Con una sentenza che lascia poco spazio all’immaginazione, il Tar del Lazio ha condannato il Comune di Ciampino al pagamento delle spese legali per 2.000 euro, riconoscendo la fondatezza delle ragioni del consigliere Mauro Del Tutto, del Movimento 5 Stelle.
Il mini-parlamentare ha accusato l’Amministrazione Colella di averlo convocato in ritardo, per un Consiglio comunale straordinario, non rispettando il termine di legge dei tre giorni di anticipo.
La vicenda ruota attorno a una seduta straordinaria del Consiglio comunale convocata l’11 settembre 2025. Secondo il consigliere, la convocazione era irregolare: non rispettava i termini minimi previsti dallo Statuto comunale, che impone almeno tre giorni liberi tra la notifica e la data dell’adunanza. Una regola semplice, ma fondamentale per garantire la trasparenza e la piena partecipazione dei rappresentanti eletti.
Il ricorso del consigliere e la difesa del Comune
Il ricorso del Consigliere chiedeva l’annullamento della convocazione e di tutte le delibere approvate durante quella seduta.
Del Tutto aveva chiesto il rinvio della riunione, ma la sua richiesta era stata ignorata. Di conseguenza, non aveva partecipato all’adunanza, ritenendo leso il proprio diritto di esercitare con consapevolezza il mandato elettivo.
Il Comune di Ciampino ha replicato che la questione era ormai superata: il 15 ottobre, infatti, era stata convocata una nuova seduta regolare del Consiglio comunale, in cui tutte le delibere dell’11 settembre erano state riconvalidate. Per questo – sosteneva il Comune – il ricorso doveva considerarsi privo di interesse.
Il TAR: “Convocazioni frettolose ledono i diritti dei consiglieri”
Nella sua decisione, la giudice Vincenza Caldarola ha ricostruito la vicenda e chiarito un principio di diritto di forte impatto per la vita democratica locale: il termine di tre giorni previsto per la convocazione delle sedute è un termine libero, che non può comprendere né il giorno in cui parte la convocazione né quello della seduta stessa.
Ciò significa che se, ad esempio, l’avviso è inviato l’8 settembre, la riunione non può svolgersi prima del 12. Nel caso di Ciampino, la convocazione dell’8 settembre per la seduta dell’11 aveva dunque violato la norma.
Il TAR ha ricordato che queste regole non sono meri formalismi: servono a garantire che i consiglieri possano esaminare la documentazione e partecipare in modo informato alle decisioni del Consiglio, evitando che la maggioranza imponga scelte senza confronto.
Improcedibile ma non inutile: la lezione del TAR
Pur riconoscendo che, con la successiva seduta del 15 ottobre, l’Amministrazione aveva “sanato” le delibere, il Tribunale ha distinto tra cessazione della materia del contendere e improcedibilità per sopravvenuta carenza d’interesse.
La prima si verifica quando l’Amministrazione soddisfa pienamente le richieste del ricorrente. Nel caso di Ciampino, invece, la nuova convocazione non ha accolto la pretesa di annullare gli atti originari: li ha semplicemente riconvalidati.
Di conseguenza, la giudice ha dichiarato il ricorso improcedibile, ma ha riconosciuto la validità delle ragioni di Del Tutto.
Ed è proprio per questo che il TAR ha condannato il Comune al pagamento delle spese processuali: una “soccombenza virtuale”, in cui chi ha torto giuridico paga, anche se la causa viene chiusa per motivi procedurali.
Un richiamo alla buona amministrazione
Nelle motivazioni, la sentenza sottolinea un principio di pubblica utilità che riguarda ogni ente locale. Il rispetto dei termini e delle forme non è un cavillo, ma una garanzia democratica.
Come ricordato anche dal Consiglio di Stato in precedenti decisioni, “il consigliere comunale deve essere messo nelle condizioni di svolgere con pienezza di funzioni il proprio ruolo elettivo”.
Convocare le sedute con troppo poco preavviso – ammonisce il TAR – significa limitare la possibilità di esaminare gli atti. Ostacolando il dibattito e compromettendo la legittimità delle decisioni. È un messaggio chiaro. La trasparenza amministrativa comincia dal rispetto dei tempi.
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