Il TAR del Lazio ha respinto il ricorso della società di ingegneria che aveva operato il disboscamento, che tentava di cancellare la propria “macchia” dal Casellario informatico dell’ANAC, l’Autorità Anti Corruzione.
La segnalazione, partita dal Comune di Genzano dopo il disastroso intervento nel bosco che sovrasta la strada verso il lago di Nemi, resta quindi scritta nero su bianco nelle banche dati pubbliche sui contratti.
Per i cittadini: il messaggio è chiaro. Chi lavora male sui cantieri pubblici, paga un grosso pegno.
Il cuore del caso: alberi tagliati dove non si doveva
Tutto nasce da un incarico delicatissimo: la direzione lavori per la messa in sicurezza di via del Perino, strada a rischio crollo, finanziata con fondi europei NextGenerationEU.
Secondo gli accertamenti del Comune di Genzano, confermati nella sostanza dai giudici amministrativi, la società incaricata di dirigere i lavori avrebbe consentito – e di fatto ordinato – un intervento di disboscamento su un’area esterna al perimetro previsto dal progetto, per di più in parte su terreni privati.
I Carabinieri forestali avevano segnalato che quelle lavorazioni rischiavano addirittura di aggravare il pericolo di frana, anziché ridurlo.
La società ha provato a scaricare le responsabilità su Comune di Genzano e impresa, ma il TAR non ha comprato questa versione.
Disboscamento “creativo” e fondi pubblici a rischio
Il quadro ricostruito in sentenza è impietoso: mentre i lavori nel perimetro autorizzato restavano al palo, le motoseghe lavoravano su quasi 7.000 metri quadrati di bosco fuori area, senza le necessarie autorizzazioni.
Intanto il cronometro correva: l’opera era vincolata a scadenze serrate, con il rischio concreto di perdere i finanziamenti ministeriali e legati al PNRR.
Il cantiere era in stallo, la scadenza del 17 marzo 2024 si allontanava e la messa in sicurezza della strada – che serve residenti, frontalieri del lago e automobilisti – restava sulla carta.
Per questo il Comune di genzano ha deciso la mossa più drastica: revocare l’incarico alla direzione lavori e segnalare il caso all’ANAC.
L’annotazione ANAC: non una multa, ma un cartellino rosso pubblico
La società di ingegneria si è aggrappata a un cavillo: la segnalazione del Comune all’ANAC sarebbe arrivata in ritardo rispetto ai 30 giorni indicati dal regolamento del Casellario. Dunque, secondo la difesa, l’annotazione andava annullata, come se fosse una sanzione scaduta.
Il TAR ha ribaltato l’impostazione: il Casellario non è un tribunale penale, ma una bacheca pubblica di notizie utili per le altre stazioni appaltanti. L’annotazione non è una “pena”, bensì un avviso: attenzione, questa impresa ha avuto seri problemi in un appalto pubblico.
Tradotto: niente scappatoie sui termini. Se l’episodio è rilevante, l’ANAC può comunque annotarlo, nell’interesse della trasparenza.
Direzione lavori, ruolo chiave: niente alibi su ordini “verbali”
Un passaggio della sentenza pesa come un macigno sul settore: il TAR ricorda che il direttore dei lavori ha il compito di far rispettare il progetto approvato, non di riscriverlo in cantiere sulla base di “impressioni” o rassicurazioni informali.
Ogni modifica va messa per iscritto, autorizzata dal Comune e coperta dalle necessarie carte: variante, atti, firme. Qui, di tutto questo, non c’è traccia.
La linea dei giudici è netta: non basta dire che il Comune di Genzano “avrebbe voluto” un secondo stralcio o che, durante i sopralluoghi, si è parlato di un intervento più ampio. Senza un atto scritto, restano chiacchiere. E chi ordina o lascia fare lavori fuori progetto se ne assume la responsabilità.
Corretto il comportamento del Comune di Genzano
Altro tema centrale, con riflessi immediati sul cantiere di via Perino: il rapporto tra direzione lavori e impresa esecutrice.
Il Consorzio appaltatore in diversi atti ha messo nero su bianco riserve e dissensi rispetto agli ordini di variante della direzione lavori.
Alla fine il Comune di Genzano ha revocato la risoluzione nei confronti del Consorzio, chiedendogli però di ripristinare a proprie spese le aree danneggiate e di assumersi gli oneri per mettere in sicurezza i versanti interessati.
Per il TAR, questo non è il segno di un Comune contraddittorio, ma di un ente che, di fronte al rischio di perdere i finanziamenti e lasciare la strada insicura, ha scelto la via più rapida per chiudere il buco. Chi ha sbagliato a dare gli ordini resta, però, la direzione lavori.
Dal caos al rilancio del cantiere: il Consorzio resta, cambia la ditta
Sul fronte pratico, lo scenario oggi è cambiato ma il passato pesa. Dopo lo stop, il tira e molla e le carte bollate, il Comune di Genzano ha deciso di riattivare il cantiere accettando la proposta del Consorzio: avanti con un’altra ditta esecutrice, la Geogrimp s.r.l. di Ancona, sempre sotto il cappello del Consorzio.
L’accordo prevede che sia il Consorzio a farsi carico dei ripristini nelle aree sbagliate e della prosecuzione dei lavori, per evitare che il cantiere resti un monumento all’incompiuto. Una soluzione di compromesso: l’impresa resta in partita, ma a condizioni più onerose.
Per i cittadini, significa una cosa sola: i lavori devono ripartire, e in fretta.
Sicurezza e ambiente: perché via del Perino non è un cantiere qualunque
Via del Perino non è una strada qualsiasi. Corre a ridosso del lago di Nemi, in un’area boschiva fragile, già esposta a erosioni e smottamenti.
Gli interventi di consolidamento servono a evitare crolli e frane che potrebbero isolare residenti, danneggiare le proprietà private e mettere a rischio chi ogni giorno percorre quella strada. Allo stesso tempo, il disboscamento fuori controllo ha mostrato quanto sottile sia l’equilibrio tra sicurezza e tutela ambientale.
Il segnale per tutte le gare pubbliche: basta alibi tecnici
Il caso via del Perino diventa così un precedente che va oltre i confini di Genzano. La sentenza dice alle stazioni appaltanti che possono – e devono – segnalare i casi gravi all’ANAC, senza paura di vedersi annullare le annotazioni per questioni di calendario.
E manda un messaggio agli operatori economici: il Casellario non è un dettaglio burocratico, ma uno specchio pubblico della loro affidabilità professionale.
Chi lavora con soldi pubblici su opere sensibili, soprattutto se finanziate con fondi europei, non può giocare di fantasia sul territorio né cercare scudi giuridici a valle.
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