, ma una presenza stabile che segna una svolta decisiva per la vita culturale dei Castelli Romani.
Il dipinto, proveniente dalla Collezione Ruffo e di proprietà dell’antiquario Mario Bigetti, sarà infatti ospitato a Palazzo Chigi per almeno cinque anni, grazie a un accordo di comodato gratuito siglato con il Comune di Ariccia. Un passo che eleva Ariccia a centro nevralgico del caravaggesco nel Lazio.
Consacrazione per Ariccia: torna La Presa di cristo di Caravaggio
La decisione non è un atto improvvisato. È stata ratificata con decreto ufficiale del Ministero della Cultura, firmato il 10 settembre 2025 dalla Soprintendente Lisa Lambusier.
Non si tratta solo di un prestito: il dipinto, già dichiarato bene di interesse nazionale nel 2004, entra a pieno titolo nella quadreria di Palazzo Chigi.
Qui verrà collocato nella Sala Borghese, in un allestimento che rievocherà l’atmosfera delle grandi collezioni seicentesche, restituendo alla tela il contesto storico e artistico più autentico.
Il ritorno ad Ariccia rappresenta la chiusura ideale di un lungo viaggio.
La tela era stata fulcro della grande mostra del 2023-24, che aveva debuttato proprio a Palazzo Chigi, prima di spostarsi a Napoli, Salerno e Gorizia. Quattro tappe, centomila ingressi, un successo che ha confermato l’enorme potere attrattivo del capolavoro.
Oggi quell’itinerario trova il suo epilogo naturale, riportando l’opera nella cornice che le appartiene e che il pubblico aveva già amato.
La polemica sull’autenticità Caravaggio
L’attribuzione a Caravaggio non è mai stata un dettaglio scontato.
Sin dal suo riemergere nel 2003, la tela è stata riconosciuta come autografa da autorità indiscusse come Denis Mahon, Mina Gregori e Maurizio Marini, richiamandosi a un giudizio positivo di Roberto Longhi risalente addirittura al 1943.
Col tempo il fronte dei sostenitori si è allargato, includendo nomi di esperti come Vincenzo Pacelli, John T. Spike e Anna Coliva.
Studi e indagini diagnostiche hanno rafforzato la tesi: la qualità pittorica, i pentimenti emersi, la cornice originale descritta negli inventari Mattei e la composizione più ampia rispetto ad altre versioni fanno pendere la bilancia verso l’autografia.
I riflettori si sono recentemente spostati sulla versione conservata a Dublino, esposta a Roma nella mostra “Caravaggio 2025”. Ma qui, tra vetri protettivi e divieti fotografici, il quadro non ha potuto essere esaminato con la stessa libertà.

La superficie levigata e l’assenza di dati diagnostici pregressi hanno alimentato dubbi e polemiche, rese più accese dall’assenza della versione Ruffo nel catalogo della mostra.
Una mancanza che molti studiosi hanno considerato una occasione mancata di confronto diretto.
Il Caffè si era già occupato della questione dell’autenticità, quando a sollevarlo era stato il critico d’arte Vittorio Sgarbi.
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Caravaggio nel quadro: è proprio lui?
Altro tema che ha portato questa opera di Caravaggio sotto i riflettori nel mondo dell’arte è la presenza di un autoritratto dell’autore che si è raffigurato come Malco, servitore del gran sacerdote Caifa.
Il Caffè ne ha già parlato in un precedente articolo, sentendo un esperto, l’architetto Francesco Petrucci.

Ci spiega l’esperto:
“Effettivamente nella Presa di Cristo c’è l’autoritratto di Caravaggio.
È la prima volta in assoluto che Caravaggio si inserisce in una sua composizione con una funzione così importante. Il suo autoritratto, difatti, compare anche in altri dipinti, come il Martirio di San Matteo.
Quello che ammiriamo nella Presa di Cristo è il terzo autoritratto del Caravaggio all’interno di un suo dipinto, ma la prima in assoluto con una funzione importante, proprio per il significato del dipinto.
Caravaggio difatti si raffigura come Malco, servitore del gran sacerdote Caifa, ossia colui che accompagna i soldati romani nell’orto, nel giardino del Getsemani per prendere Cristo.
Questa interpretazione è stata accolta da tutti gli esperti. Si raffigura come peccatore, complice nel martirio di Cristo. Nello stesso tempo, come spettatore, che assiste alla scena della Presa di Cristo.
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Quando si può visitare il capolavoro
Chi entrerà a Palazzo Chigi potrà ammirarlo nella sua nuova collocazione, dove il capolavoro dialoga con le stanze, gli arredi e la memoria storica di un luogo che ha sempre custodito arte e bellezza.
Il pubblico potrà accedere a Palazzo Chigi con i seguenti orari:
- dal 1° ottobre al 30 marzo dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18;
- dal 1° aprile al 30 settembre dalle 10 alle 13 e dalle 15:30 alle 18:30.
Non è soltanto un colpo d’immagine per il Comune di Ariccia. È un’operazione culturale che restituisce al pubblico un’opera di enorme valore, inserita in un contesto architettonico di straordinaria suggestione.
Ariccia legata a Caravaggio
Con l’arrivo stabile de ‘La Presa di Cristo’, Ariccia non solo recupera un tassello fondamentale della propria storia, ma riafferma la sua centralità nel panorama artistico del Merisi.
Palazzo Chigi, nei secoli, ha ospitato opere caravaggesche di altissimo livello: basti ricordare “La Negazione di Pietro”, oggi al Metropolitan Museum di New York, e le tele di Orazio e Artemisia Gentileschi.
Oggi quel filo rosso si ricompone, regalando ai visitatori un’immersione unica nell’atmosfera delle quadrerie seicentesche.
Un’occasione imperdibile per scoprire, o riscoprire, un Caravaggio che torna a casa.






















