Nelle carte depositate alla Procura di Roma e alla Corte dei Conti si contesta, tra le altre cose, anche la nomina di due dirigenti comunali, Stefano Vicalvi e Paolo Gaetano Giacomelli, scelti dal Campidoglio per guidare l’iter amministrativo dell’enorme progetto, nonostante titoli di studio ritenuti non adeguati alle funzioni di legge.
Inceneritore di Roma, la Corte dei Conti apre una seconda indagine
A firmare le tredici querele l’associazione Salute Ambiente Albano (Amadio Malizia) e Pavona per la Tutela della Salute (Adriana Salari), insieme al comitato UST – Uniti per la Salvaguardia del Territori (Ettore Ronconi, scomparso prematuramente).
Proprio una di queste querele ha portato la Corte dei Conti ad aprire una nuova indagine, visto che ce n’è già una in corso sulla compravendita del terreno acquistato da Ama e su cui dovrebbe sorgere l’impianto e sui indagano sia la Procura che la stessa Corte dei Conti.
Leggi anche gli articoli: La Procura indaga sull’inceneritore di Roma: nel mirino 3 tecnici di Lanuvio, Anzio e Albano – Inceneritore di Roma, indaga (anche) la Corte dei Conti: costo del terreno ‘gonfiato’ di 5 milioni
Gli esponenti locali nella loro querela, che abbiamo potuto consultare, parlano di una vicenda “gravissima” che mette in gioco non solo la correttezza amministrativa, ma anche la salute di centinaia di migliaia di cittadini dei Castelli Romani, di Ardea e di Pomezia.
Inceneritore di Roma: i dirigenti nominati da Gualtieri senza requisiti di legge?
Secondo la querela, Vicalvi – laureato in Economia – e Giacomelli – laureato in Statistica – non avrebbero i requisiti previsti dal Codice degli Appalti per svolgere i ruoli chiave di RUP (Responsabile Unico del Procedimento) e di Responsabile del Servizio.
Incarichi che, per legge, richiedono specializzazioni in ingegneria, architettura o altre materie tecnico-scientifiche, con iscrizione agli albi professionali.
Nonostante questo, i due sono stati posti alla guida del procedimento che deciderà la realizzazione del più imponente polo impiantistico mai costruito a Roma.
Un progetto da oltre 700 milioni di euro che prevede, oltre all’inceneritore, anche discariche dedicate alle scorie, impianti di biogas e sistemi di trattamento delle acque.
Le responsabilità politiche del comune di Roma
Nel mirino delle associazioni non finiscono solo i due dirigenti. Nella querela vengono citati anche il sindaco Roberto Gualtieri, nella doppia veste di primo cittadino e Commissario straordinario per il Giubileo 2025, e l’assessora al Ciclo dei Rifiuti Sabrina Alfonsi, accusati di aver avallato incarichi palesemente incongrui.
Gli attivisti contestano “un’evidente violazione del Codice degli Appalti e delle linee guida Anac”, sottolineando come l’operazione rischi di generare danno erariale e un “grave pregiudizio d’immagine” per Roma Capitale.
La Corte dei Conti, guidata dal viceprocuratore regionale Claudio Mori, sta già valutando l’impatto economico di scelte che potrebbero aver compromesso la regolarità dell’intero iter.
Le accuse penali sull’inceneritore di Roma
La denuncia non si limita al fronte amministrativo. Le associazioni parlano di possibili reati come abuso d’ufficio, esercizio abusivo di professione e concorso morale. A sostegno portano documenti, curricula e atti ufficiali che dimostrerebbero l’assenza di competenze specifiche dei dirigenti incaricati.
A rendere più incandescente il quadro c’è il richiamo a una precedente ferita mai rimarginata: i container del gassificatore progettato nel 2007 e mai montato, oggi abbandonati accanto alla discarica di Albano Laziale. Un simbolo, secondo i comitati, dello spreco e della gestione fallimentare dei rifiuti nel Lazio.
La voce dei territori
Il fronte della protesta è guidato dall’associazione Salute Ambiente e Pavona, che da anni denuncia i rischi ambientali e sanitari derivanti dalla discarica di Albano.
“Il nuovo polo industriale – sostengono – avrà un impatto devastante, a soli 700 metri dalle nostre case. Non è solo una questione di legittimità burocratica, ma di diritto alla salute”.
Al loro fianco anche UST – Uniti per la Salvaguardia del Territorio e i comitati locali di Albano, Ardea e Pomezia, che ricordano le interdittive antimafia pendenti sulla discarica e le analisi dell’Arpa Lazio che documentano l’inquinamento delle falde acquifere.
“La storia si ripete – accusano – con un progetto pensato per decenni, che rischia di trasformare l’area sud di Roma in un distretto permanente dei rifiuti”.
Si attendono i prossimi passi di Procura e Corte dei Conti
La palla ora passa alla magistratura. La Corte dei Conti calcolerà l’eventuale spreco di denaro pubblico, mentre la Procura di Roma valuterà i profili penali.
Le associazioni, dal canto loro, hanno già annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile, chiedendo il risarcimento per i danni materiali e morali subiti dai cittadini.
Sul tavolo resta un interrogativo che pesa come un macigno: perché un progetto di tale complessità, con ricadute economiche, sanitarie e ambientali enormi, è stato affidato a dirigenti privi dei requisiti tecnici previsti dalla legge?
Una domanda che rischia di travolgere non solo i funzionari, ma l’intera catena decisionale del Campidoglio, con un’inchiesta che si preannuncia lunga e dirompente.
L’ombra sui terreni di Roma-Santa Palomba
Quel prezzo faraonico senza giustificazione
Come se non bastasse, parallelamente è in corso un’altra inchiesta penale: quella sull’acquisto dei terreni destinati a ospitare il termovalorizzatore. La Guardia di Finanza ha acquisito circa un anno fa documenti negli uffici di Ama, la municipalizzata dei rifiuti di Roma, per verificare la correttezza della compravendita.
L’intera inchiesta nasce sempre dalle querele presentate da queste associazioni.
Il sospetto, nel caso di questa compravendita, riguarda la lievitazione del prezzo: da 475mila euro nel 2002 a circa 7,5 milioni nel 2022.
Una crescita di valore pari a quindici volte in vent’anni, che solleva l’ombra di possibili speculazioni immobiliari.
Al momento non ci sono indagati né ipotesi di reato, ma la Procura di Roma sta passando al setaccio i passaggi societari e le valutazioni tecniche che hanno portato Ama all’acquisto.
Anche in questo caso, a spingere per gli approfondimenti sono stati i comitati contrari all’impianto, convinti che l’intera operazione rappresenti l’ennesimo capitolo opaco nella gestione dei rifiuti capitolini.
Una vicenda che aggiunge nuove ombre a un progetto già segnato da troppe contraddizioni.
Leggi anche: Inceneritore di Roma, 30 giorni per decidere tutto: Comuni e cittadini possono dire la loro: ora o mai più!


























