Contro il primo stop decretato con la sentenza dello scorso 17 ottobre, infatti, aveva presentato ricorso la società Frales, Srl che gestisce appunto i lavori presso la discarica di Aprilia.
Già il giorno dopo la sentenza di stop, la Frales aveva presentato richiesta di poter comunque completare immediatamente almeno una parte dei lavori. Aveva argomentato tale richiesta fornendo ai giudici una relazione a cura del Prof. Ing. Piero Sirini, dell’Università di Firenze.
Le richieste dell’esperto per far riprendere i lavori alla discarica di Aprilia
La Frales Srl aveva fatto presente che:
“I lavori di riprofilazione, sagomatura e compattatura, tutti svolti all’interno dell’esistente strato di argilla naturale, funzionali alla successiva stesa del prescritto strato di invaso erano completati”,
mentre l’ingegnere incaricato di visionare lo stato dei lavori aveva dichiarato che:
“La sospensione dei lavori in argomento, già iniziati in data 30/06/2025, rischia di determinare riflessi negativi, potenzialmente anche di natura non reversibile”.
In particolare il tecnico contestava che interrompere ora i lavori avrebbe stava portando alla compromissione dello stato di argilla già steso, che poteva essere compromesso dalle piogge.
Il Prof. Sirini affermava che si sarebbero verificate sicure ripercussioni sulla complessa serie di attività sequenziali di realizzazione del sistema multistrato a protezione del fondo e delle sponde dell’invaso.
Sempre l’acqua di eventuali (molto probabili) piogge avrebbe comportato la creazione di un accumulo all’interno dell’invaso compromettendone la stabilità delle pareti.
In pratica, la giustificazione per la richiesta di riavvio immediato dei lavori era: se non ci fate subito finire il lavoro, l’invaso perde impermeabilità e rischia anche di franare tutto.
Mette nero su bianco Sirini:
“Alcuni interventi risultano pertanto indispensabili per evitare compromissioni irreversibili”.
La sentenza dei Giudici: “lo stop ai lavori continua”
Ricordiamo che ad ottobre il Consiglio di Stato aveva imposto che i lavori dovevano restare sospesi fino a che il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio non avrà esaminato nuovamente il ricorso presentato da Verdi Ambiente e Società – Aps Onlus e della signora Francesca Romana Tintori in rappresentanza del Comitato dei cittadini di Via Scrivia.
I 5 giudici Lopilato, Martino, Loria, Furno e Fratamico hanno però confermato il fermo dei lavori, respingendo il ricorso della Frales Srl.
Scrivono i giudici nella sentenza di mercoledì 12 novembre:
“Non sussistono i presupposti sopra indicati per le modifica o la revoca dell’ordinanza emessa dalla Sezione in data 17 ottobre 2025, n. 3760 poiché non si sono verificati mutamenti nelle circostanze di fatto rispetto all’ordinanza cautelare e non sono stati sottoposti al Collegio fatti anteriori di cui è stata acquisita conoscenza successivamente all’ordinanza stessa”.
Praticamente il Consiglio di Stato ha ritenuto che non fosse stato prodotto nessun nuovo elemento rispetto alla sentenza di 26 giorni fa, che potesse giustificare un dietrofront sullo stop ai lavori.
Scrivono i giudici:
“Deve ritenersi sussistente il periculum in mora, alla luce della irreversibile alterazione dello stato dei luoghi dedotta in appello, con conseguente necessità di mantenere la res adhuc integra fino alla decisione di merito, anche avuto riguardo al bilanciamento dei contrapposti interessi”.
In parole semplici i togati riconoscono che possa esserci un interesse oggettivo a riprendere i lavori per evitare che l’impianto venga danneggiato dagli eventi atmosferici. Ma l’interesse a non modificare il paesaggio finché il TAR non abbia preso una decisione risulta superiore. Pertanto niente ripresa dei lavori.
Le spese sono state compensate, cioè ognuno paga le proprie.
Cosa succederà ora?
Adesso tutti gli occhi sono puntati sul Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sezione di Roma. Il TAR deve esprimere un parere sul merito della questione. Perché fino ad oggi si è combattuto per fermare o no i lavori in attesa delle decisioni, ma ora è arrivato il momento delle decisioni.
Il TAR del Lazio dovrà riunirsi per la decisione di merito a febbraio del 2026.
È facile però prevedere che chiunque esca sconfitto dalla futura sentenza del TAR, presenterà un nuovo ricorso al Consiglio di Stato.
E mi permetto di presagire che anche dopo l’ennesima sentenza dell’ultimo grado di giustizia amministrativa, la parte soccombente troverà altri appigli legali per riportare la controparte in tribunale.
Si prevedono dunque tempi lunghi prima che la giustizia riesca a mettere la parola fine sulla questione della discarica di Aprilia.
E non bisogna dimenticarsi nemmeno della mancata bonifica della vecchia discarica situata nello stesso terreno. Una bomba ecologica che potrebbe manifestare tutti i suoi nefasti effetti da un momento all’altro.
E come potrebbe, nel caso, essere compatibile la presenza di una discarica attiva i cui invasi sono ‘incastrati’ in mezzo a quelli della precedente mai bonificata?

Se vuoi leggere tutta la sentenza del Consiglio di Stato del 12 novembre 2025 CLICCA QUI.
I Comitati anti-discarica di Aprilia esultano per la nuova vittoria
In un comunicato diffuso appena appresa la sentenza i Comitati anti-discarica di Aprilia scrivono:
“Oggi, 12 novembre 2025, la sezione Quarta del Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, ha respinto il ricorso avanzato dalla società proponente della discarica di Sant’Apollonia ad Aprilia contro la sospensiva del cantiere, richiesta dallo studio legale Libutti-Trotta per conto del Comitato Spontaneo di via Scrivia di Aprilia e dell’Associazione Verdi Ambiente e Società di Roma.
Il Comitato Spontaneo di via Scrivia, nella persona della referente responsabile Francesca Romana Tintori, con l’associazione Aprilia Libera nella persona della presidente Katia Mantovani, plaudono e ringraziano i legali Libutti-Trotta per la grande professionalità messa in campo e continuano il percorso legale a tutela del territorio, della salute degli abitanti, del patrimonio storico e culturale e dei beni paesaggistici.

Il prossimo appuntamento che li vede coinvolti sul tema dei rifiuti sarà, nel mese di gennaio 2026, presso il TAR di Latina nei confronti dell’impianto di produzione di CSS, e a seguire, nel mese di febbraio 2026, al TAR di Roma, nei confronti della discarica.
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