Non è una semplice “rattoppata” a un ex campetto. L’intervento che sta per partire in via Don Luigi Sturzo rientra in un programma che punta a trasformare aree pubbliche in playground riconoscibili, modulari e soprattutto gratuiti: spazi dove lo sport non è solo attività fisica, ma occasione di socialità e presidio urbano.
L’idea è quella di una piccola agorà contemporanea: un posto che di giorno è palestra a cielo aperto e, se serve, può diventare scenario per iniziative culturali e di quartiere.
Altra cosa positiva: i soldi del progetto, 200.000 euro, arrivano dal Ministero dello Sport.
Dove si interviene: via Don Luigi Sturzo, a ridosso del verde
Il punto scelto è in via Don Luigi Sturzo, al confine con l’area verde del Parco della Crocetta e vicino alla ciclopedonale.

È un dettaglio importante perché qui l’utilità pubblica è doppia: da una parte si recupera un’area sportiva oggi sottoutilizzata, dall’altra si prova a dare più vita e frequentazione a un nodo di passaggio che, come accade spesso, rischia di diventare periferia “dentro la città” se resta buio e senza funzioni. A due passi dal centro città.
Addio al campetto dismesso: si rifà la base e cambia la fruizione
Oggi l’area è sostanzialmente una piattaforma in cemento armato, eredità del vecchio campo di calcetto.

Il progetto prevede una riqualificazione netta: demolizione di gran parte della piastra esistente e realizzazione di una nuova superficie più adatta allo sport, con un sistema di stratigrafie pensato per durare e per essere confortevole.
La nuova piastra sarà “lettura immediata”: colori diversi a terra per separare le funzioni e rendere lo spazio riconoscibile anche a colpo d’occhio.
Cosa ci sarà: pallavolo, calisthenics e murales
Il playground non sarà un campo unico. Al centro ci saranno due anime: un’area per la pallavolo con pali e rete, e una zona calisthenics attrezzata con postazioni fitness pensate per allenamenti a corpo libero, con una capienza indicativa fino a 12 persone.
A dare identità al posto arriverà anche una parete in calcestruzzo alta due metri progettata come “tela urbana”: uno spazio dedicato ai murales, quindi non solo sport ma anche linguaggio visivo e appartenenza.

Illuminazione e drenaggio: le opere “invisibili” che fanno la differenza
C’è poi la parte meno instagrammabile, ma decisiva: impianto elettrico e illuminazione a LED per rendere l’area fruibile anche nelle ore serali, e un sistema di smaltimento delle acque piovane con pendenze leggere e drenaggi a dispersione lungo i lati.
In pratica: meno ristagni, meno degrado, meno “pozzanghere perenni” dopo un temporale.
Sull’accessibilità, la scelta è semplice e concreta: superficie complanare ai percorsi, senza gradini né dislivelli che creino barriere.
Perché interessa i cittadini: sicurezza, gratuità e manutenzione
La notizia non è solo “un campo nuovo”: è la promessa di uno spazio che, se gestito bene, può diventare presidio sociale. Più gente che usa un luogo significa spesso meno abbandono e meno vandalismi.
E c’è un punto che i residenti dovrebbero segnarsi: questi playground nascono con l’obiettivo di restare pubblici e gratuiti, con regole di manutenzione che dovranno essere chiare nel tempo per evitare che, dopo l’inaugurazione, tutto torni lentamente a spegnersi.
La differenza tra un progetto riuscito e un’altra incompiuta, alla fine, sta tutta nella partecipazione dei cittadini.
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