Il Comune di Pomezia ha deciso infatti di conferire incarico agli avvocati Antonio Aquino e Michele Palladino per rappresentarlo davanti al Consiglio di Stato, dove l’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale (Ater) ha impugnato la sentenza del Tar Lazio n. 13493 del 2023.
Quella sentenza del Tar, pubblicata il 31 agosto 2023, aveva di fatto visto Ater soccombere: il ricorso della società che gestisce gli alloggi di edilizia residenziale pubblica era stato bocciato.
Un contenzioso nato, secondo Ater, dal mancato accordo tra Ater e Comune di Pomezia sulla stipula di una convenzione urbanistica risalente agli anni Ottanta. Il Comune – secondo Ater – non avrebbe ceduto ad Ater il terreno su cui sorgono le case popolari.
Secondo il Comune di Pomezia, Ater non avrebbe consegnato al municipio pometino circa 400mila euro per indennità di superficie e oneri concessori legati ai piani edilizi popolari realizzati a Pomezia.
La sentenza del 2023: un nodo non risolto
Nella pronuncia del Tar Lazio dell’agosto 2023, i giudici avevano sottolineato come l’azione legale dell’Ater, volta all’annullamento di diffide e verbali comunali, non avesse oggetto lesivo sufficiente.
In altre parole, secondo il Collegio, quelle diffide non rappresentavano atti amministrativi da cancellare, perché non avevano prodotto effetti immediati sulla sfera giuridica dell’Ater.
La questione centrale era però restata però la stessa: Ater, pur avendo costruito alloggi popolari su aree comunali, non avrebbe mai stipulato la convenzione prevista dall’articolo 35 della legge 865 del 1971, necessaria per acquisire il diritto di superficie. Da qui la posizione del Comune: senza convenzione, il suolo non è stato legittimamente acquisito e gli oneri sono rimasti insoluti.
Scontro Ater-Comune, ci rimettono i cittadini
Il nuovo atto del Comune di Pomezia, dà mandato agli stessi legali che avevano già seguito la causa in primo grado. L’avvocato Aquino percepirà 8.558,94 euro e l’avvocato Palladino 10.441,91 euro, per un totale di circa 19mila euro
Dietro le pagine fitte di riferimenti normativi c’è una questione molto concreta: le case popolari e la loro gestione. La mancata definizione del rapporto giuridico tra Comune e Ater sulle aree edificate rischia di avere ricadute sia sul piano patrimoniale, sia sulle future politiche abitative locali.
Il Comune di Pomezia sostiene che il mancato pagamento degli oneri da parte di Ater rappresenti una perdita per la collettività, in quanto quei fondi dovevano contribuire a opere pubbliche e infrastrutture legate ai quartieri popolari.
Ater, dal canto suo, ha sempre ritenuto eccessivi o mal quantificati gli importi, chiedendo di ridiscutere la convenzione sulla base di normative regionali sopravvenute.
La posta in gioco al Consiglio di Stato
Se il Consiglio di Stato dovesse accogliere l’appello di Ater, si riaprirebbe la questione sulla natura e l’entità dei debiti correlati ai piani edilizi storici.
In caso contrario, la sentenza del Tar verrebbe confermata e il Comune di Pomezia potrebbe rafforzare la richiesta del recupero delle somme, che oggi stima complessivamente intorno ai 400mila euro, tra oneri e rivalutazioni.
Il precedente del Tar rappresenta dunque un punto di equilibrio fragile: non chiude definitivamente la disputa, ma chiarisce che la questione non potrà essere risolta senza affrontare il nodo centrale della convenzione mai stipulata.
Una vicenda lunga, che merita trasparenza
La città ha interesse a conoscere l’evoluzione del contenzioso perché riguarda risorse pubbliche e gestione del patrimonio abitativo.
Il Comune di Pomezia ha scelto la via del contenzioso per tutelare il proprio credito; Ater continua a sostenere le proprie ragioni sul piano amministrativo e contabile.
Non siamo davanti a una lite formale, ma a un passaggio cruciale per la definizione di diritti reali e finanziari accumulati in decenni di edilizia popolare.
La soluzione dovrà arrivare in sede istituzionale e giudiziaria, ma dovrà anche essere spiegata ai cittadini, con chiarezza e responsabilità. Perché, oltre le carte e le sentenze, ciò che conta è il destino concreto delle case e di chi le abita.
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