La decisione, formalizzata con determinazione del 3 novembre 2025, arriva dopo mesi di verifiche, segnalazioni e mancati riscontri da parte dell’azienda.
La revoca riguarda un’autorizzazione modificata nel 2021, che doveva consentire all’azienda di gestire emissioni in atmosfera, recupero di rifiuti non pericolosi e scarichi idrici. Ma l’impianto modificato, a distanza di oltre quattro anni, non sarebbe mai entrato in funzione.
Scrive infatti Città Metropolitana:
l’impianto, nonostante il rilascio dell’Autorizzazione Unica Ambientale sia avvenuto in data 15/03/2021, non è stato ancora messo in esercizio e la Società anche in ragione della comunicazione trasmessa il 26/09/2025 non ha riscontrato né motivato il mancato avvio dell’impianto
Si tratta di un impianto per la gestione di rifiuti non pericolosi (scarti metallici e alluminio) e la produzione mediante forno fusorio di lingotti di alluminio trasportabile, per una capacità produttiva di 20 tonnellate/giorno.
Un iter lungo undici anni: dal via libera a stop definitivo
La storia di Areal Srl inizia nel 2014, quando la società ottiene una prima autorizzazione per la fonderia di alluminio. Nel 2020 presenta un’istanza di modifica, chiedendo aggiornamenti alla normativa sulle emissioni e sul trattamento delle acque reflue.
Nel marzo 2021, la Città Metropolitana rilascia la nuova AUA, revocando la precedente e stabilendo precise prescrizioni operative: entro 600 giorni l’impianto avrebbe dovuto essere avviato e, contestualmente, l’azienda avrebbe dovuto eseguire controlli annuali sulle emissioni inquinanti.
Tuttavia, tra proroghe e richieste di chiarimento, le scadenze sono scivolate nel vuoto. Nel 2023 l’Amministrazione concede ancora tempo per mettersi in regola, ma nel 2025 — dopo un ulteriore sollecito rimasto senza risposta — la pazienza finisce.
Prescrizioni ignorate: emissioni mai misurate e impianto inattivo
Due sono i punti chiave che hanno spinto la revoca.
La Prescrizione B11A, che imponeva la comunicazione della data di messa in esercizio e l’avvio effettivo dell’impianto entro i termini e la Prescrizione B8, che obbligava la società a effettuare misurazioni annuali delle emissioni e a inviare i relativi certificati ad ARPA Lazio e alla Città Metropolitana.
Né una né l’altra prescrizione sono state rispettate.
Nessuna prova dell’avvio, nessuna analisi sulle emissioni. Un comportamento che, secondo il provvedimento, “potrebbe comportare situazioni di pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente”. In pratica, un impianto potenzialmente inquinante, mai attivato ufficialmente e mai controllato secondo legge.
Revoca “per tutela dell’ambiente e della salute pubblica”
La decisione della Città Metropolitana è pesante, ma motivata da un principio di precauzione ambientale. Ai sensi del Decreto Legislativo 152/2006, la mancata osservanza delle prescrizioni tecniche e di sicurezza costituisce motivo di revoca immediata dell’autorizzazione.
Di fronte al silenzio dell’azienda — che non ha risposto nemmeno all’avvio del procedimento di revoca notificato a settembre — l’Amministrazione ha deciso di agire d’ufficio, revocando in modo definitivo l’autorizzazione del 2021.
Il provvedimento è stato trasmesso al SUAP di Pomezia, che dovrà ora notificarlo formalmente alla società.
Un segnale di rigore nella gestione ambientale
La revoca dell’AUA non è solo un atto amministrativo: è un segnale politico e istituzionale forte. Dopo anni in cui la gestione delle autorizzazioni ambientali ha suscitato critiche per lentezze e carenze nei controlli, la Città Metropolitana punta su una linea di rigore e trasparenza.
Il provvedimento sottolinea l’importanza del rispetto puntuale delle norme ambientali, anche per le piccole e medie imprese. Non basta ottenere l’autorizzazione: è necessario dimostrare di operare nel rispetto delle prescrizioni tecniche e delle verifiche periodiche.
La mancata attivazione di un impianto come quello di Areal, unita all’assenza di dati sulle emissioni, rappresenta un vuoto di controllo ambientale che l’Amministrazione non ha voluto tollerare.
Resta attivo l’impianto di via di Pavona n. 126, tra Albano e Roma
Mentre l’impianto di Pomezia viene definitivamente fermato, resta invece attiva e operativa la sede legale e produttiva di Areal S.r.l. in via della Stazione di Pavona 126, al confine tra Albano Laziale e Roma.

Qui la società prosegue le proprie attività nel settore del trattamento e recupero di metalli, alluminio e rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE).
La decisione di revoca, dunque, non incide sulle attività di Pavona. Un aspetto cruciale per evitare allarmismi e chiarire che la misura adottata dalla Città Metropolitana riguarda esclusivamente l’insediamento di via Messico a Pomezia, non l’intero gruppo industriale.
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