A guadagnarci è la proprietaria dell’immobile che ritorna nella titolarità dell’immobile con effetto immediato.
Il Tar del Lazio, difatti, ha annullato il provvedimento del 2023 con cui il Comune di Genzano aveva formalizzato l’acquisizione gratuita dell’immobile e di una vasta area verde attorno ad esso, frutto di anni di contenzioso sul tema di presunti abusi edilizi.
Risultato: niente nuova struttura pubblica per i cittadini, niente parco comunale, niente maxi-sanzione. A perderci, sul piano della fruizione collettiva e della credibilità amministrativa, è il Comune di Genzano.
Cosa guadagna la proprietaria della villa
Per la proprietaria della maxi villa di via Colle Fiorito la sentenza del Tar vale oro.
La sala polivalente – il cuore dell’attività per eventi – non può essere acquisita dal Comune di Genzano come se fosse un’opera totalmente abusiva.
Il Tribunale riconosce che quella struttura nasce da un permesso di costruire del 2004 e che le irregolarità riguardano soprattutto l’uso e alcuni impianti e arredi, da rimuovere a spese dei responsabili, ma non l’esistenza stessa dell’edificio.
Inoltre, salta la maxi-multa prevista dall’articolo 31, comma 4-bis del Testo Unico dell’Edilizia, perché applicata in modo retroattivo rispetto agli ordini di demolizione del 2006-2007. E viene annullata anche l’acquisizione di oltre 2.500 mq di terreno, ritenuta male motivata.
Dai permessi del 2004 agli abusi contestati
La vicenda inizia nel 2004, quando viene rilasciato il permesso per sistemare il terreno a giardino, costruire una piscina privata e installare quattro gazebi.
Da lì in poi, però, l’area si trasforma progressivamente in una vera e propria location per eventi, con sala polivalente, collegamenti coperti, locali di servizio e nuove strutture.
Il Comune di Genzano ha contestato una serie di abusi con due ordinanze di demolizione, nel 2006 e nel 2007.
La proprietaria ha demolito alcune opere, ha chiesto una sanatoria, ha perso i primi ricorsi al Tar e poi al Consiglio di Stato.
Nel frattempo l’area ha continuato a essere nel mirino dell’urbanistica comunale, fino agli ultimi provvedimenti del 2023-2024 che hanno portato all’acquisizione del complesso al patrimonio dell’ente. Ed è proprio qui che, secondo il Tar, il Comune di Genzano ha sbagliato (quasi) tutto.
Primo errore: la sala eventi trattata come abuso totale
Secondo il Tar del Lazio, il Comune di Genzano ha forzato troppo la mano sulla sala polivalente, il grande salone usato per congressi, matrimoni e riunioni.
Dagli atti risulta che, nel 2007, la struttura era stata in parte ripristinata rispetto al titolo edilizio originario e che le contestazioni successive riguardavano soprattutto il cambio di destinazione d’uso e la presenza di impianti e arredi per attività di eventi.
Per i giudici, questo non giustifica l’applicazione automatica della sanzione più pesante – l’acquisizione gratuita – alla sala stessa: per quella parte, spiega il Tar, non opera l’articolo 31 del Testo Unico Edilizia. Il Comune di Genzano potrà al massimo eseguire, a spese dei responsabili, le opere necessarie a riportare l’immobile nell’alveo del permesso del 2004.
Secondo errore: i 2.518 metri quadri senza una vera motivazione
Altro passaggio cruciale: la superficie acquisita.
Il Comune Genzano aveva deciso di prendere non solo le opere abusive e l’area di sedime (circa 493 mq), ma anche una porzione di terreno molto più ampia, arrivando a 2.518 mq, cioè oltre cinque volte l’area direttamente interessata dagli abusi, richiamando il limite massimo del “decuplo” previsto dalla legge.
Per il Tar, però, manca l’essenziale: la spiegazione del perché proprio quell’estensione e non un’altra. In sentenza si ricorda che, quando si acquisisce anche l’area ulteriore, l’amministrazione deve motivare puntualmente i calcoli in base agli indici urbanistici e alla destinazione di zona. Qui, invece, il Comune si è limitato a indicare numeri, senza un percorso logico: vizio di motivazione e atto annullato.
Terzo errore: la sanzione pecuniaria retroattiva
Il Tribunale censura infine la sanzione pecuniaria comminata in aggiunta all’acquisizione.
Si tratta della multa prevista dall’articolo 31, comma 4-bis del d.P.R. 380/2001, introdotta nel 2014. Ma gli ordini di demolizione a carico della proprietaria risalgono al 2006 e al 2007 e i termini di 90 giorni per ottemperare erano già scaduti ben prima della riforma.
Applicare la norma nuova a una inottemperanza “consumata” anni prima significa, per i giudici, violare il principio di irretroattività in materia sanzionatoria. Anche qui il Tar richiama la giurisprudenza del Consiglio di Stato e conclude: quella multa non si poteva mettere. Un altro tassello che cade, indebolendo la strategia dell’ente.
Le responsabilità della politica e degli uffici
La sentenza individua chiaramente un errore di impostazione amministrativa.
Le responsabilità politiche si collocano nelle scelte delle Giunte che, nel corso di questi vent’anni, hanno impostato e approvato gli atti sanzionatori e di acquisizione senza pretendere motivazioni tecniche a prova di giudice.
Quelle tecniche, invece, riguardano gli uffici urbanistici e legali che hanno redatto ordinanze, determine e relazioni, sottovalutando i vincoli di legge su motivazione, proporzionalità delle sanzioni e rispetto dei termini.
Eventuali profili contabili o disciplinari, se ravvisati, potranno essere valutati dalla Corte dei Conti o dagli organi interni di controllo, ma il dato politico è già chiaro: su questo dossier, il Comune di Genzano non è riuscito a tutelare fino in fondo l’interesse pubblico.
Cosa perdono Genzano e i cittadini
Se l’acquisizione fosse rimasta in piedi, il Comune di Genzano avrebbe potuto trasformare la maxi villa per eventi in uno spazio pubblico: centro civico, sala conferenze, luogo per associazioni e iniziative culturali. Invece, l’operazione si ferma al palo.
L’ente perde la possibilità di mettere a disposizione dei residenti una struttura già pronta, in un’area di pregio paesaggistico, e vede svanire anche la prospettiva della sanzione pecuniaria collegata agli abusi.
Restano, invece, anni di spese legali e di lavoro degli uffici, senza un ritorno concreto per la collettività. Il messaggio che passa ai cittadini è pesante: vent’anni di pratica, e alla fine il Comune di Genzano si vede bocciare gli atti chiave.
La partita non è chiusa: possibile ricorso al Consiglio di Stato
Nonostante la bocciatura, la vicenda non è necessariamente finita qui.
Il Comune di Genzano può ancora opporsi alla sentenza del Tar Lazio proponendo appello al Consiglio di Stato, il giudice amministrativo di secondo grado.
In quella sede l’ente potrà chiedere una riforma della decisione, difendendo la scelta di acquisire il compendio immobiliare e di sanzionare gli abusi. Ma dovrà presentare atti tecnicamente inattaccabili.
Nel frattempo, però, gli atti annullati non producono effetti e la maxi villa di via Colle Fiorito resta nella disponibilità privata.
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