C’è una sentenza, depositata nel 2024, che avrebbe dovuto rimettere in moto gli uffici del Comune di Latina. Una decisione chiara, con cui il TAR aveva annullato il diniego dell’amministrazione alla richiesta di alcuni proprietari di rettificare la perimetrazione del vincolo paesaggistico che grava sul loro terreno.
Una pronuncia che, almeno sulla carta, imponeva al Comune di riesaminare l’istanza e procedere secondo le indicazioni dei giudici. Eppure, dopo la sentenza, non è successo nulla.
Un anno di silenzi
Per mesi tutto è rimasto fermo: nessun nuovo atto, nessun avvio del procedimento, nessun confronto con la Regione, nessuna valutazione nel merito.
Un silenzio che ha spinto i proprietari a tornare davanti al TAR, questa volta non per contestare un diniego, ma per chiedere ai giudici di obbligare il Comune ad eseguire ciò che la sentenza del 2024 aveva già imposto.
Il nuovo ricorso punta dritto a una constatazione semplice quanto pesante: l’amministrazione non ha dato seguito alla decisione che l’aveva vista soccombente.
Quella sentenza aveva stabilito che il Comune non poteva dichiarare “non procedibile” l’istanza presentata dai ricorrenti nel 2022, e aveva chiarito che l’Ente avrebbe dovuto approfondire la questione, verificare la reale natura della zona interessata e valutare l’eventuale applicazione dell’art. 9 del PTPR.
Una verifica tecnica e giuridica, dunque, non una chiusura a priori.
Il Comune si costituisce in giudizio
Ora, però, la vicenda assume un nuovo volto. Il Comune di Latina ha deciso di costituirsi in giudizio anche in questo secondo round.
Una mossa obbligata per difendersi dal possibile esito più scomodo: un ordine del TAR che lo costringa ad agire entro tempi precisi, sotto la vigilanza del giudice amministrativo.
Il ricorso, intanto, mette in luce come la questione dei vincoli paesaggistici, delle perimetrazioni e delle zone omogenee non sia soltanto materia per tecnici e urbanisti, ma abbia conseguenze concrete per chi possiede un terreno e vuole capire cosa vi sia lecito fare.
Nel caso specifico, i proprietari da anni sostengono che parte della loro particella ricada in una zona di completamento assimilabile alle zone B del D.M. 1444/1968, dunque esclusa dal vincolo “bosco” alla data del 6 settembre 1985.
La palla passa di nuovo al tribunale
Argomentazioni che il TAR ha ritenuto meritevoli di approfondimento, mentre il Comune aveva liquidato l’istanza senza entrare nel merito.
Adesso la palla torna nuovamente al Tribunale. Da una parte i ricorrenti, convinti di avere diritto almeno a un riesame serio e motivato. Dall’altra un’amministrazione che, pur avendo lasciato passare un anno senza muovere un passo, ora sceglie di difendersi nelle aule giudiziarie.
Il risultato? Un contenzioso che si allunga e una domanda: perché il Comune non ha dato seguito a una sentenza che lo riguardava direttamente? Il TAR dovrà chiarire non solo cosa fare, ma anche entro quando farlo.
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