Un impianto grande 9 volte il vicino VII invaso della discarica di Albano.
Un impianto che, se realizzato, sorgerà a soli cinquecento metri dalle abitazioni e dall’Istituto scolastico, con conseguenze che si preannunciano molto impattanti sul piano politico, sociale e ambientale.
A scatenare il dibattito è stata l’interrogazione presentata dal consigliere di opposizione Giacomo Castro, della lista civica Valore Civico, che ha chiesto conto alla sindaca Veronica Felici (FdI) della compatibilità del progetto con il Piano regionale dei rifiuti e delle difese necessarie per tutelare i residenti.
Pomezia, una ferita che si riapre
La discarica di Tor Tignosa non è un’idea nuova. Il progetto affonda le radici nella stagione della seconda giunta Zingaretti, quando nel 2020 la Regione Lazio concesse una valutazione di impatto ambientale favorevole.
Un via libera che già allora fece discutere e che sembrava destinato a restare lettera morta con la scadenza dell’autorizzazione.
E invece, a sorpresa, lo scorso agosto il progetto ha avuto nuovo impulso con il governatore Francesco Rocca che ha prorogato l’atto per altri cinque anni, su richiesta del sindaco di Roma e commissario del Giubileo, Roberto Gualtieri. Ora si mira a far partire tutto in breve tempo.
Un’inedita convergenza politica tra centrodestra e centrosinistra che ha riacceso i riflettori su Pomezia e trasformato il progetto in un caso nazionale.
I terreni tra Vaticano e Rai
A rendere la vicenda ancora più intricata ci sono i nomi che compaiono dietro la proprietà dei terreni individuati per l’impianto.
Secondo documenti catastali, l’area principale appartiene a una congregazione religiosa vicina al Vaticano. Una circostanza che getta ombre pesanti e suscita interrogativi su possibili interessi trasversali.
Come se non bastasse, una porzione della superficie destinata alla discarica risulta intestata alla Rai, la Radiotelevisione italiana. Due soggetti insospettabili e potenti che proiettano la questione oltre i confini locali e la catapultano nella dimensione delle grandi partite nazionali.
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Non solo inerti
Ufficialmente, la discarica dovrebbe accogliere rifiuti “inerti”. Ma le carte raccontano un’altra storia.
Tra i codici autorizzati figurano ceneri provenienti da inceneritori, fanghi industriali e materiali che difficilmente possono essere definiti innocui. Una prospettiva che spaventa e che alimenta il sospetto di un collegamento diretto con il progetto dell’inceneritore di Santa Palomba, distante appena tre chilometri e mezzo.
La sensazione diffusa è che Tor Tignosa sia destinata a diventare il terminale naturale di un sistema di smaltimento pensato per Roma, ma pagato dalle comunità limitrofe.
Roma scarica, i cittadini di Pomezia Roma 2 pagano
L’area prescelta per la discarica è collocata a ridosso del quartiere “Roma 2”, un insediamento residenziale popolato da famiglie che hanno scelto Pomezia per la qualità della vita e che ora si trovano a convivere con l’incubo di un impianto di smaltimento sotto casa, proprio davanti alla scuola Fabrizio De Andrè.
I timori riguardano le ricadute sulla salute, sulla sicurezza e sul valore stesso degli immobili.
Ad Albano, nel frattempo, la questione è già arrivata in Consiglio comunale grazie all’interrogazione del consigliere di opposizione Marco Moresco (Insieme per Pavona), ma non ancora purtroppo iscritta all’Ordine del Giorno.
Lì, il ricordo della vecchia discarica di Roncigliano è ancora vivo e la prospettiva di un nuovo polo dei rifiuti alle porte della città è vissuta come un ritorno a un passato da incubo.
Una sfida che vale il futuro del territorio
La partita che si apre non riguarda soltanto un impianto di smaltimento, ma il modello stesso di gestione dei rifiuti nel Lazio.
Pomezia e Albano si trovano oggi schiacciate tra le esigenze di Roma Capitale e le decisioni della Regione Lazio.
Le comunità locali rischiano di essere ridotte a semplici spettatrici di un copione scritto altrove, senza la possibilità di incidere davvero sulle scelte che peseranno sul loro futuro.
La seduta del 24 settembre promette scintille: sarà il primo banco di prova per capire se la maggioranza di Pomezia intende difendere con forza i suoi cittadini o se preferirà piegarsi a logiche più ampie e centralizzate.
Uno scontro istituzionale inevitabile
La discarica di Tor Tignosa è molto più di una questione tecnica. È un nodo politico che intreccia interessi economici, assetti istituzionali e strategie ambientali.
Se il progetto andrà avanti, l’intera area tra Pomezia e Albano rischia di trasformarsi in un enorme polo di smaltimento, con conseguenze profonde e difficilmente reversibili.
Per ora resta la certezza di una comunità pronta a farsi sentire. Ma la battaglia, appena iniziata, si annuncia lunga, complessa e dal respiro ben più ampio dei confini comunali.
E non resta che sperare che, dopo Pomezia, anche il Consiglio comunale di Albano affronti presto questa vicenda che riguarda da vicino il destino di tutto il territorio.




























