Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha respinto il ricorso presentato dalla proprietaria dell’immobile, confermando la decisione del Comune di Frascati di acquisire al proprio patrimonio una costruzione.
Una storia che parte da lontano, con le prime ordinanze di demolizione risalenti addirittura al 2011, rimaste lettera morta.
La lunga sfida tra cittadino e istituzioni
La proprietaria, difesa dal suo legale, aveva tentato più volte di fermare il procedimento, sostenendo che le ordinanze comunali fossero viziate e che l’area non fosse soggetta a vincoli paesaggistici stringenti.
Argomentazioni che, di ricorso in ricorso, non hanno trovato ascolto nei tribunali. Già nel 2023 una prima sentenza aveva stabilito l’irregolarità delle opere.
Nonostante ciò, i lavori erano proseguiti, portando all’ultimazione dell’edificio, un dettaglio che ha pesato come un macigno nelle valutazioni del giudice amministrativo.
Il verdetto del Tribunale
La sentenza del TAR del Lazio, depositata dopo l’udienza pubblica dello scorso luglio, è chiara: il Comune di Frascati ha agito correttamente nel disporre l’acquisizione dell’immobile.
Secondo i giudici, l’inottemperanza all’ordine di demolizione rende automatica la confisca a favore dell’ente pubblico. Nessuna irregolarità, nessun difetto di motivazione: l’iter, dicono i magistrati, è stato lineare e rispettoso della legge.
La tesi della difesa, che parlava di “arbitrarietà” e “istruttoria lacunosa”, non ha retto di fronte alla documentazione prodotta.
Un patrimonio che passa ai cittadini
Con la decisione del Tribunale, la maxi villa diventa ora proprietà del Comune di Frascati.
L’amministrazione ha già annunciato che la struttura, nata nell’illegalità, verrà trasformata in un bene di pubblica utilità. Non più rifugio privato, ma spazio che potrà ospitare attività sociali, culturali o servizi per la collettività.
Un ribaltamento simbolico: da monumento all’abusivismo edilizio a risorsa condivisa per i cittadini di Frascati.
Il caso assume un valore che va oltre il singolo episodio.
In un territorio spesso vittima di costruzioni abusive e di lungaggini burocratiche, la vicenda di via delle Cisternole rappresenta un monito chiaro: chi costruisce senza permessi non solo rischia la demolizione, ma anche la perdita definitiva del bene. I giudici lo hanno ribadito con fermezza, richiamando precedenti giurisprudenziali che sanciscono l’automatismo della confisca in caso di inottemperanza.
Lotta all’abusivismo edilizio
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Oltre alla perdita dell’immobile e dell’area circostante, la proprietaria dovrà farsi carico anche delle spese legali: 2.000 euro da rifondere al Comune di Frascati. Una cifra modesta se confrontata con il valore della villa, ma che suggella il principio della soccombenza.
La giustizia amministrativa, insomma, non solo ha respinto le richieste della Mastrodonato, ma ha anche sottolineato la correttezza dell’azione intrapresa dall’ente locale.
L’epilogo di questa vicenda segna un punto fermo nella lotta all’abusivismo edilizio nei Castelli Romani.
Un fenomeno che negli anni ha deturpato il paesaggio e minato la credibilità delle istituzioni. Stavolta, invece, l’amministrazione ha portato fino in fondo la propria battaglia, ottenendo una sentenza che restituisce fiducia nella capacità dello Stato di imporre il rispetto delle regole.
La villa abusiva di Frascati, divenuta emblema di una sfida ventennale, è pronta a scrivere un nuovo capitolo: quello della legalità al servizio della comunità. La proprietaria, ovviamente, ha facoltà di presentare ricorso contro tale sentenza all’ultimo grado di giustizia amministrativa, cioè il Consiglio di Stato.
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