L’abitazione, realizzata più di settant’anni fa, torna oggi al centro di un contenzioso che mette in discussione la sua stessa esistenza.
L’amministrazione comunale di Pomezia, guidata dal sindaco Veronica Felici, ha chiesto nei giorni scorsi un maxi indennizzo per l’occupazione abusiva del demanio marittimo, mentre gli eredi di chi la costruì difendono il diritto di mantenere un bene di famiglia.
Il caso, ormai ‘storico’, è approdato nuovamente davanti ai giudici del Tribunale civile di Velletri, su richiesta degli eredi del de cuius, con costituzione in giudizio risalente a fine settembre.
La non-sentenza del 2011
La vicenda non è nuova. Già nel 2011, il TAR del Lazio era stato chiamato a esprimersi sull’ordinanza di demolizione firmata dal Comune di Pomezia. Allora, i giudici dichiararono inammissibile il ricorso, rinviando la questione al giudice ordinario.
Una decisione che lasciò irrisolto il cuore del problema: la natura del terreno su cui sorge l’abitazione. Demanio marittimo, e quindi inalienabile, oppure proprietà privata trasmessa da generazioni?
Da allora, la ferita è rimasta aperta, pronta a riemergere con la forza di una questione irrisolta.
L’incarico al legale del Comune di Pomezia
Oggi, come ieri, il Comune di Pomezia non arretra. Con un atto dirigenziale dello scorso 24 settembre, è stato affidato l’incarico a un avvocato esterno per difendere l’ente in giudizio.
Una scelta dal valore simbolico oltre che pratico: l’amministrazione vuole blindare la propria posizione e dare un segnale chiaro. Per la difesa, sono stati stanziati 2.530 euro, cifra che certifica la volontà di proseguire la battaglia legale senza esitazioni.
La resistenza degli eredi
Sul fronte opposto, la famiglia che abita e difende la casa di via Pechino rivendica la legittimità di un immobile ereditato e tramandato.
La loro tesi è semplice: quella non è occupazione abusiva, ma proprietà privata.
Un argomento che affonda le radici in un tempo in cui i confini tra demanio e terreni privati non erano mai stati tracciati con precisione. Da qui, la richiesta di annullare l’indennizzo e di riconoscere un diritto consolidato nel tempo.
Spiaggia o proprietà privata?
La spiaggia è un bene pubblico che non può essere occupato e/o usucapito, per nessuna ragione.
Il nodo, quindi, resta sempre lo stesso: stabilire se la casa sorga effettivamente sul demanio marittimo.
È un confine sottile, più simbolico che fisico, che separa due visioni opposte: da un lato la difesa del bene pubblico, dall’altro la memoria familiare legata a un’abitazione costruita negli anni Cinquanta.
Nel 2011, il TAR aveva chiarito che solo il giudice civile può sciogliere questo nodo, accertando la natura del bene. Oggi, il Tribunale di Velletri dovrà scrivere un nuovo capitolo.
Un caso emblematico per il litorale
Questa vicenda non riguarda solo una casa a Torvaianica. È un emblema di ciò che accade da decenni lungo il litorale laziale: ville, ristoranti e stabilimenti costruiti a ridosso della battigia finiscono periodicamente al centro di contenziosi tra privati e istituzioni.
La casa di via Pechino diventa così il simbolo di una sfida più ampia: quanto è davvero protetto il demanio marittimo e quanto, invece, è stato già consegnato alle mani dei privati?
Il peso sociale e politico
Oltre alla carta bollata, questa storia tocca corde profonde. In gioco non c’è solo una perizia catastale o una planimetria, ma la convivenza tra diritto privato e interesse pubblico.
Torvaianica, come molte altre località di mare, porta addosso il segno della speculazione edilizia e della gestione spesso incerta delle sue spiagge.
Ogni decisione giudiziaria rischia di fare scuola: o si riafferma il principio dell’inalienabilità del demanio, oppure si apre uno spiraglio a rivendicazioni che potrebbero moltiplicarsi.
Una guerra senza fine?
Il processo di Velletri potrebbe segnare una svolta, ma il rischio è che si tratti solo dell’ennesimo capitolo di una saga infinita.
Se il Comune di Pomezia avrà ragione, la famiglia dovrà affrontare un salasso economico e, forse, la perdita definitiva della casa.
Se invece i giudici daranno torto all’amministrazione, resterà l’immagine di un Comune incapace di tutelare il proprio litorale.
Nel frattempo, la piccola abitazione di via Pechino continua a resistere, sospesa tra mare e terra, simbolo di una battaglia che da decenni non conosce pace.
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