A Pomezia il progetto della Noovle S.p.A. torna a far discutere e accende un dibattito che intreccia sicurezza pubblica, ambiente e politica.
Si tratta di un deposito incastrato in una zona ad altissima concentrazione di industrie, attività commerciali e a un passo dalla 148 Pontina.
Dal nulla al raddoppio del deposito di oli
Era febbraio quando la Regione Lazio pubblicava il primo avviso: un deposito di oli minerali da 60 metri cubi, da costruire al km 29+100 della via Pontina.
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Oggi, a ottobre, la capienza richiesta è quasi raddoppiata, raggiungendo i 107 metri cubi.
Non si tratta di un refuso tecnico: è la realtà di un progetto che cresce molto in pochi mesi, senza che nel frattempo siano stati davvero chiariti i dubbi sulla sicurezza, i rischi ambientali e l’impatto per i residenti.
Solo trenta giorni per i cittadini
Il Comune di Pomezia ha affisso l’avviso all’Albo Pretorio: i cittadini hanno 30 giorni di tempo, fino al 31 ottobre, per presentare osservazioni o opposizioni.
Un tempo troppo ristretto, soprattutto se si considera la complessità del progetto e la difficoltà per comitati e associazioni di analizzare i documenti tecnici.
La Regione Lazio, tramite la Direzione Ambiente e Ciclo dei Rifiuti, dovrà poi esprimersi definitivamente. Ma intanto la voce dei cittadini rischia di perdersi tra faldoni e protocolli.
Una società potente, un territorio fragile
La richiesta arriva da Noovle S.p.A., colosso del settore digitale con sede a Milano, parte dell’universo Telecom-TIM. Un nome che evoca tecnologia e innovazione, ma che oggi si trova al centro di una vicenda che riguarda tutt’altro: un deposito di oli altamente infiammabili, a due passi da un’arteria percorsa ogni giorno da migliaia di auto e camion.
Un’infrastruttura che preoccupa chi vive nei dintorni e chi conosce la fragilità di un territorio già segnato da impianti industriali e criticità ambientali.
A febbraio la comunità locale aveva sollevato dubbi e perplessità. Allora, però, la capacità del deposito sembrava più contenuta.
Oggi, con i volumi raddoppiati, le domande aumentano: perché tanta fretta? Perché tornare a chiedere, a distanza di soli sette mesi, un ampliamento così consistente?
La Pontina, zona ad alto rischio
Le carte parlano chiaro: l’istanza è stata depositata ad agosto, l’istruttoria avviata a fine settembre.
Le associazioni ambientaliste chiedono valutazioni più approfondite sugli impatti, mentre i residenti temono conseguenze sulla salute e sulla sicurezza. Non si tratta di allarmismo: oli minerali e infiammabilità sono due parole che, accostate, non lasciano spazio a leggerezze.
Chi conosce la Pontina sa che non è una strada qualunque: è una delle arterie più trafficate del Lazio, teatro di incidenti frequenti e infrastrutturalmente fragile.
A pochi metri dal punto indicato per l’impianto si trovano distributori di carburante e attività produttive. Aggiungere un deposito di oltre 100 metri cubi di oli minerali significa introdurre un potenziale pericolo in un’area già a rischio.
Non servono studi accademici per capirlo: basta osservare la realtà quotidiana.
Una democrazia sospesa
La legge prevede la possibilità per i cittadini di presentare osservazioni. Ma quanti riusciranno a leggere, capire e contestare in tempo i documenti tecnici messi a disposizione negli uffici regionali?
Il rischio è che la partecipazione si riduca a un esercizio formale, utile solo a spuntare una casella burocratica.
Scarica il documento della Regione Lazio su Pomezia
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