La necessità era di trovare 24 posti da dirigente medico di Medicina d’Emergenza-Urgenza per i 4 Pronto Soccorso della ASL Roma 6 da mandare avanti h24: Ospedale dei Castelli, Frascati, Velletri e Anzio-Nettuno.
La delibera della Direzione sanitaria della Asl Roma 6, la n. 1674 del 17 novembre 2025 certifica il paradosso: in corsia, di quei 24, arriverà una sola persona e, quindi, il servizio resterà in mano ai ‘gettonisti privati’.
La selezione bandita dalla ASL Roma 6 si è infatti chiusa con l’accettazione dell’incarico da parte di una sola candidata che verrà assunta da giugno 2026 con 32 ore settimanali. Il resto è deserto.
23 posti restano vacanti, congelati in una pianta organica che sulla carta è piena e nella realtà ha buchi grandi come una corsia d’emergenza.
Gettonisti d’oro: due giorni di lavoro e si guadagna più del primario
Nel frattempo, il sistema dei pronto soccorsi della Asl Roma 6 non di fermerà ma andrà avanti così: medici liberi professionisti, pagati circa 80 euro lordi l’ora, turni da 12 ore, mille euro ‘a botta’, così si usa dire nel gergo medico.
Con il regime forfettario al 15%, ad esempio, due turni lunghi a settimana e lo stipendio mensile può superare quello di un primario strutturato. E i restanti giorni si può svolgere la professione privata.
“È l’unico modo per convincere qualcuno a entrare in Pronto Soccorso, con il livello di rischio che c’è”, spiega una fonte interna che preferisce non comparire.
Il risultato? “Una sanità spezzettata: pochi dipendenti spremuti come limoni – ci spiega il medico – e un esercito di ‘gettonisti’ che garantiscono la sopravvivenza del servizio, ma senza la continuità di équipe che dovrebbe essere la base dell’emergenza-urgenza”.
La Asl Roma 6 resta senza medici per il pronto soccorso
“Masochisti che accettano un posto fisso nei nostri Pronto Soccorso non se ne trovano più”. A parlare, stavolta, è un’altra fonte istituzionale interna all’ASL, che chiede anch’essa l’anonimato, ma che fotografa un clima ‘interno’ che definire teso è un eufemismo.
A Velletri il turnover è “quasi assente” – chi c’è resiste per inerzia – mentre all’Ospedale dei Castelli il via vai è continuo. Medici che entrano, resistono qualche mese e poi scappano verso incarichi meno usuranti. In mezzo, turni massacranti, rischio legale altissimo, aggressioni in sala d’attesa, responsabilità enormi e riconoscimenti economici che, per i dipendenti strutturati, non compensano più i lividi (almeno metaforici) presi ogni giorno.
Quattro Pronto Soccorso, organici a pezzi
Il dato più inquietante è territoriale.
L’ASL Roma 6 non gestisce un piccolo presidio di provincia, ma una rete di quattro Pronto Soccorso:
- Ospedale dei Castelli,
- Frascati,
- Velletri,
- Anzio.
Un quadrilatero che copre Castelli Romani e litorale sud di Roma, con bacini d’utenza enormi e picchi stagionali devastanti.
Eppure, dopo il concorso, il conto è questo: quattro PS, ventiquattro dirigenti previsti, uno solo arruolato e ventitré che mancano all’appello. E l’azienda che ammette nero su bianco di doversi attaccare alle graduatorie altrui nel resto del Servizio sanitario regionale. Come se altre ASL fossero piene di medici di emergenza pronti a farsi sacrificare al posto loro.
La delibera certifica il disastro, i conti ringraziano
La delibera è un capolavoro di burocratese: tutto legittimo, tutto “utile per il servizio pubblico”, nessuno scostamento dal budget, pieno rispetto dei limiti di spesa regionali.
Il direttore generale Giovanni Profico approva, il direttore sanitario e quello amministrativo esprimono parere favorevole, gli uffici contabili allineano i numeri per il 2026.
In mezzo, una riga che pesa come un macigno: al concorso per 24 posti ha partecipato una sola candidata. Punto.
Il resto è affidato a future richieste di graduatorie altrui, a un mercato del lavoro medico che l’ASL tratta come un supermercato, ignorando il dato politico: nessuno vuole più fare il medico d’emergenza con queste condizioni.
Domanda finale: chi si prende la responsabilità?
Dal 1° giugno 2026 un medico in più entrerà in servizio nei Pronto Soccorso dell’ASL Roma 6. È una buona notizia. Ma resta una voragine: 23 posti scoperti, quattro PS sotto pressione, una montagna di straordinari e gettoni da pagare, rischio di collasso a ogni ondata influenzale.
Il tutto mentre sulla carta, nelle delibere e nei comunicati, si celebra l’ennesimo concorso “andato a buon fine”. È come mettere la testa sotto la sabbia, si finge di non vedere il problema.
La verità, che dai corridoi degli ospedali arriva dritta alle scrivanie della direzione e in Regione, è un’altra: il sistema dell’emergenza si regge su pochi eroi stanchi e su tanti gettonisti.
La domanda politica, più che sanitaria, è semplice e scomoda: quanti altri concorsi deserti serviranno prima che qualcuno ammetta che il problema non sono i medici che scappano, ma le condizioni in cui li si costringe a lavorare?
Leggi anche: Ospedale dei Castelli, il parcheggio resterà senza ombra: rifiutato il progetto che produceva anche energia
























