I giudici hanno confermato l’ordinanza di demolizione delle opere ritenute abusive e la condanna alle spese: 2.500 euro da pagare al Comune di Velletri, oltre agli interventi di ripristino. Per la coppia, niente sanatoria postuma: quelle stanze in più, per la legge, non dovevano esistere.
I controlli del 2007 e le prime ingiunzioni
La vicenda non nasce oggi. Già nel 2007 la Polizia municipale aveva accertato irregolarità su una casa di di via Caranella, dove insistono un’abitazione e un fabbricato ad uso magazzino. Siamo in zona agricola, una via lunga più di due chilometri nella zona est del territorio di Velletri, tra vigneti e ville di campagna.
Il Comune di Velletri aveva emesso due ingiunzioni di demolizione, nel 2007 e nel 2016, relative all’ampliamento del piano terra della casa, alla creazione di un nuovo ingresso, alla trasformazione di una porta in finestra e alla realizzazione di portici in legno, privi di qualunque titolo edilizio.
Quegli ordini di demolizione, però, non risultano essere stati impugnati nei termini e sono rimasti sullo sfondo come un conto mai saldato.
2024, l’ultima mossa del Comune di Velletri
Nel 2024 il dirigente dell’Edilizia privata firma una nuova ordinanza, la n. 148, che ribadisce l’obbligo di ripristinare lo stato dei luoghi. Il provvedimento sostituisce una precedente ordinanza notificata a un’ex proprietaria, e viene indirizzato agli attuali titolari.
Nel mirino non ci sono solo i ritocchi alla casa principale, ma soprattutto l’ampliamento del vecchio magazzino, ormai inglobato in un unico edificio ad uso abitativo. Di fatto, da semplice locale di sgombero si sarebbe arrivati a una vera e propria porzione di abitazione.
Le difese dei proprietari: minimizzare
I ricorrenti hanno provato a ridimensionare il quadro. Secondo la loro tesi, il nuovo vano d’ingresso sarebbe una semplice manutenzione straordinaria, realizzabile con una CILA. La trasformazione della porta in finestra sarebbe ordinaria manutenzione, quindi edilizia libera.
I portici in legno sarebbero opere pertinenziali e amovibili, di modesta entità. Anche il tema del Genio Civile viene evocato: nessuna vera “veduta”, solo una “luce”, quindi – sostengono – niente autorizzazioni strutturali. L’impianto difensivo punta tutto sull’idea dei “piccoli interventi”.
La risposta dei Giudici: non è una semplice ritinteggiata
Per il Tribunale, però, la ricostruzione non regge.
Secondo i giudici, l’ampliamento al piano terra crea nuova superficie e nuova cubatura, ben oltre la manutenzione straordinaria. La sostituzione dell’ingresso con una finestra incide sulla struttura dell’edificio, non sulle sole “finiture”.
Quanto ai portici, i giudici sottolineano che non è stata fornita alcuna prova concreta della loro natura davvero pertinenziale e rimovibile.
In più, le vecchie ordinanze di demolizione non risultano mai impugnate nei termini: un dettaglio che pesa, perché conferma la linea già tracciata dall’amministrazione comunale.
Il magazzino trasformato in casa e il condono finito nel nulla
La parte più delicata riguarda il magazzino.
Nel tempo, tre corpi di fabbrica contigui lo hanno ampliato sui lati est e sud, fino a farlo diventare un unico volume abitativo. Su queste opere esisteva una domanda di condono presentata negli anni Ottanta ai sensi della legge 47/1985.
Il Comune di Velletri l’aveva respinta nel 2016.
Il ricorso contro il diniego è stato poi dichiarato estinto nel 2022: il No alla sanatoria è così divenuto definitivo, chiudendo ogni spiraglio. Di conseguenza, per il Tar del Lazio, il Comune di Velletri era pienamente legittimato a intervenire con una nuova ingiunzione.
Cambio d’uso dei magazzini: la linea dura del Tar Lazio
Il caso di Velletri si inserisce in un orientamento ormai consolidato: la trasformazione di un magazzino in abitazione non è mai neutra dal punto di vista urbanistico e richiede, di regola, un permesso di costruire. Specie quando vi siano ampliamenti, nuove volumetrie e un diverso carico urbanistico.
La logica è semplice: un deposito genera un certo impatto sui servizi e sul territorio, una casa tutt’altro. Per i giudici, non basta chiamarlo “locale di sgombero” se poi, nei fatti, viene utilizzato e conformato come parte integrante dell’abitazione.
Velletri e la stretta sugli abusi edilizi
La sentenza arriva in un contesto di crescente attenzione sui “piccoli” abusi edilizi. Non si tratta solo dei grandi ecomostri, ma di portici, ampliamenti, chiusure di verande e cambi d’uso apparentemente innocui.
Proprio nei Comuni dell’hinterland romano, come Velletri, controlli e repressione si concentrano su queste casistiche diffuse, spesso legate a case di campagna e immobili familiari.
In molti casi i proprietari confidano in vecchie domande di condono o in una sorta di “tolleranza di fatto” che però i giudici, sempre più spesso, non riconoscono.





















