A stabilirlo è la Corte di Cassazione. I giudici di Cassazione hanno confermato la legittimità della richiesta dell’Agenzia delle Entrate, mettendo fine a un contenzioso durato più di dieci anni.
Il nodo dell’edificabilità del terreno venduto ad Ardea
Tutto nasce nel 2014, quando l’Agenzia delle Entrate notifica un avviso di rettifica e liquidazione per circa 48.475 euro, sostenendo che il valore dichiarato nella compravendita fosse sottostimato.
Il terreno oggetto della compravendita si trova nella zona di Marina di Tor San Lorenzo ad Ardea. Era stato ceduto a una società di costruzioni che lo aveva acquistato come area edificabile.
La venditrice sosteneva però che si trattasse di un’area “verde pubblico”, quindi di un terreno non edificabile, basandosi su un vecchio certificato rilasciato dal Comune di Ardea.
Il problema risiede nel fatto che un terreno edificabile vale generalmente di più di un terreno a verde. Per questo motivo L’Agenzia delle Entrate sosteneva che il valore dichiarato nella compravendita fosse sottostimato. E dunque le tasse da pagare andavano calcolate non sul prezzo di vendita ma sul valore edificabile del terreno.
Il “giallo” del certificato di destinazione urbanistica
Il nodo del caso sta proprio lì, nella destinazione urbanistica di quel terreno. Nel certificato di destinazione urbanistica del 2012, allegato all’atto notarile, il terreno risultava in “zona B7 – completamento residenziale”, ossia edificabile.
La contribuente ha sempre sostenuto però che quel documento fosse errato o addirittura falso. Un precedente certificato lo classificava infatti come area non edificabile e un successivo (rilasciato nel 2016) confermava la stessa natura a verde pubblico.
La Commissione Tributaria Provinciale le aveva dato ragione. In appello però la sentenza fu ribaltata. La Commissione Tributaria Regionale del Lazio ritenne valido il certificato del 2012, giudicando infondate le accuse di falsità e confermando che, al momento della vendita, il terreno doveva essere considerato edificabile.
L’ultimo capitolo si è chiuso davanti alla Corte di Cassazione, che ha rigettato il ricorso della contribuente.
La Cassazione ha chiuso la controversia
I giudici hanno spiegato che le questioni sollevate riguardavano valutazioni di merito e non errori di diritto, e che dunque non potevano essere riesaminate in sede di legittimità.
Risultato: il ricorso è stato respinto e la contribuente dovrà pagare le imposte calcolate sul valore edificabile del terreno, oltre alle spese processuali di circa 4.300 euro.
Una conclusione che lascia l’amaro in bocca: chi ha venduto per 23 mila euro dovrà versarne più del doppio in tasse, per un terreno che, secondo alcune versioni ufficiali del Comune di Ardea, non sarebbe stato nemmeno edificabile.
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