Ora, a distanza di mesi, il dibattimento entra nel vivo e davanti ai giudici del Tribunale di Latina stanno sfilando i primi testimoni chiave.
Nella seduta del 3 settembre ha preso la parola una funzionaria della DIA, Direzione Investigativa Antimafia, chiamata a illustrare la genesi e gli sviluppi dell’indagine.
La testimone ha seguito in particolare il troncone romano dell’inchiesta, ma ha contribuito anche alla stesura delle due corpose informative — una redatta nel 2020 e l’altra nel 2021 — che costituiscono l’ossatura del procedimento.
Le venti intercettazioni già trascritte
La funzionaria ha illustrato circa venti intercettazioni già trascritte, consentendo così al Pubblico Ministero della DIA Alessandro Picchi di condurre l’esame diretto e aprendo la strada al controesame di un agguerrito collegio difensivo composto da ben quattordici avvocati.
Secondo quanto ricostruito, le indagini presero avvio nel 2018 con l’attenzione rivolta alla famiglia Gangemi, imprenditori che secondo gli investigatori sarebbero legati alle cosche calabresi dei De Stefano e degli Araniti.
L’ingresso in scena di Patrizio Forniti, narcotrafficante considerato vicino ai Gangemi, spinse la DIA a coinvolgere i Carabinieri di Aprilia, vista la delicatezza del contesto locale. Da qui emerse un reticolo criminale che, dagli interessi imprenditoriali, arrivava a intrecciarsi con la politica cittadina.
Contatti con la mafia di Roma
Gli investigatori notarono i contatti dei Gangemi con il clan Senese, il gruppo camorristico più potente nella Capitale.
In più, nella società “Spazio Food Uno”, di proprietà dei Gangemi, lavorava proprio Forniti insieme a Pasquale Lombardi, ritenuto la “copia” del figlio di Enrico Nicoletti, il cassiere della Banda della Magliana. Un intreccio che secondo gli inquirenti disegna il collegamento tra la malavita storica romana e il nuovo potere criminale apriliano.
A far emergere con forza la pericolosità del gruppo fu anche l’attività della “New Royal Trade”, la società di logistica dei Gangemi attiva tra Milano, Aprilia e Reggio Calabria, dove entrava in contatto con la cosca dei Mordà.
La Dia ha ricordato inoltre l’episodio dell’arresto dei fratelli Gangemi insieme a Forniti e Mirko Morgani, accusati di estorsione a due imprenditori tra Pomezia e Torvajanica.

Proprio su quel procedimento si era innestata la pressione politica: l’allora vicesindaco Lanfranco Principi — oggi imputato — fu accusato di manovrare per evitare che il Comune di Aprilia si costituisse parte civile.
Alla fine, solo dopo forti pressioni mediatiche, l’amministrazione guidata dal sindaco Antonio Terra decise di costituirsi.
Prossime testimonianze, tocca ai pentiti
Le intercettazioni acquisite rivelano inoltre come altri imprenditori fossero rimasti schiacciati dall’influenza del gruppo.
L’ex dirigente del Latina Calcio, Davide Lemma, minacciato dal clan Travali, si rivolse a Sergio Gangemi che lo mise in contatto con Forniti.
Da quell’incontro nacque un accordo: stop alle intimidazioni, in cambio dell’ingresso di Forniti come fornitore di stupefacenti per il clan di origine rom Travali/Di Silvio.
A raccontare questi episodi furono i collaboratori di giustizia Agostino Riccardo e Renato Pugliese, che insieme a Lemma deporranno nella prossima udienza fissata per il 21 ottobre.
Il ruolo di Gangemi
L’udienza del 3 settembre ha restituito anche frammenti di vita privata: la moglie di Forniti avrebbe minacciato di chiedere il divorzio proprio a causa della vicinanza del marito ai Gangemi, giudicata troppo rischiosa.
Ma al centro resta sempre Sergio Gangemi, imprenditore calabrese di 51 anni, trapiantato tra Roma, Latina e Aprilia. Figura già colpita da sequestri e confische, capace secondo gli investigatori di mantenere enormi disponibilità economiche nonostante arresti e misure giudiziarie.
Gangemi, pur originariamente coinvolto, non siede tra gli imputati di Latina: ha scelto il rito abbreviato che si celebrerà a Roma nelle prossime settimane.
Il sindaco Principi e le nuove intercettazioni
Gli inquirenti hanno passato al setaccio gli indagati con intercettazioni ambientali, telefoniche e con l’uso del trojan inoculato nel telefono dell’allora vicesindaco Lanfranco Principi, poi eletto sindaco nel 2023.
In una delle conversazioni emerse in aula, Principi parla di un ristorante su cui Gangemi aveva messo gli occhi e del licenziamento di due dipendenti che, dopo una discussione con l’imprenditore calabrese, avrebbero accettato di lasciare il posto.
Altre intercettazioni richiamate riguardano i dialoghi tra Luca De Luca e Marco Antolini, quest’ultimo indicato come vertice del gruppo Forniti insieme a Ivan Casentini. I due parlavano delle difficoltà a mantenere economicamente le famiglie dei detenuti.
Le difese hanno contestato l’uso di queste registrazioni poiché molte non erano ancora trascritte, ma il Tribunale ha ritenuto di procedere ugualmente con il controesame, rimandando la discussione integrale a quando tutti i materiali saranno disponibili, fra circa tre mesi.
Le prossime udienze
Dopo un’udienza durata tre ore, il collegio giudicante ha fissato altre due date, oltre al 21 ottobre: il 7 novembre e il 5 dicembre, quando sarà ascoltato il colonnello dei Carabinieri che ha curato le informative su Aprilia.
Una città da quasi 80mila abitanti che, nelle carte dell’indagine, appare non più come il feudo dei clan calabresi Alvaro, ma come la base del narcotrafficante Forniti e della sua rete di relazioni tra criminalità e impresa.
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