Dopo la sentenza pubblicata dal TAR del Lazio il giorno prima di Ferragosto che aveva dato ragione al Comune di Pomezia, confermando la legittimità dell’annullamento dell’aggiudicazione, ecco che a fine estate si è aperto un nuovo capitolo della saga giudiziaria.
Il 19 agosto scorso – ma la notizia è trapelata solo ora, a inizio ottobre – l’amministrazione comunale di Pomezia ha deliberato di affidare la propria difesa a tre pesi massimi del foro: gli avvocati Antonio Aquino, Damiano Carletti e Francesco Gaetano Scoca. Obiettivo: resistere a un nuovo ricorso presentato dalla società Teknoservice, che non ha alcuna intenzione di abbandonare la partita.
Appalto rifiuti di Pomezia, una storia travagliata
La vicenda è nota: il bando, avviato nel 2021 sotto la giunta Zuccalà, prevedeva un affidamento da otto anni per la gestione totale dei rifiuti urbani e delle spiagge.
Dopo un balletto di esclusioni e riammissioni, la gara si era chiusa con l’aggiudicazione a Teknoservice. Ma il contratto non fu mai firmato. Motivo: lo scontro sul Piano Economico Finanziario e le condizioni economiche ritenute dal Comune di Pomezia inaccettabili.
Ad agosto, il Tribunale amministrativo aveva respinto il primo ricorso dell’azienda, confermando che la lex specialis – le regole del bando – non potevano essere alterate. Una vittoria per la sindaca Veronica Felici, che sembrava aver messo al sicuro l’operato dell’amministrazione. Ma la tregua è durata lo spazio di un’estate.
Il Comune di Pomezia si blinda con tre avvocati
Con la determina dirigenziale n. 985 del 19 agosto, firmata dal dirigente Giovanni Ugguccioni, il Comune di Pomezia ha deciso di blindarsi.
Per difendere l’ente davanti al TAR del Lazio, Sezione II bis, sono stati incaricati tre legali di esperienza consolidata. Non un affidamento qualsiasi, ma un mandato congiunto, per una spesa complessiva che supera i 108 mila euro.
Un impegno economico non indifferente, giustificato però dalla “complessità del procedimento” e dall’urgenza di evitare nuovi ribaltoni sul fronte giudiziario.
Teknoservice, infatti, ha impugnato sia la determinazione n. 42/2025 che la successiva n. 168/2025, con motivi aggiunti. Un attacco mirato a scardinare le scelte dell’amministrazione pometina.
Le vere vittime, i cittadini
Il rischio è che, mentre Comune e azienda si affrontano a colpi di carte bollate, la questione rimanga sospesa in un limbo, con ripercussioni sui conti pubblici e sulla qualità dei servizi. Un silenzio che pesa come un macigno sulla trasparenza dell’intera operazione.
Dietro le quinte, resta intatta la tensione politica. L’appalto da 74 milioni non è solo una questione amministrativa: è il cuore pulsante della gestione urbana di Pomezia. Ogni decisione, ogni rinvio, ogni ricorso incide direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini, tra raccolta differenziata, decoro urbano e pulizia delle spiagge.
L’impressione è che la “sentenza storica” di Ferragosto abbia rappresentato solo una tappa intermedia.
Teknoservice, pur condannata alle spese processuali nel primo round, non si arrende. Il Comune di Pomezia, dal canto suo, è costretto a spendere nuove risorse per difendersi. Un braccio di ferro che sembra lontano dalla conclusione e che, inevitabilmente, rischia di ricadere sui contribuenti.
Sono i cittadini di Pomezia, infatti, a rischiare di dover subire le ricadute di un servizio rifiuti trascurato oppure di dover pesantemente pagare di tasca propria un eventuale sconfitta in Tribunale dell’ente amministrativo.
Futuro incerto
C’è poi un dettaglio che non può passare inosservato: la determina comunale è stata adottata il 19 agosto, ma resa pubblica solo a distanza di molte settimane. Perché?
La domanda resta senza risposta. Un ritardo che alimenta interrogativi sulla gestione della comunicazione istituzionale e che fa emergere, ancora una volta, l’opacità di una vicenda già segnata da contraddizioni e colpi di scena.
Intanto, il servizio continua a essere garantito in regime transitorio dall’azienda uscente. Ma per quanto ancora?
Se i giudici dovessero dare ragione a Teknoservice, lo scenario cambierebbe radicalmente. Se invece il Comune di Pomezia dovesse vincere di nuovo, resterebbe comunque da sciogliere il nodo delle compensazioni territoriali e, soprattutto, bisognerebbe avviare una nuova gara.
Quello che appare certo è che Pomezia, oggi, si trova intrappolata in una contesa senza fine, dove il confine tra diritto e politica si fa sempre più sottile. Una guerra di carte bollate che rischia di trasformarsi in un pantano amministrativo, con conseguenze pesanti per la città.























