Una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio di fine 2024 aveva infatti stabilito che il Comune di Pomezia non fosse proprietario dei circa 2 ettari di terreno su cui sorge da decenni un centro sportivo pubblico di Torvaianica.
Secondo i giudici, la donazione del 1959 a favore del Comune di Pomezia con cui i terreni erano stati ceduti al municipio pometino non era valida perché non rispettava le forme di legge (niente atto pubblico, niente testimoni, niente autorizzazione prefettizia e mancata notifica dell’accettazione).
In pratica, i Giudici di primo grado del TAR, avevano imposto al Comune di Pomezia di riesaminare la richiesta delle proprietarie.
Le opzioni erano: restituire i terreni (e gli annessi impianti sportivi pubblici) oppure avviare la procedura di acquisizione sanante ex art. 42-bis, riconoscendo un indennizzo economico
Adesso, però, il Comune di Pomezia ha scelto di non accettare l’esito giudiziario. Con una Determinazione dirigenziale ha infatti deciso di impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Stato, secondo e ultimo grado della Giustizia amministrativa. La battaglia legale, quindi, prosegue.
Il nuovo atto: incarico legale per l’appello
Il documento comunale conferisce all’avvocato Antonio Aquino l’incarico di rappresentare il Comune di Pomezia nell’appello. Il costo complessivo dell’operazione è di 9.510,85 euro, somma che copre compensi professionali e contributo unificato.
La decisione è motivata da un principio chiaro, ribadito nell’atto: il Comune ritiene di dover difendere il proprio operato e la titolarità pubblica dell’area, ritenendo gli impianti sportivi parte integrante del patrimonio comunitario e del tessuto sociale della città.
Terreni e sport: un paradosso giuridico
L’area oggetto del contenzioso non è un lotto qualunque: ospita infatti impianti che da anni rappresentano uno dei principali poli sportivi della città. Calcio, attività per ragazzi, eventi, associazioni: migliaia di cittadini li hanno vissuti come bene comune.
Il TAR, però, ha rilevato che il Comune di Pomezia non ha mai perfezionato la proprietà di quei terreni. In termini semplici: l’area è pubblica “nell’uso”, ma non “nel titolo”. Un paradosso giuridico molto frequente in Italia, spesso frutto di pratiche amministrative storiche poco formalizzate. Questa discrepanza tra uso pubblico e titolo catastale è il vero cuore del caso.
Cosa rischia ora il Comune di Pomezia
Se anche il Consiglio di Stato dovesse confermare la sentenza del TAR, il Comune di Pomezia sarebbe obbligato a scegliere tra due scenari:
- restituire i terreni ai proprietari, con possibile chiusura o riconversione degli impianti;
- acquisire i terreni formalmente tramite l’art. 42-bis, ma pagando: indennizzo per il valore del bene, risarcimento per la perdita del diritto e eventuali danni per l’occupazione pregressa. Una cifra potenzialmente consistente, che finirebbe per impattare comunque sulle casse comunali.
Non è solo un contenzioso: è una decisione di bilancio
Con l’appello, il Comune Pomezia tenta quindi di evitare esborsi economici rilevanti, scongiurare il rischio di perdere gli impianti e conservare la natura pubblica dell’area.
L’avvocato Aquino era già stato coinvolto in processi simili e la scelta dell’amministrazione si muove nel solco della continuità difensiva. La partita non è solo legale, ma anche è amministrativa e territoriale.
La parola passa al Consiglio di Stato
Da un lato, chi sostiene il Comune di Pomezia ritiene che difendere l’area sia un atto dovuto verso la collettività: gli impianti sportivi sono infrastrutture sociali, non lotti da riconsegnare come se nulla fosse.
Dall’altro, c’è chi osserva che una strategia legale prolungata potrebbe incrementare i costi pubblici e ritardare la soluzione definitiva, lasciando l’area in una condizione giuridicamente incerta.
Saranno comunque i cittadini di Pomezia a subire gli effetti concreti di questa scelta: nelle attività sportive, nei bilanci, nelle priorità di spesa.
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