La discarica dovrebbe presto sorgere a ridosso del quartiere di Pomezia denominato Roma 2, come rivelato il mese scorso dal nostro giornale.
Leggi anche: La nuova discarica di Roma, la “Malagrotta-bis” nascerà al confine con Pomezia
L’autorizzazione ambientale preliminare, concessa dalla Regione a guida Nicola Zingaretti nel 2020 e scaduta, è stata prorogata dalla Regione Lazio guidata attualmente dal presidente Francesco Rocca su richiesta del sindaco Roberto Gualtieri ad agosto scorso.
Ebbene, l’iter per l’autorizzazione della maxi discarica è già partito presso l’area Rifiuti della Regione Lazio, tra l’altro alla velocità della luce, visto che a settembre si sono già svolte due conferenze dei servizi, ossia due tavoli tecnici per autorizzare il progetto.
Gravi anomali procedurali: Pomezia esclusa
A squarciare il velo sul “segreto di Stato” è stato il consigliere comunale di Pomezia di opposizione, Giacomo Castro, capogruppo di Valore Civico. Castro, presente come uditore alla conferenza decisoria dello scorso 22 settembre, ha denunciato una serie di gravi anomalie procedurali.
Dal mancato invito ufficiale del Comune di Pomezia – nonostante l’impianto sorga a meno di 100 metri dal confine comunale – fino all’omessa verbalizzazione delle sue richieste di trasparenza.
Un’assenza che appare tanto più clamorosa considerando che Pomezia aveva già espresso due pareri negativi in sede di Valutazione di Impatto Ambientale.
Il procedimento autorizzativo – secondo Castro – non compare nell’elenco pubblico dei procedimenti in corso AIA e VIA, come invece previsto per le pratiche ambientali di rilievo.
Un’assenza che ha di fatto impedito ai cittadini e alle amministrazioni direttamente coinvolte (Pomezia e Albano) di conoscere in tempo reale lo stato della pratica.
Una scelta che stride – secondo Castro – con i principi di trasparenza e partecipazione e che si colloca dentro il solco segnato dai giudici del TAR del Lazio, che hanno chiesto espressamente alla Regione Lazio di dare seguito al rilascio delle autorizzazioni.
Strada aperta verso querele e ricorsi
Castro, nel suo documento ufficiale, racconta una conferenza dei servizi tutt’altro che neutrale. La responsabile del procedimento, la dottoressa Celano, avrebbe liquidato le osservazioni dei presenti come “inutili”, negando di fatto la funzione stessa del contraddittorio.
Non solo: al consigliere comunale di Pomezia sarebbe stata impedita la possibilità di far verbalizzare l’assenza del Comune di Pomezia, mentre nei confronti del rappresentante della società proponente sarebbero stati utilizzati toni confidenziali, con tanto di chiamate “per nome” da parte dei dirigenti regionali.
Dichiara Casto nel suo documento-denuncia:
“la RUP e il dirigente si sono rivolti al socio della società proponente chiamandolo più volte confidenzialmente per nome, a detrimento della necessaria
imparzialità richiesta all’amministrazione pubblica ovvero potenzialmente in contrasto con l’art. 97 della Costituzione, l’art. 6-bis della L. 241/1990 e il DPR 62/2013 (Codice di comportamento dei dipendenti pubblici)”

Un clima che getterebbe – secondo Castro – pesanti dubbi sull’imparzialità dell’amministrazione e che potrebbe comportare anche querele presso le Procure di Roma e Velletri e ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio.
A rendere la vicenda ancora più controversa ci sono i nomi dei proprietari dei terreni.
Come emerso da visure catastali e inchieste giornalistiche, l’area interessata risulta in gran parte di proprietà di Vaticano e Rai. Un dettaglio che aggiunge peso politico e simbolico all’operazione.
Vaticano e Rai dunque soci involontari di un progetto che promette di trasformare Pomezia in una nuova capitale dei rifiuti del Lazio.
Non solo “inerti”
Sulla carta la discarica dovrebbe accogliere soltanto rifiuti inerti. Ma la lista dei codici autorizzati va ben oltre.
Parliamo di ceneri leggere e pesanti da inceneritore, fanghi e materiali con potenziali profili di rischio.
Non una discarica neutra dunque, ma un impianto che si incastra perfettamente con il progetto del mega inceneritore di Santa Palomba, appena 3 chilometri più in là.
Il sospetto, per molti ormai certezza, è che l’impianto sia parte di un disegno complessivo che vede Pomezia e Albano come poli nevralgici del nuovo ciclo dei rifiuti della Capitale.
Leggi anche: La nuova discarica di Roma non è “solo inerti”: cosa c’è nelle carte dell’asse Rocca-Gualtieri
Case e scuola a meno di 500 metri, cittadini senza voce
Il quartiere Roma 2 di Pomezia dista appena 500 metri dall’area prescelta. Abitazioni, scuole e famiglie si troverebbero dunque a convivere con un impianto altamente impattante.

Eppure, il Comune di Pomezia non è stato formalmente coinvolto nell’iter.
Un vulnus democratico che priva la cittadinanza della possibilità di esprimere un parere su un progetto che ne condizionerà la vita quotidiana.
Da Albano, intanto, si riaccende l’incubo di una nuova discarica, dopo anni di battaglie per la chiusura di quella storica di Roncigliano.
Una partita che vale più dei rifiuti
Dietro la discarica non c’è solo la gestione tecnica degli scarti. C’è un pezzo di futuro del Lazio, e forse anche del Paese.
L’operazione intreccia interessi politici trasversali, esigenze commissariali legate al Giubileo e appetiti economici di rilievo.
Nel mezzo, un territorio che rischia di pagare un prezzo altissimo, con ricadute ambientali e sanitarie ancora tutte da valutare. La Regione Lazio, spinta dalle richieste del TAR, ha scelto di forzare la mano, ma il braccio di ferro con i cittadini e le amministrazioni locali è appena cominciato.
Leggi anche: Torvaianica, bonifica straordinaria di barche-relitto e rifiuti ingombranti in due spiagge libere
























