La vicenda nasce con la sentenza del Tribunale Collegiale di Velletri del 7 dicembre 2024, che condannava alcune delle parti coinvolte nell’inchiesta “Tritone”.
In quella sentenza i giudici avevano anche riconosciuto al Comune di Nettuno un risarcimento provvisionale immediatamente esecutivo di 50.000 euro.
Una vittoria storica, celebrata dall’Amministrazione come un passo importante nella tutela dei cittadini e nella lotta alle infiltrazioni mafiose sul territorio.
Il ricorso in appello
Tuttavia, la sentenza è stata impugnata in appello. Vista la nuova opposizione, il Comune di Nettuno ha deciso di difendere i diritti acquisiti, confermando la propria costituzione di parte civile anche nella fase di impugnazione.
La decisione è stata formalizzata dalla Giunta Comunale. Un atto che punta a salvaguardare pienamente gli interessi dell’ente e a garantire appunto che eventuali benefici riconosciuti in primo grado non vengano compromessi.
Sottolineano fonti comunali:
“La costituzione in appello serve sia a difendere la provvisionale già assegnata sia a evitare equivoci interpretativi sulla nostra posizione”.
Per gestire il nuovo capitolo giudiziario, il Comune di Nettuno ha confermato l’incarico all’avvocato Massimiliano De Benetti, già difensore dell’ente in primo grado, grazie alla sua conoscenza approfondita del complesso iter processuale.
Nel frattempo, l’avvio delle procedure esecutive per il recupero della provvisionale è stato sospeso in attesa della conferma da parte del giudice di appello. Una scelta motivata da ragioni di opportunità e di economicità dell’azione amministrativa.
Il processo Tritone
Anzio e Nettuno in realtà chiedevano cinque milioni di euro di risarcimento, tramite l’avvocato Massimiliano De Benetti per conto dei due Comuni, che si sono costituiti parte civile nel processo “Tritone”.
“Tritone” è il nome dell’operazione che ha smantellato la rete criminale che operava sul litorale, condizionando anche l’attività amministrativa dei due comuni, fino allo scioglimento per infiltrazioni mafiose.
La richiesta è stata avanzata dal legale al processo in corso al Tribunale di Velletri. Il legale nella sua arringa ha spiegato:
«Ci vorranno anni di attività educative programmatiche per riparare il danno sociale causato in decenni di presenza sui territori della locale di ‘ndrangheta.
Attività necessarie per scardinare l’effetto distorsivo creato dalle organizzazioni criminali sul normale svolgimento delle attività della comunità in ambito politico, economico e sociale».
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