Il progetto, già depositato alla Regione Lazio per la Valutazione di Impatto Ambientale, prevede la costruzione e l’esercizio di una centrale solare da 9 Megawatt di potenza.
Il terreno e le dimensioni del maxi cantiere Rai a Roma
Il sito scelto non è un dettaglio da poco. La nuova centrale fotovoltaica sorgerà a Prato Smeraldo, in un’area del Comune di Roma già di proprietà Rai Way.
Una superficie nei pressi della Cecchignola di circa 19 ettari complessivi, di cui circa 10 ettari (l’equivalente di circa 20 campi da calcio di serie A) occupati stabilmente dall’impianto.
L’area, fino a pochi anni fa, ospitava strutture tecnologiche per le trasmissioni, oggi demolite. Il terreno è pianeggiante, privo di alberature e sarà trasformato in un vero e proprio campo solare composto da oltre 13.200 moduli fotovoltaici monocristallini bifacciali, montati su telai metallici fissati al suolo con tecnologia a battipalo.

I cittadini hanno 30 giorni per farsi sentire
Eppure, almeno sulla carta, non tutto è già deciso.
L’avviso pubblico pubblicato dalla Regione Lazio dà ai cittadini 30 giorni di tempo per presentare osservazioni sul progetto “Prato Smeraldo”.
Ci sarà tempo fino al prossimo 19 ottobre per inviare in Regione Lazio le proprie osservazioni. Tutti i documenti sono consultabili online, e chi ritiene che l’impianto possa avere impatti negativi sul territorio ha la possibilità di scrivere direttamente all’Area V.I.A. regionale via PEC: [email protected]
Una finestra temporale stretta ma cruciale, che rischia di rappresentare l’unico vero momento di partecipazione popolare prima che le attività partano.
Un affare “urgente e indifferibile”
L’energia prodotta non resterà confinata a Roma Sud. L’impianto sarà connesso alla rete elettrica nazionale attraverso una nuova cabina elettrica collegata con un cavo interrato da 20 kV lungo circa 3 km fino alla cabina primaria di Cecchignola, gestita da Areti.
Un’infrastruttura pensata per reggere un flusso energetico costante e imponente, che pone la Rai tra i protagonisti della nuova corsa all’oro delle rinnovabili.
Il progetto, secondo la documentazione ufficiale, gode di un trattamento speciale. È stato infatti definito “di pubblica utilità, indifferibile e urgente” in virtù del decreto legislativo 387/2003. Una formula che suona come una corsia preferenziale, capace di accelerare iter e autorizzazioni.
D’altronde il progetto è perfettamente incardinato negli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), che impone all’Italia di incrementare drasticamente la produzione da fonti rinnovabili entro il 2030.
La mano pesante della Rai nel territorio
La scelta di entrare in un settore strategico come l’energia non appare casuale. Rai Way controlla aree strategiche della Capitale, molte già infrastrutturate, e ora punta a trasformarle in piattaforme produttive.
A Roma, un tempo presidiate da tralicci e antenne, sorgeranno distese di pannelli solari. Un cambio di paradigma che sposta l’azienda pubblica sempre più verso un ruolo da attore industriale, ben oltre la missione originaria di gestore delle frequenze radiotelevisive.
La coincidenza con l’affare discarica
Ma non è tutto. Proprio nei giorni in cui esplodeva il caso della nuova discarica di Roma tra Pomezia e Albano, è emerso che anche lì la Rai ha interessi diretti.
Una parte dei terreni individuati per il sito di smaltimento, infatti, risulta intestata proprio a Viale Mazzini.
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Una scoperta che ha fatto saltare sulla sedia amministratori locali e cittadini, già infuriati per la decisione della Regione Lazio di prorogare l’autorizzazione al progetto su pressione del sindaco-commissario Roberto Gualtieri.
Energia e rifiuti: il doppio fronte della Rai
Il paradosso è lampante. Da un lato Rai Way riveste il ruolo virtuoso di paladino della transizione ecologica, con pannelli solari a perdita d’occhio.
Dall’altro compare nell’ombra di un affare dai contorni ben più controversi: quello della maxi-discarica a ridosso delle case, con dentro interessi del Vaticano e autorizzazioni prorogate nonostante la levata di scudi delle comunità locali.
Due facce della stessa medaglia, che proiettano la Rai dentro la partita più delicata del futuro romano: la gestione dell’ambiente tra energia e rifiuti.
Insomma, la Rai, a quanto pare, non è più solo media, ma anche infrastruttura e territorio. Un colosso capace di condizionare la mappa industriale della Capitale, ora con pannelli fotovoltaici, ora con terreni destinati a discariche.
La sensazione, sempre più forte, è che dietro la bandiera della sostenibilità si nasconda una partita di potere e interessi incrociati. E che ancora una volta siano le periferie e i comuni limitrofi a pagare il prezzo più alto, tra servitù ambientali e trasformazioni irreversibili del paesaggio.
























