Protagonista un consigliere di opposizione, che ha offerto alla platea un appassionato (e alquanto creativo) tributo allo scrittore siciliano Gesualdo Bufalino (1920-1996) improvvisamente promosso – incredibilmente – al rango di “martire ucciso dalla mafia“.
A Nettuno lo scrittore Bufalino elevato a martire beatificato di mafia (ma era un altro)
«Noi eventualmente il 30 credo, ospiteremo all’ITIS una manifestazione di ricordo del martire ucciso dalla mafia, Gesualdo Bufalino, a cui noi intitolammo la strada non appena è successo…», ha dichiarato con solennità il consigliere – naturalmente tutto registrato -, probabilmente confondendo lo scrittore con il magistrato Rosario Livatino, figura ben più nota della lotta alla criminalità organizzata.
Peccato che Bufalino, autore raffinato di opere come Diceria dell’untore, sia morto nel 1996 in un banalissimo – e tristemente normale – incidente stradale nei pressi di Vittoria, in provincia di Ragusa.
Nessun agguato, nessun killer mafioso, nessuna beatificazione postuma (almeno fino a prova contraria).
Ma l’intervento, come un buon romanzo postmoderno, non si è fermato lì. Il consigliere ha evocato «un giudice che non si è fatto molto sentire» (forse per eccesso di riservatezza o per totale inesistenza nei registri della storia giudiziaria), che sarebbe stato «beatificato» per il suo silenzioso operato.
Per la cronaca: Bufalino ha vinto un premio Campiello nel 1981 e un premio Strega nel 1988. Rosario Livatino è stato, lui sì, ucciso dalla mafia e beatificato.
Il martire immaginario
Naturalmente, nell’intervento si auspica che il Comune di Nettuno contribuisca «in termini di riconoscenza e in termini di riconoscimento» (non è dato sapere se si tratti di due voci distinte a bilancio) alla manifestazione in programma in onore “del martire ucciso dalla mafia, Gesualdo Bufalino”.
Nella speranza che nel frattempo qualcuno abbia informato l’oratore dell’equivoco.
Chi è stato a fare la gaffe? Non importa, è certamente un lapsus dettato dall’emozione e quindi non serve fare nomi. Tutti possono sbagliare.
Nel dubbio, a Nettuno è nata una nuova figura: il martire immaginario. E forse, a modo suo, è davvero un simbolo dei tempi.
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