Il parere negativo è arrivato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Latina e Frosinone, che ha espresso una netta contrarietà alla proposta avanzata dalla società Giraffe CE 13 S.r.l. per un impianto in via delle Acacie, a soli 600 metri in linea d’aria dai terreni dove sta per sorgere la nuova discarica di Aprilia.
L’impianto, classificato come “agrivoltaico” – ovvero pensato per consentire la coesistenza tra produzione di energia e attività agricole – prevedeva l’installazione di pannelli fotovoltaici per una potenza complessiva di oltre 11 MWp.
La localizzazione individuata per il progetto ricade però in un’area tutelata per il suo “rilevante valore paesaggistico”, come stabilito dal Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) del Lazio.
In questi giorni il Comune di Aprilia ha pubblicato l‘avviso per permettere ai cittadini di presentare le osservazioni per la valutazione di impatto ambientale.
Ma già questo parere negativo rappresenta un punto critico nella procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, attivata nell’ambito del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale in capo alla Regione Lazio.
Il No della Soprintendenza ai pannelli fotovoltaici
Secondo la Soprintendenza, la zona interessata dall’intervento è un “paesaggio agrario tradizionale” che conserva una forte identità legata all’uso agricolo del suolo, caratterizzato da campi coltivati, filari alberati e un’estesa visibilità panoramica.
Proprio quest’ultimo aspetto – la profondità visiva e la continuità dello scenario rurale – sarebbe messo a rischio dall’impianto, che “altera l’aspetto percettivo, scenico e panoramico dell’area”, come si legge nel documento inviato anche al Comune di Aprilia.
Nel dettaglio, il Ministero sottolinea che le opere di mitigazione paesaggistica previste, come la piantumazione di siepi e alberi per schermare l’impianto, non sarebbero risolutive.
Anzi, “in luogo di mitigare l’impatto, costituiscono spesso ulteriori e artificiosi ostacoli visivi”. In particolare, nel punto di vista da via delle Acacie, l’intervento proposto finirebbe per compromettere la visuale verso l’orizzonte, una delle caratteristiche peculiari dell’area.
Impatto visivo e usi civici
Oltre all’impatto visivo, la Soprintendenza ha evidenziato che il terreno su cui dovrebbe sorgere l’impianto di pannelli fotovoltaici è gravato da usi civici e da vincoli paesaggistici previsti dal Codice dei Beni Culturali.
In base alla normativa vigente, in contesti simili “non sono consentiti impianti per la produzione di energia”, fatta eccezione per serre solari o strutture in prossimità di edifici agricoli esistenti. Non è questo il caso.
Per tali motivi, l’ente ha concluso affermando che “non è possibile individuare rimedi progettuali per il superamento del dissenso” e che la proposta dovrà eventualmente essere ripresentata in un’altra area ritenuta idonea dal punto di vista paesaggistico.
Fotovoltaico no, discarica sì: perché?
Quello che proprio non è chiaro è il motivo per cui la stessa Soprintendenza non abbia espresso le stesse riserve per l’impianto della nuova discarica di Aprilia, a soli 600 metri in linea d’aria da via delle Acacie.
Una discarica che per diversi aspetti è anche molto più impattante sul territorio.
Forse il “paesaggio agrario tradizionale che conserva una forte identità legata all’uso agricolo del suolo” di cui parla la Soprintendenza è stato rispettato con la demolizione dello storico casale?

E l’uso agricolo del suolo come si sposa con i milioni di tonnellate di rifiuti che arriveranno?
Ogni volta che si affronta il tema della discarica di Sant’Apollonia i cittadini si pongono delle domande a cui nessuno risponde. Un vero e proprio muro di gomma delle istituzioni che dovrebbero invece rappresentare proprio i cittadini e fornire loro delle spiegazioni.
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