La società Inwit Spa, colosso nazionale delle infrastrutture wireless, ha impugnato l’ordinanza con cui il Comune di Albano ha bloccato i lavori il 20 giugno scorso.
Dopo il clamore cittadino e la marcia indietro del dirigente comunale Marco Di Stefano, ora la partita si sposta nelle aule di giustizia, con un calendario già fissato: il ricorso sarà discusso il prossimo 13 gennaio 2026. Una data che potrebbe riservare grosse novità.
Il ricorso di Inwit contro Albano per il traliccio di Valle Pozzo
A portare Albano in Tribunale è Inwit, difesa da un pool di avvocati romani e milanesi, che contesta la legittimità del provvedimento comunale.
La società chiede l’annullamento dell’ordine di sospensione dei lavori e denuncia un danno economico immediato. Inwit sostiene di aver avviato l’intervento in via di Valle Pozzo forte di autorizzazioni regolarmente ottenute. Ma il TAR del Lazio, per ora, ha scelto la via della prudenza: nessuna sospensiva immediata, solo l’impegno a una decisione rapida nel merito.
Il Comune di Albano resisterà?
L’amministrazione comunale di Albano non sembra arretrare. Rivendica la scelta di bloccare i lavori come atto necessario a tutela del territorio e dei cittadini.
La linea difensiva si basa sulla delibera del Consiglio comunale che, pochi giorni prima dell’apertura del cantiere, aveva imposto – su spinta dell’opposizione al completo – una moratoria su nuovi tralicci fino all’approvazione del nuovo Piano antenne. Una scelta politica e urbanistica che ora si misura con le carte bollate.
La voce dei cittadini
A rendere esplosivo il caso è stata la mobilitazione immediata dei residenti di Valle Pozzo.
Appena comparsi i camion carichi di parti del traliccio, la protesta è esplosa: segnalazioni, denunce ai media locali, sit-in improvvisati. L’intera opposizione è scesa in campo a loro sostegno.

La paura era (ed è) quella di un colosso d’acciaio alto trenta metri a ridosso delle abitazioni. Un impatto ambientale e paesaggistico giudicato intollerabile da chi vive in zona. L’eco della protesta ha spinto il Comune a intervenire, firmando in poche ore l’ordinanza di sospensione.
Un simbolo di urbanizzazione forzata
Il maxi traliccio di Valle Pozzo è diventato, suo malgrado, un simbolo.
Da un lato, le esigenze delle grandi società di telecomunicazioni che puntano a potenziare le reti. Dall’altro, comunità locali che chiedono rispetto per il paesaggio e per la salute dei residenti.
Una frattura che racconta un fenomeno più ampio: periferie e piccoli comuni del Lazio che si trovano teatro di progetti calati dall’alto, spesso percepiti come imposizioni.
Tre mesi per ultimare il Piano Antenne
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Il Tribunale amministrativo ha fissato la prima data chiave: 13 gennaio 2026 per la discussione pubblica.
Fino a quel momento, i lavori restano sospesi e il cantiere congelato.
Il Comune di Albano avrà la possibilità di verificare la regolarità delle autorizzazioni, chiarire eventuali irregolarità e decidere se confermare il blocco o fare marcia indietro.
In parole povere, il Comune avrà tre mesi per ultimare il proprio Piano Antenne e magari anche per presentarsi ai giudici con qualcosa di concreto in mano.
Albano alla prova della credibilità
La vicenda non è solo tecnica o giudiziaria: è politica e identitaria.
Sul banco degli imputati c’è la credibilità del Comune di Albano, chiamato a difendere la coerenza delle proprie scelte e a garantire la trasparenza degli atti. E, ora un Piano Antenne da ultimare alla svelta.
I cittadini chiedono chiarezza e coerenza, non mezze misure. E l’udienza di gennaio sarà più di una semplice formalità legale.
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