Autorizzazione da rivedere
Prima di tutto: la VIA favorevole risale al 24 settembre 2020 (Det. G10910), rilasciata sotto la Giunta Zingaretti bis, ma secondo i firmatari non avrebbe potuto essere confermata “a scatola chiusa” tre mesi fa.
La proroga 2025, rilasciata dalla Giunta Rocca, su impulso del sindaco di Roma Gualtieri, sarebbe stata concessa – secondo Castro e i 622 residenti di Pomezia – “senza una nuova istruttoria”, ignorerebbe mutamenti ambientali, demografici e normativi intercorsi in cinque anni.
Il cuore dell’obiezione: ogni decisione su rifiuti e localizzazioni impiantistiche va aggiornata al quadro reale, non alle condizioni di “ieri”. Perciò la diffida chiede di riesaminare completamente compatibilità, impatti cumulativi e coerenza con la pianificazione vigente.
Discarica troppo vicina a scuole e case
I dati citati nella diffida sono netti: meno di 200 metri dall’Istituto comprensivo “Fabrizio De André” e circa 500 metri dal quartiere Roma 2 – Santa Palomba, con oltre trenta palazzine, un parco pubblico e più di 800 residenti stabili.
Per i cittadini, la prossimità di una discarica a contesti sensibili come scuole e abitazioni non è una variabile tecnica, ma una soglia invalicabile di buon senso. È qui che il dossier tocca un nervo scoperto: la pianificazione regionale sui rifiuti non può prescindere dalla regola elementare di evitare i luoghi più esposti.
Vincoli non rispettati già nel 2020
Secondo la diffida, la VIA del 2020 e la proroga del 2025 violano i criteri localizzativi del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR, Delib. Consiglio regionale n. 4 del 5 agosto 2020), che esclude discariche entro 1.000 metri da aree di espansione residenziale e siti sensibili.
Già nel 2019 il Comitato di Quartiere Roma 2 e l’associazione Latium Vetus avevano segnalato la presenza della scuola entro 200 metri e del Piano di lottizzazione “Paglian Casale” a mezzo chilometro.
Per i firmatari, riproporre oggi quelle conclusioni senza un vaglio aggiornato tradisce i principi di precauzione e buona amministrazione.
L’ombra delle “anomalie” procedurali che grava sulla Regione Lazio
Il consigliere di Pomezia Castro parla apertamente di “gravi anomalie”: dal mancato invito formale del Comune di Pomezia a tavoli decisori, fino all’omessa verbalizzazione di richieste e osservazioni nelle conferenze dei servizi di settembre.
Un deficit di trasparenza che, a suo dire, stride con l’obbligo di pubblicità dei procedimenti VIA/AIA e con il diritto dei territori direttamente coinvolti ad avere voce. Per chi vive a ridosso dell’area, la partecipazione non è un orpello: è la condizione per fidarsi di scelte che incidono su aria, traffico, rumore e qualità della vita.
Territorio cambiato, serve nuova valutazione
Nel quinquennio, sostiene la diffida, il contesto è mutato: trasferimento di classi dall’istituto “G. D’Orazio” al “De André”, ampliamenti di impianti di trattamento e smaltimento nel raggio di 3 km (tra cui Ecosystem S.p.A. e un impianto biogas su via Laurentina) e l’avvio del PAUR per il “Parco delle Risorse Circolari” di Santa Palomba con un inceneritore R1 da 600.000 t/anno.
Se tutto si somma, il rischio – dicono i residenti – è di trasformare il quadrante in un polo iperconcentrato del ciclo rifiuti. Una ragione in più, dunque, per un’istruttoria ex novo sugli impatti cumulativi.
I dubbi su che discarica sarà
Sulla carta, inoltre, l’impianto è destinato a rifiuti inerti. Eppure, dalle pratiche tecniche citate negli atti e nelle cronache emerge un perimetro più ampio di codici: ceneri di inceneritori, fanghi, materiali che sollevano timori nella popolazione.
È questo scarto tra etichetta e potenziale reale a generare diffidenza. In un’area già stressata, la differenza tra “inerte” e “non proprio inerte” diventa dirimente per valutare correttamente il rischio percepito e quello effettivo.
Manca un vincolo
La diffida segnala anche la mancanza del nulla osta paesaggistico ex art. 146 del D.Lgs. 42/2004, nonostante il vincolo sull’“Ambito meridionale dell’Agro Romano tra Laurentina e Ardeatina” (D.M. 25.01.2010).
Un tassello amministrativo non marginale: in assenza di un parere paesaggistico completo, qualsiasi scelta che incida sul suolo e sul paesaggio rischia di poggiare su fondamenta fragili. Anche questo, per i firmatari, è motivo sufficiente per attivare l’autotutela e riaprire l’istruttoria.
La richiesta: ascoltateci
A rendere il quadro più sensibile contribuiscono accertamenti catastali e inchieste giornalistiche de Il Caffè che richiamano, tra i proprietari delle aree interessate, soggetti come Vaticano e Rai.
È un dettaglio che, al di là degli aspetti proprietari, carica la vicenda di una evidente dimensione pubblica e simbolica. Non basta che le carte siano formalmente a posto: su partite così delicate, la legittimazione passa anche dalla percezione di imparzialità, equità e interesse generale.
Nel dispositivo finale, Castro chiede alla Direzione regionale Ambiente l’annullamento d’ufficio della Determinazione G09329/2025 per travisamento dei fatti, eccesso di potere e incompatibilità con il PRGR, riservandosi ricorsi nelle sedi competenti.
Al di là dei profili legali, il messaggio politico-amministrativo è chiaro: la pianificazione dei rifiuti non può ignorare scuole, case e comunità. Se una discarica nasce “a ridosso” della vita quotidiana, la prima regola – scritta o non scritta – è fermarsi, ascoltare, e rifare bene i conti con la realtà. Perché l’utilità pubblica, quando è autentica, si vede da qui.