I soldi “messi da parte”: cosa dice davvero la determina di Pomezia
Il documento del Comune di Pomezia parla chiaro su un punto: si impegna in bilancio una somma di 17.347,66 euro, coperta interamente da un contributo statale legato al “Fondo per l’adeguamento dei prezzi dei materiali da costruzione” (il meccanismo pensato per compensare gli aumenti eccezionali registrati nel periodo caldo dei rincari).
Tradotto: se i prezzi di cemento, ferro e affini hanno fatto saltare i conti, lo Stato mette una toppa e il Comune di Pomezia formalizza la spesa per pagare quanto dovuto, in relazione alle lavorazioni eseguite e contabilizzate tra agosto e dicembre 2022.
La domanda che tutti fanno: “quindi riapre?”
Il cantiere, del resto, ha alle spalle una genealogia lunga: da “opera segnalata” tra i Cantieri in Comune fino al finanziamento CIPE, poi la gara, l’aggiudicazione e i lavori di demolizione e ricostruzione affidati alla 3DI per un importo di oltre 638mila euro più IVA.
Nella determina si ribadisce anche che l’impresa risulta in regola con il DURC, condizione indispensabile per qualunque pagamento.
Ma qui arriva la domanda che a Torvaianica rimbalza da mesi, come un’eco sul lungomare d’inverno: riaprirà davvero?
La verità è che questa determina non è l’atto dell’apertura. È, semmai, un tassello: un modo per “chiudere” una partita contabile e rendere più lineare la strada successiva.
I due nodi decisivi: concessione ed esproprio
E la strada successiva, nella pura logica (e nella pura speculazione), passa da due nodi: una nuova concessione e — se davvero l’accesso resta il collo di bottiglia — un esproprio per garantire ingresso e percorsi a norma.
Due parole che spaventano, perché significano tempi, carte, decisioni. Ma sono anche obiettivi raggiungibili per un’amministrazione, se la volontà politica e amministrativa è reale: istruttoria, atti, passaggi, e una tabella di marcia finalmente rispettata.
I “se” che possono segnare la svolta
È qui che il romanzo del New Las Vegas può cambiare genere.
Da giallo burocratico a storia di ritorno: un cancello che non resta più simbolo di rinvio, ma punto di partenza.
Se il Comune di Pomezia accelera su concessione e accessi, se i passaggi finali (collaudi, conformità, affidamento della gestione) vengono spinti come priorità e non come pratica da fondo pila, allora l’estate 2026 smette di essere un miraggio.
Dopo 8 anni di slittamenti, carte e attese, l’ipotesi prende forma: potrebbe essere finalmente quella giusta.
Non una promessa — ancora no — ma un calendario possibile. E, ogni tanto, è proprio così che ricominciano le storie: con una determina che, senza far rumore, “riaccende i motori”.
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