A rivelarlo è il primo rapporto “La criminalità del Lazio”, presentato dal presidente dell’Osservatorio tecnico-scientifico per la Sicurezza, la legalità e la lotta alla corruzione, Serafino Liberati, alla presenza della vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli e della presidente della commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo.
Secondo l’indagine, nel 2023 i reati denunciati sono stati 303.100, pari a 18.296 ogni 100 mila abitanti. Un dato in forte crescita rispetto al 2019, quando i reati erano 265.026 (16.470 per 100 mila abitanti), con un incremento complessivo del 14,37% in quattro anni.
Terminato l’effetto delle restrizioni pandemiche, il volume delle denunce non solo è tornato ai livelli pre-Covid, ma li ha addirittura superati.
Latina e il peso delle infiltrazioni mafiose
Il rapporto dedica un focus importante alle province, dove emergono dinamiche differenti.
Latina registra un’incidenza della criminalità pari al 31,65% rispetto al totale provinciale, un dato che conferma la vulnerabilità del territorio pontino, in particolare nell’area del sud della provincia. Qui restano forti le pressioni della camorra casertana e napoletana, soprattutto nel narcotraffico.
Allo stesso tempo, si rileva un processo di “autonomizzazione” di gruppi criminali locali, che sempre più spesso gestiscono direttamente le piazze di spaccio e le attività illecite, senza dipendere dalle grandi organizzazioni.
La presenza di clan autoctoni, già segnalata negli anni passati, si intreccia con infiltrazioni esterne di gruppi campani, calabresi e siciliani, delineando un quadro complesso e radicato.
Latina, insieme a Frosinone e Viterbo, si conferma così una delle province più esposte alla pressione mafiosa, con riflessi significativi sul tessuto economico e sociale.
Roma capitale del crimine
La fotografia più impressionante riguarda però Roma, che da sola concentra l’80,2% dei reati provinciali e rimane al centro di un enorme mercato illecito legato alla droga.
Nella Capitale operano circa 23-25 piazze di spaccio che muovono un giro d’affari di 50 milioni di euro l’anno. Si tratta di un business che coinvolge centinaia di persone, tra spacciatori e sentinelle, con introiti quotidiani che possono oscillare tra i 30 e i 70 mila euro.
Le organizzazioni criminali più radicate restano le cosche della ‘ndrangheta, particolarmente attive nell’area metropolitana e capaci di infiltrarsi anche nel tessuto economico e in alcuni settori della pubblica amministrazione.
Più defilata, ma presente, l’azione della mafia siciliana, mentre la camorra mantiene un ruolo di primo piano soprattutto nel narcotraffico, in collaborazione o in competizione con i gruppi locali.
Nuove minacce: gang giovanili e gruppi stranieri
Lunedì 18 maggio la concessionaria Icar a Latina si accende con la CUPRA Night
Accanto alle mafie tradizionali, cresce anche la criminalità giovanile, con una diffusione sempre più marcata di gang minorili e un aumento del consumo di sostanze psicoattive.
A Rieti, seppur con livelli di criminalità più contenuti, è stata documentata la presenza di un gruppo organizzato nigeriano, attivo nello spaccio di eroina, marijuana e cocaina, con collegamenti diretti con la Capitale.
Le reazioni delle istituzioni
«La lotta alla criminalità organizzata si fa tutti insieme, ciascuno deve fare la sua parte. È una responsabilità collettiva», ha dichiarato la vicepresidente della Regione, Roberta Angelilli, sottolineando la necessità di basarsi su dati concreti per pianificare strategie di contrasto.
La presidente della commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, ha invece evidenziato la centralità della Capitale nello scenario criminale italiano: «Roma è una delle città che mi preoccupa di più, perché qui si incrociano tutte le criminalità organizzate. Non abbiamo ancora evidenza di tavoli, ma ci sono accordi e spartizioni di piazze».
Il progetto Socrates: l’IA contro il crimine
Durante la presentazione è stato illustrato anche “Socrates”, un progetto sperimentale che utilizza l’intelligenza artificiale per analizzare le dinamiche criminali e individuare fattori di disagio sociale ed economico alla base dei reati. L’iniziativa, frutto della collaborazione con Nttdata e la tech company Minecrime, punta a fornire strumenti innovativi per la prevenzione e la comprensione del fenomeno.
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