Con una determinazione dirigenziale del 7 novembre 2025, l’amministrazione pometina ha deciso di affidarsi a un legale per difendersi da un nuovo ricorso presentato dalle 2 società proponenti la maxi lottizzazione.
Le due società hanno presentato una richiesta al Presidente della Repubblica di annullare la delibera del Consiglio comunale n. 89/2024, legata al nuovo piano urbanistico generale della città.
Sullo sfondo, sempre lo stesso nodo: il futuro della pianificazione del territorio e delle aree più delicate di Pomezia.
Uno dei temi principali, molto probabilmente, è proprio la tenuta di Pratica di Mare, su cui le società avevano in programma un grande programma edile che era entrato in contrasto con il Comune di Pomezia, nel 2017, con lo stop ‘politico’ confermato dal Tribunale.
Dopo il “no” del TAR, i costruttori cambiano tribunale
Proprio a inizio 2025, infatti, i giudici amministrativi del TAR del Lazio avevano dichiarato inammissibile un ricorso delle stesse società contro un atto di indirizzo politico del Consiglio comunale, giudicato privo di effetti immediati.
In pratica, il Tribunale aveva detto che era troppo presto per contestare una semplice mozione, non tradotta in atti concreti.
Ora i costruttori cambiano strada: non più il TAR, ma il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro il primo atto della nuova amministrazione di Pomezia che tenta di avviare una nuova pianificazione urbanistica del proprio territorio.
È un canale diverso, ma l’obiettivo resta, forse, lo stesso: rimettere in discussione le scelte urbanistiche dell’ente e riaprire la partita su progetti edificatori che da anni dividono politica e cittadini.
Cosa c’è dentro la delibera finita sotto attacco
La delibera n. 89/2024, finita nel mirino delle due società, ha annullato una precedente decisione del Consiglio comunale del 2017, che approvava il documento preliminare di indirizzo per il nuovo piano urbanistico generale.
Un atto tecnico, ma dal forte impatto politico, perché incide sull’impostazione di lungo periodo dello sviluppo della città.
In concreto, si tratta di scegliere che volto dare a Pomezia: più costruzioni e nuovi insediamenti, oppure maggior cautela nelle aree di pregio ambientale e archeologico, come quelle legate al comprensorio di Lavinium e alla tenuta di Pratica di Mare.
Il Comune fa quadrato: “difendere il buon operato dell’Ente”
Nella determinazione dirigenziale viene messo nero su bianco l’intento politico-amministrativo: l’Ente ritiene “opportuno, oltre che doveroso” difendere il proprio operato e resistere al ricorso delle società. Per farlo, viene incaricato un professionista esterno, che già in passato ha seguito procedimenti collegati alla stessa vicenda urbanistica.
La scelta di costituirsi nel procedimento non è solo un atto tecnico, ma un messaggio chiaro: l’amministrazione non intende lasciare scoperto un passaggio cruciale per il governo del territorio.
Dopo il precedente pronunciamento del TAR, che aveva congelato un primo ‘assalto giudiziario’, Pomezia ribadisce la volontà di difendere le sue delibere anche davanti al Presidente della Repubblica.
Cosa cambia adesso per i cittadini (e per la maxi lottizzazione)
Nel breve periodo, per chi vive a Pomezia non cambia nulla: il ricorso è ancora in corso e la decisione finale spetterà agli organi competenti nell’ambito del procedimento straordinario.
Fino a quel momento, la delibera comunale contestata resta valida e la situazione sulla maxi lottizzazione di Pratica di Mare rimane congelata.
Il messaggio politico-amministrativo, però, è forte: dopo il “No” del TAR al precedente ricorso, l’amministrazione sceglie di non arretrare e di difendere le proprie scelte urbanistiche su tutti i fronti.
Per chi teme nuove colate di cemento nelle aree più sensibili del territorio, l’esito del contenzioso sarà decisivo. E la partita, a questo punto, si sposta idealmente dal palazzo comunale alle stanze del Quirinale.
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