Nato a Cisterna il 22 novembre 1920, ma da decenni residente a Pontinia, partecipò come parcadutista alla Seconda Guerra Mondiale e in seguito ad una ferita riportata in un combattimento notturno, durante la Campagna d’Africa, fu assegnato al Reggimento Nembo, in Sardegna, con il quale partecipò alla battaglia di Montecassino.
Decorato con la Croce al Merito di Guerra e con la Medaglia al Merito per la Liberazione, “Giotto” è noto soprattutto per aver combattuto a El Alamein con la 12ª compagnia, IV Battaglione.

La battaglia di El Alamein e gli italiani eroi
La battaglia di El Alamein, combattuta tra il 23 ottobre e il 11 novembre 1942 nel deserto egiziano, fu uno degli scontri decisivi della Seconda guerra mondiale in Nord Africa.
Le forze dell’Asse, guidate dal feldmaresciallo tedesco Erwin Rommel, cercavano di avanzare verso il Canale di Suez e il petrolio del Medio Oriente. Di fronte a loro si trovava l’Esercito Britannico, al comando del generale Bernard Montgomery, che aveva rafforzato le difese lungo la linea di El Alamein.
La battaglia si svolse in due fasi principali: la fase di rottura iniziale, con artiglieria e attacchi frontali per penetrare le linee nemiche, e la fase di sfruttamento, in cui i britannici avanzarono lentamente ma in modo sistematico tra mine e trappole.
La superiorità numerica e logistica degli Alleati, insieme alla strategia di Montgomery, bloccò definitivamente l’avanzata di Rommel.
La vittoria degli Alleati segnò una svolta nel teatro africano: fu il primo grande successo contro le forze dell’Asse nel deserto e aprì la strada alla caccia ai reparti italo-tedeschi verso ovest, culminando con la ritirata dell’Asse fino alla Tunisia.
La battaglia è ricordata per l’importanza strategica, l’uso massiccio di artiglieria e carri armati, e per aver rappresentato un punto di svolta nella guerra in Nord Africa.

Il comportamento delle truppe italiane viene ancora oggi ricordato come eroico.
Inferiori di numero e senza rifornimenti, gli italiani combatterono quasi a mani nude contro l”avanzata dei carri armati alleati. Persino la BBC inglese e Winston Churchill elogiarono il comportamento dei soldati italiani, riconoscendo il loro valore nonostante la sconfitta.
La battaglia di Montecassino
La battaglia di Montecassino, combattuta tra gennaio e maggio 1944 durante la Seconda guerra mondiale, fu una serie di scontri tra le forze alleate e le truppe tedesche che difendevano la linea Gustav in Italia centrale.
La città di Cassino e il monastero di Montecassino, posto su un’altura strategica, erano considerati punti chiave per avanzare verso Roma.
Le battaglie si susseguirono in quattro fasi principali, tra pesanti bombardamenti e attacchi terrestri, con ingenti perdite da entrambe le parti.

II bombardamenti alleati del 15 febbraio 1944, distrussero quasi completamente sia la città di Cassino che il noto Monastero di Montecassino. Le truppe tedesche, comunque, continuarono a resistere nella zona circostante.
Solo con l’ultimo assalto, il 18 maggio 1944, le truppe polacche conquistarono le rovine del monastero, aprendo la strada per la liberazione di Roma il 4 giugno 1944.
La battaglia è ricordata per la ferocia dei combattimenti, l’alto numero di vittime e il ruolo cruciale nel rallentare l’avanzata alleata in Italia.
Testimone della storia

Il sindaco di Pontinia Eligio Tombolillo, che ha portato anche un dono al festeggiato, si è rivolto a lui evidenziando l’importanza di un veterano che ha avuto il privilegio di poter guardare alla crescita di Pontinia con gli occhi di chi sa già valutare, ammirare, gioire e soprattutto ricordare:
“Pochi come te possono dire con certezza come era la nostra amata cittadina ai suoi inizi.
La tua vita caro Giotto è un lungo e meraviglioso racconto, attraversato sicuramente tanto da gioie quanto da dolori, ma è l’insieme di essi che fanno la tua ricchezza.
Sei un uomo saggio ed il tuo sapere deriva da una vita vissuta appieno.
Sei grande Giotto e non perché hai raggiunto 105 anni, sfatando anche antiche profezie: sei grande perché hai vissuto ed assistito a cose ancora più grandi che hanno attraversato oltre un secolo lasciando scritte pagine di dolore e di paura ma anche di pace, di sviluppo e di crescita”.
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