Campo pozzi Acea Laurentino tra Ardea e Pomezia: una risorsa vitale a rischio
Il campo pozzi, gestito da Acea, rappresenta da decenni un polmone d’acqua per migliaia di cittadini.
Ma oggi quella risorsa è al centro di polemiche, accuse e paure. Non solo perché Acea ha ventilato l’ipotesi di dismissione, ma soprattutto perché da più parti si alza la voce di chi chiede l’immediata messa in sicurezza dell’area. Non chiusura, quindi, ma bonifica: un imperativo che, secondo gli amministratori locali, dovrebbe precedere qualsiasi altra scelta.
L’appello di Albano
La battaglia non è nuova. Già a giugno il Consiglio comunale di Albano Laziale aveva lanciato un appello accorato al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri: “Il campo pozzi non va abbandonato – sostenevano gli amministratori – ma recuperato e restituito alla sua funzione pubblica”.
Il timore, concreto, è che la dismissione diventi l’ennesimo colpo inferto a un territorio già schiacciato da decenni di scelte calate dall’alto: discariche, progetti di inceneritori e un consumo della falda idrica giudicato insostenibile.
Il nodo Santa Palomba
Sul tavolo c’è infatti il maxi-inceneritore da 600mila tonnellate annue che Roma Capitale vuole costruire a Santa Palomba, a pochi metri dal confine con Ardea, Pomezia e Albano. Un impianto colossale, contestato dai Comuni limitrofi, che rischia di aggravare la pressione su un territorio già provato.
Non è un dettaglio: i pozzi dell’area Laurentina sono a ridosso della futura centrale di incenerimento, e l’acqua che dovrebbe servire ai cittadini rischia di diventare carburante per il raffreddamento dell’impianto.

Una falda contesa
Il paradosso è evidente: da un lato cittadini e amministrazioni reclamano acqua pulita e sicura, dall’altro si pianifica di utilizzare quella stessa risorsa per alimentare un inceneritore.
Quattro nuovi pozzi, secondo le carte, dovrebbero infatti bucare la falda che collega i Castelli Romani al litorale per alimentare il futuro mega impianto. Una scelta che, se confermata, rischierebbe di trasformare l’acqua da bene comune in semplice servizio industriale, a scapito della salute e del futuro del territorio.
“Non vogliamo che l’acqua diventi merce al servizio dell’inceneritore – è il grido che si leva dalle assemblee civiche –. Pretendiamo che il campo pozzi venga bonificato e restituito alla sua funzione originaria”.
È un coro che unisce associazioni, cittadini e amministratori, decisi a non rimanere spettatori passivi. La bonifica è considerata non solo necessaria, ma urgente, per garantire la sicurezza idrica di migliaia di famiglie.
Una battaglia che si allarga
Quello che approderà ad Ardea il 25 settembre non è quindi un semplice punto tecnico di un ordine del giorno, ma una vera battaglia politica e civile.
Il rischio è che la chiusura o il degrado del campo pozzi si traduca in un impoverimento irreversibile della falda, con conseguenze che andrebbero ben oltre i confini comunali.
Per questo il tema sta diventando sempre più centrale nel dibattito pubblico: acqua ai cittadini o acqua agli impianti industriali? È la domanda che incombe sul Consiglio comunale e che nessuno, ormai, può più eludere.
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