Anche quest’anno, dunque, la raccolta delle olive in provincia di Latina farà registrare un calo significativo.
A confermarlo è il Capol, il Centro assaggiatori produzioni olivicole di Latina. Secondo le stime, la riduzione sarà del 20% rispetto al 2024, che già aveva fatto segnare un -15% sull’anno precedente. Rispetto al 2022, il calo complessivo raggiunge ormai il 50%.
Il presidente del Capol, Luigi Centauri, ha spiegato le cause di questa nuova flessione:
“A provocare questo ennesimo calo sono stati i cambiamenti del clima degli ultimi anni e soprattutto la scarsa allegagione (passaggio da fiore a frutto, ndr) delle olive nel mese di maggio. La fertilità del polline nonché le piogge pomeridiane a fine agosto hanno poi favorito l’attacco della mosca. La situazione è a ‘macchia di leopardo’, con zone in lieve tenuta”.
Solo 80 mila quintali di olive, ma resa più alta
La produzione complessiva stimata è di circa 80mila quintali di olive, contro una media storica di 250 mila. Tuttavia, la resa di quest’anno sarà più alta, con una previsione di 14.500 quintali di olio, circa 1.200 in più rispetto alla stagione scorsa.
Un risultato ottenuto anche grazie all’ammodernamento tecnologico di molti frantoi della provincia.
L’olio pontino manterrà quindi un livello qualitativo molto elevato, con un equilibrio perfetto tra amaro e piccante e un’elevata concentrazione di polifenoli, gli antiossidanti naturali che ne garantiscono le proprietà salutistiche.
L’allarme: oliveti abbandonati e rischio incendi
Centauri ha però lanciato un nuovo allarme:
“Le mancate produzioni degli ultimi anni stanno provocando in alcune zone delle nostre colline la presenza di oliveti abbandonati e trascurati.
Il recupero di queste zone deve diventare una priorità sia per la valorizzazione idrogeologica e paesaggistica del territorio sia per la richiesta in continuo aumento da parte dei consumatori di olio extra vergine d’oliva di qualità”.
Il presidente del Capol ha ricordato che, in dieci anni, la superficie olivetata della provincia di Latina è scesa del 36,84%. Un dato che preoccupa anche per le conseguenze ambientali: gli oliveti collinari trascurati sono spesso i più esposti agli incendi, trovandosi vicini a zone boscate o incolte.
I tesori del territorio: l’olio Dop e l’oliva Gaeta
Nonostante le difficoltà, l’Agro Pontino resta una delle aree più importanti del Lazio per la qualità dell’olio. Centauri ha ricordato che il settore è caratterizzato da due prodotti di eccellenza: l’olio Dop Colline Pontine e l’oliva da mensa Gaeta Dop.
“La produzione olivicola nella provincia di Latina, stante la preponderanza della varietà itrana, ha avuto in questi ultimi anni un’indubbia valorizzazione non solo per quanto riguarda l’oliva da mensa, ma soprattutto nella produzione di olio”, ha affermato Centauri. “Non è certamente episodico che nei maggiori concorsi nazionali i produttori conquistano regolarmente i primi posti”.
Qualità premiata dalle buone pratiche
Il segreto di questo successo, secondo il Capol, risiede nelle tecniche di raccolta e di estrazione sempre più accurate.
“I produttori – precisa il presidente – hanno acquisito la consapevolezza che per ottenere oli di qualità occorre utilizzare esclusivamente olive sane, ma soprattutto anticipare il periodo di raccolta che deve avvenire all’inizio dell’invaiatura, a scapito delle maggiori rese”.
Parole che confermano una verità ormai consolidata: nelle colline pontine si raccoglie meno, ma l’olio che ne nasce continua a essere tra i migliori d’Italia.
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