I proprietari avevano tentato di sanare un ampliamento di circa 40 metri quadrati realizzato al piano seminterrato. Una modifica apparentemente marginale, descritta come la semplice chiusura a vetri di un portico preesistente.
Ma la giustizia amministrativa ha stabilito che quell’intervento non poteva essere condonato, trattandosi di un abuso edilizio in piena area vincolata.
Richiesta di condono: dopo 20 anni il Comune di Marino dice No
La storia inizia nel 2004, quando i proprietari presentano domanda di condono edilizio.
L’opera, già completata nel 2002, riguardava la trasformazione di un portico in superficie abitabile, mediante l’installazione di serramenti in legno e vetro. Nel tempo i proprietari hanno insistito con l’amministrazione comunale affinché venisse rilasciato il nulla osta paesaggistico necessario alla sanatoria. Ma il Comune di Marino, dopo anni di silenzi e rinvii, nel 2022 ha detto no in maniera definitiva.
Il nodo del vincolo
La ragione del diniego è chiara: l’immobile ricade all’interno di un’area sottoposta a vincolo paesaggistico dal 1959, oltre a trovarsi dentro il perimetro del Parco dei Castelli Romani.
Qui, qualsiasi ampliamento che comporti nuova volumetria è vietato dalla legge. Non importa se l’intervento sia di ridotta visibilità o di scarso impatto: il quadro normativo è tassativo.
E proprio questo principio ha retto la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, che ha confermato la linea del Comune di Marino.
Le contestazioni dei proprietari
Gli avvocati dei proprietari hanno tentato di ribaltare la decisione, sostenendo che il Comune di Marino non aveva effettuato una valutazione concreta sull’impatto estetico dell’opera.
Hanno sottolineato che la chiusura del portico non sarebbe visibile né dai vicini né dagli osservatori esterni, arrivando persino ad affermare che la modifica “esaltava la bellezza” della zona. Una tesi suggestiva ma giudicata priva di fondamento giuridico.
La posizione del Comune di Marino
L’amministrazione marinese, difesa dagli avvocati Paolo Lanzillotta e Claudia Di Marzio, ha mantenuto una posizione granitica.
Secondo il Comune, l’abuso non era in alcun modo sanabile: la legge sul “terzo condono” del 2003 consente sanatorie soltanto per interventi minori, senza aumento di superfici o volumi. Nel caso dei proprietari, invece, la chiusura del portico ha generato un nuovo spazio abitabile, trasformando l’edificio oltre i limiti consentiti.
Il verdetto del Tribunale
Il TAR Lazio, con sentenza emessa l’11 luglio 2025, ha respinto in toto il ricorso dei proprietari.
I giudici hanno richiamato la giurisprudenza consolidata: in presenza di vincoli paesaggistici, non è possibile condonare opere che comportino ampliamenti volumetrici, a prescindere dall’impatto visivo o dal grado di “mimetizzazione” dell’intervento.
In altre parole, la legge vieta e basta. Non si tratta di valutazioni soggettive, ma di un divieto oggettivo e assoluto.
Un caso emblematico
Il caso diventa così emblematico della rigidità – ma anche della necessità – delle norme di tutela ambientale e paesaggistica. Le ville e gli edifici che punteggiano i crinali dei Castelli Romani si affacciano su scenari unici, ma sono anche sottoposti a regole severe. Ogni ampliamento non autorizzato rischia di compromettere l’equilibrio tra natura e urbanizzazione. Per questo il Tribunale ha ribadito che il condono non può trasformarsi in una scorciatoia per legittimare costruzioni vietate.
Nessun vincitore, ma spese compensate
Nonostante la sconfitta, i proprietari non dovranno pagare le spese legali del Comune: il TAR ha deciso di compensarle integralmente, riconoscendo la complessità della vicenda.
Un gesto di equilibrio formale, ma che non modifica la sostanza: l’ampliamento resta illegittimo e la villa dovrà mantenere i suoi confini originari.
Ai proprietari resta l’ultima opportunità, quella di ricorrere al Consiglio di Stato.
Parco ‘inviolabile’
Il messaggio che arriva da Marino è inequivocabile: nel Parco dei Castelli Romani, ogni metro quadrato è sorvegliato dalla legge.
Non basta appellarsi al gusto estetico o alla presunta invisibilità di un intervento per ottenere una sanatoria. La tutela del paesaggio, in quest’area simbolo del Lazio, prevale su ogni interesse privato.
Una lezione che farà scuola per chiunque pensi di aggirare, anche di poco, i vincoli che proteggono uno dei panorami più preziosi del Paese.
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