La vicenda è raccontata, con tono tecnico, nella delibera approvata dalla Giunta comunale, ma la storia è più semplice di quanto sembri.
Il cittadino ha citato in giudizio il Comune di Nettuno chiedendo che venga riconosciuta formalmente una servitù di passaggio: in pratica, sostiene che per raggiungere il proprio fondo ha sempre utilizzato un tracciato che passa sul terreno di proprietà del Comune.
Secondo lui, quel passaggio è un suo diritto e il cancello installato recentemente lo ostacolerebbe.
Nell’atto di citazione, protocollato il 17 giugno 2025, l’uomo chiede al giudice di riconoscere questa servitù e di condannare il Comune di Nettuno a rimuovere il cancello, riportando l’area allo stato precedente.
È un po’ come sostenere: “Quella strada la uso da sempre, è l’unico modo per arrivare a casa mia, e quel cancello non ci può stare.”
Il Comune di Nettuno deve difendersi
Ricevuta la citazione, l’Ufficio Legale del Comune l’ha immediatamente trasmessa agli uffici competenti. A seguito delle prime verifiche interne, il dirigente ha comunicato – anche informalmente – che l’Ente deve difendersi: secondo la ricostruzione del Comune, infatti, il passaggio contestato non sarebbe affatto dovuto, o comunque non nei termini rivendicati dal cittadino.
La Giunta, presa visione dell’istruttoria, ha quindi deciso di autorizzare la resistenza in giudizio.
In parole semplici, Nettuno si costituirà davanti al Tribunale di Velletri per spiegare perché quel cancello, a suo avviso, è legittimo e non viola alcun diritto privato.
La delibera affida inoltre a un successivo atto dirigenziale la scelta dell’avvocato esterno che rappresenterà il Comune di Nettuno in aula, secondo il regolamento del 2017 che disciplina l’incarico ai professionisti legali.
La causa, dunque, è aperta: da un lato il cittadino, convinto che quel passaggio gli spetti di diritto; dall’altro il Comune, deciso a difendere il proprio patrimonio e le proprie scelte amministrative.
Toccherà ora ai giudici stabilire chi ha ragione, e soprattutto se quel cancello dovrà restare dov’è oppure essere rimosso.
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