Con un atto notificato il 6 novembre 2025, è stata revocata la sospensione dei lavori: semaforo verde “con effetto immediato”, a condizione che le operazioni rispettino il Piano di Gestione ed Assestamento Forestale (P.G.A.F.) e la normativa in vigore.
Non è un ritorno alla normalità, ma un rientro sotto osservazione. E rimette al centro la domanda cruciale: chi controllerà, da oggi, che l’intervento non degeneri in un semplice prelievo accelerato di legname?
E sono gli stessi cittadini, delusi da alcuni avvenimenti del recente passato, a porsi come sentinelle del rispetto per i loro boschi.
Dallo stop urgente alla ripartenza condizionata
La sequenza degli eventi è scandita da date precise:
3 settembre: il Parco dei Castelli Romani impone lo stop per irregolarità nel cantiere forestale;
10 settembre: arriva la sospensione ufficiale delle attività;
30 settembre: il direttore tecnico del cantiere presenta richiesta di revoca, attestando lo sgombero dei residui legnosi e il pagamento della sanzione amministrativa di inizio mese;
28 ottobre: il Parco prende atto dell’avvenuto rispetto delle condizioni e archivia il procedimento;
6 novembre: arriva la revoca della sospensione. La ripartenza è condizionata al Piano forestale.
Cosa non funzionava nel bosco
I controlli del Parco dei Castelli Romani che avevano portato alla sospensione avevano rilevato ramaglie e residui di taglio abbandonati nel sottobosco, in violazione delle norme di prevenzione incendi e di tutela ambientale.
Nelle aree dei Castelli Romani in cui c’è un clima primaverile, il materiale secco accumulato diventa innesco naturale. Un incendio qui non è solo un rischio ecologico: è un pericolo pubblico, anche per le abitazioni sparse e le aree escursionistiche molto frequentate. La sospensione, dunque, non era una complicazione burocratica, ma una misura di protezione collettiva. Ora si riparte: ma non come prima.
L’atto di revoca chiarisce che la ripresa delle attività è subordinata al pieno rispetto:
- del Piano Forestale Comunale;
- della normativa regionale e ambientale vigente;
- delle prescrizioni impartite dagli organi di controllo.
In pratica, il cantiere può lavorare solo in condizioni di ordine e vigilanza continua: residui rimossi, piazzole ripristinate, mezzi parcheggiati fuori dall’area boschiva a fine giornata, matricine lasciate in piedi per consentire la ricrescita naturale.
Il contesto: un parco sotto pressione
Sarebbe sbagliato isolare il caso Barbarossa dal resto della mappa forestale dei Castelli Romani.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a 14 ettari autorizzati con silenzio-assenso alla Molara, a 14 ettari di taglio privato ai Pratoni del Vivaro, a lotti di legname comunale all’asta in zone storiche come Monte Cavo e Maschio delle Faete.
Eppure, il quadro generale mostra versanti che ciclicamente vengono spogliati, con tempi di ricrescita lunghi e fragilità del suolo in aumento. In assenza di monitoraggi costanti sul campo, la “sostenibilità” resta un’etichetta, non una garanzia.
I cittadini diventano “Vigilanza attiva”
La tutela ambientale non si misura solo in moduli e protocolli. Si misura in: foto geolocalizzate dei residenti appassionati di verde, segnalazioni di piste di esbosco allargate, controlli su ramaglie non rimosse, verifiche sullo stato del suolo dopo i passaggi dei mezzi.
La comunità locale non è spettatrice, ma sentinella del territorio. Chi vive il bosco lo conosce meglio situazioni e pericoli di qualsiasi ufficio.
L’atto di revoca precisa che è possibile ricorrere al TAR entro 60 giorni o, in alternativa, presentare ricorso straordinario entro 120 giorni. Non è un invito al contenzioso, ma un promemoria di democrazia amministrativa: quando un territorio è fragile, il controllo non è disturbo, è parte della cura.
La ripartenza è una prova, non un ‘libera tutti’
La riattivazione del cantiere a Monte Cavo non chiude la vicenda: la apre.
Il bosco ricrescerà solo se: ogni prescrizione verrà rispettata, ogni controllo sarà reale e non formale, ogni intervento verrà documentato e verificato.
Se invece si tornerà a ramaglie, disordine e tagli accelerati, tra qualche mese saremo di nuovo qui, a parlare dello stesso bosco e degli stessi errori.
La differenza la faranno la vigilanza pubblica, la trasparenza e l’attenzione dei cittadini. Perché i boschi dei Castelli Romani non sono solo legname: sono identità, sicurezza, storia e futuro.
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