Al centro della vicenda c’era un immobile a Nettuno per il quale il Comune aveva chiesto il pagamento della tassa relativa all’IMU 2013, sostenendo che non spettasse l’esenzione prevista dalla normativa sulle “prime case” in caso di coniugi residenti in comuni diversi.
Contestato il pagamento dell’IMU relativo al 2013
La proprietaria dell’immobile di Nettuno aveva contestato l’avviso di pagamento IMU, sostenendo che, trattandosi della sua abitazione principale, non dovesse pagare l’imposta.
La questione era già passata davanti alla Commissione Tributaria Provinciale e poi alla Commissione Regionale, entrambe rigettando il ricorso e confermando la posizione del Comune di Nettuno.
Secondo i giudici di merito, l’esenzione spettava solo se il possessore e il suo nucleo familiare dimoravano stabilmente nello stesso immobile, escludendo quindi la possibilità che due coniugi potessero avere ciascuno una propria “prima casa” in comuni diversi.
La Cassazione, però, ha ribaltato questa interpretazione.
La decisione della Cassazione
Richiamando una recente sentenza della Corte Costituzionale, i giudici hanno chiarito che la definizione di abitazione principale non può richiedere la dimora abituale e la residenza del nucleo familiare del possessore.
Ciò significa che il beneficio fiscale spetta al proprietario dell’immobile in cui dimora e risiede anagraficamente, anche se il coniuge ha la residenza in un altro comune.
Con questa decisione, la Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza precedente e riconoscendo l’esenzione del pagamento IMU per l’immobile di Nettuno in questione.
Non essendo necessari ulteriori accertamenti, la controversia si è chiusa con un successo per la ricorrente, mentre le spese del procedimento sono state integralmente compensate, alla luce dell’intervento della Corte Costituzionale sulla questione.
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