Il Consiglio di Stato ha imposto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di dare finalmente esecuzione alla sentenza del 2024 che riconosceva alla compagnia di aliscafi Vetor S.r.l. un risarcimento milionario per lo stop forzato dei collegamenti marittimi tra Anzio e Ponza nell’estate del 2022.
Con la nuova decisione, depositata in questi giorni, la Quinta Sezione ha ordinato al Ministero di formulare la proposta risarcitoria entro sessanta giorni, nominando il Prefetto di Roma commissario ad acta nel caso in cui l’Amministrazione resti ancora ferma.
Una misura drastica, segno della perdurante inerzia ministeriale: nonostante la precedente condanna fosse chiara, per oltre un anno nessun atto concreto era stato compiuto per liquidare il dovuto alla società.
Il caso: gli aliscafi per Ponza bloccati ad Anzio per dieci centimetri
Tutto risale al maggio 2022, quando l’Ufficio Circondariale Marittimo di Anzio – allora parte del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili – emanò una nota che limitava l’ingresso in porto alle imbarcazioni con pescaggio inferiore a 3,10 metri e solo in condizioni di mare calmo.
Gli aliscafi Vetor ne hanno 3,20: dieci centimetri che bastarono per fermare completamente il servizio tra Anzio e Ponza proprio nei mesi di maggiore lavoro, luglio e agosto.
Il divieto, fondato su rilievi batimetrici senza attendibilità scientifica, costrinse la compagnia di aliscafi a sospendere i collegamenti tra Anzio e Ponza, con ingenti perdite economiche e disagi per i passeggeri.
Dal TAR al Consiglio di Stato: la compagnia di aliscafi subì un danno economico
La Vetor, rappresentata dall’avvocato Enrico Pierantozzi, impugnò il provvedimento davanti al TAR del Lazio, che però le diede torto, ritenendo legittima la decisione della Capitaneria per ragioni di sicurezza.
Il Consiglio di Stato, con sentenza del 27 agosto 2024, ha poi ribaltato completamente il verdetto, sottolineando come il problema dell’insabbiamento del porto di Anzio fosse noto e ciclico, e che quindi non potesse giustificare un divieto generalizzato.
“Il porto di Anzio è notoriamente interessato dallo spostamento periodico di banchi di sabbia – hanno ricordato i giudici – e per tale ragione soggetto a verifiche e interventi di escavo. Di qui la mancanza di pertinenza del principio di precauzione invocato dal Tar.”
E ancora:
“Spetta alla stessa amministrazione marittima garantire che l’entrata e l’uscita delle imbarcazioni avvengano in sicurezza. Divieti temporanei possono essere disposti, ma devono accompagnarsi alle misure necessarie per superare la situazione.”
In sostanza, la Capitaneria avrebbe dovuto adottare soluzioni concrete, come ordinare i lavori di dragaggio, invece di limitarsi a vietare l’accesso al porto.
La stagione perduta e il risarcimento milionario, che ancora non arriva
La sentenza del 2024 ha riconosciuto il diritto di Vetor a essere risarcita per i danni subiti nei mesi di luglio e agosto 2022, quando il servizio degli aliscafi tra Anzio e Ponza fu interrotto.
Il giudice ha indicato di calcolare l’indennizzo sulla base della media degli incassi estivi pre-pandemia: 1,1 milioni nel 2018 e 1,2 milioni nel 2019.
Ma il Ministero non ha mai presentato la proposta economica prevista dalla decisione. Da qui, nel 2025, il nuovo ricorso per ottemperanza e l’ordine del Consiglio di Stato che ora impone di agire entro due mesi.
Se anche questa volta non arriverà la proposta, sarà il Prefetto di Roma a sostituirsi al Ministero per definire la cifra dovuta.
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