Lo ha stabilito il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per il Lazio, respingendo il ricorso presentato da Iliad Italia.
Il noto gestore telefonico aveva chiesto l’autorizzazione per collocare una stazione radio base davanti la celebre Cattedrale settecentesca, sul tetto di un edificio affacciato su piazza San Barnaba, una delle piazze più famose dell’area castellana.
La sentenza mette un punto fermo in una vicenda che ha attraversato mesi di interlocuzioni tra la società di telecomunicazioni, il Comune di Marino e la Soprintendenza.
Il cuore della questione: il forte impatto visivo dell’antenna rispetto al tessuto storico della città e, in particolare, alla percezione scenografica della piazza principale.
Il nodo della tutela del paesaggio
La zona in cui Iliad chiedeva di intervenire non è una porzione qualsiasi del territorio. Piazza San Barnaba è il centro simbolico della città di Marino, un crocevia di storia, architettura e identità collettiva.
L’area ricade infatti dentro vincoli paesaggistici di particolare rilievo: dal paesaggio dei Colli Albani ai nuclei storici con fascia di rispetto, come previsti dal Piano Territoriale Paesaggistico Regionale.
Secondo la Soprintendenza, inserire un elemento verticale alto sei metri, camuffato in parte da “finto camino”, avrebbe compromesso la “lettura visiva” della piazza, spezzando la continuità dell’orizzonte tettonico delle abitazioni storiche e interferendo con la “scenografia architettonica” dominata dalla facciata della Cattedrale. Non solo visibilità, insomma, ma compatibilità culturale e armonia urbana.
Iliad: “Un servizio di utilità pubblica”
Dalla sua, Iliad aveva sostenuto la natura di servizio essenziale della stazione radio base, necessaria a migliorare la copertura della rete mobile in una zona densamente abitata e soggetta a forte flusso turistico e commerciale.
La società francese aveva anche tentato di modulare il progetto, abbassando l’antenna e integrando parti dell’impianto nel sottotetto dell’edificio, nel tentativo di ridurne l’impatto visivo. Tuttavia, queste modifiche non sono state giudicate sufficienti.
La Soprintendenza ha specificato che qualunque variante, pur ridotta o mascherata, sarebbe stata comunque percepibile dalla piazza della Cattedrale, risultando un corpo estraneo rispetto al contesto urbanistico tutelato.
Il Tribunale: la tutela del paesaggio prevale
Il TAR ha riconosciuto la piena legittimità del parere negativo della Soprintendenza, richiamando il principio secondo cui la tutela del paesaggio è espressione di discrezionalità tecnica e può essere superata solo in presenza di chiari errori logici o istruttori.
Nel caso di Marino, secondo il Tribunale, la motivazione del diniego era chiara: non semplice visibilità dell’antenna, ma incompatibilità tra un elemento tecnologico ingombrante e un contesto urbano che vive di proporzioni, continuità visive e memoria stratificata. È un equilibrio delicato, quello tra innovazione e conservazione, e questa volta ha prevalso la seconda.
Per i cittadini, cosa cambia
La sentenza non blocca in assoluto l’arrivo di infrastrutture tecnologiche a Marino, ma indica una direzione precisa: la modernizzazione deve avvenire rispettando l’identità dei luoghi.
Ciò significa che le compagnie dovranno progettare impianti più discreti, cercare posizioni alternative o adottare soluzioni di rete meno invasive.
Nel frattempo, resta aperto un tema di fondo: come garantire una copertura digitale adeguata nelle città storiche senza comprometterne l’immagine? È una sfida che riguarda molti comuni d’Italia, soprattutto i centri storici dei Castelli Romani, dove ogni pietra parla di secoli e di comunità.
La piazza di San Barnaba di Marino, intanto, rimarrà così com’è: un teatro a cielo aperto, dove la Cattedrale continua a dominare lo sguardo. Il progresso, questa volta, dovrà cercare un’altra strada.
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