La vicenda è stata resa nota dalla capogruppo di Italia Viva in Consiglio regionale del Lazio, Marietta Tidei, insieme ai due consiglieri locali Emilio Cianfanelli e Cora Fontana: che scrivono in una nota:
“La salute dei cittadini e l’efficienza del Nuovo Ospedale dei Castelli (NOC) non possono più attendere. I fondi stanziati per la costruzione dell’eliporto, la sistemazione delle aree verdi e anche il miglioramento della viabilità del NOC restano bloccati da anni, mentre le comunità locali continuano a chiedere interventi concreti”.
Da “parallela” necessaria a bretella ridotta
Il progetto, nato anni fa, non dovrebbe portare quindi alla creazione della parallela di via del Ginestreto che molti ritenevano indispensabile.
La “vecchia” via del Ginestreto, infatti, è una strada troppo stretta, almeno nel punto più vicino a Vallericcia. Su quel tratto transitano anche le ambulanze dirette h24 da e per il NOC – Nuovo Ospedale dei Castelli, punto di riferimento per più Comuni dei Castelli Romani.

Nelle intenzioni originarie, la nuova infrastruttura, via del Ginestreto bis, avrebbe dovuto partire da via Italia (Albano, frazione di Cecchina) e chiudersi nei pressi della via Nettunense. Si sarebbe così completato un asse capace di alleggerire davvero il traffico e offrire un’alternativa robusta.
Il primo progetto fu redatto dall’allora Amministrazione di Ariccia guidata da Emilio Frappelli, ma non arrivò mai in Regione Lazio. Anche nell’accordo di Programma in vista della realizzazione dell’Ospedale il Noc del 2007, si prevedeva una parallela (ossia via del Ginestreto bis) integrale, dalla zona di via Italia ad Albano fino alla Nettunense.
Ed è proprio sul nodo “infrastrutture al servizio del NOC” che Tidei accende i riflettori, ricordando che
“l’Accordo di programma prevedeva 13 milioni di euro per l’eliporto, la piantumazione di alberi e arbusti autoctoni e l’allestimento degli arredi esterni, oltre a 6 milioni destinati alla viabilità per collegare il NOC a diversi Comuni dei Castelli Romani”.
Il “nuovo” tracciato: solo metà opera, funzione dimezzata
Oggi, invece, l’intervento oltre ad essere in grosso ritardo – stando alle informazioni disponibili – verrebbe ristretto al tratto da via delle More fino alla rotatoria di via Guerrino. Tradotto: non una nuova dorsale, ma un semplice by-pass al sottopasso del ponte ferroviario.
La nuova strada parallela andrebbe dunque a bypassare soltanto un tratto di circa 540 metri di via del Ginestreto, comprendente il sottopasso al ponte ferroviario.
Certo, risolverà gravi problemi come quello della viabilità a senso unico alternato a cui le automobili che transitano su via del Ginestreto sono costrette. E anche il problema dell’altezza del sottopasso che oggi costringe molti automezzi ad evitare la strada (e spesso qualcuno rimane incastrato)

In ogni caso, anche questo progetto limitato è stato modificato. Secondo quanto da noi appreso ufficiosamente – visto che tali informazioni non sono state rese pubbliche – il progetto non avrebbe ancora ricevuto il ‘Sì’ ultimo e definitivo della Conferenza dei Servizi, il tavolo tecnico chiamato a dire ‘Sì’ o ‘No’ a questo progetto dimezzato.
Non si risolve il problema delle lunghe file
Un progetto utile? Probabilmente sì, in ogni caso. Risolutivo? No. Perché il nodo della strettoia, della sicurezza e dei flussi continui verso l’ospedale resta lì, sostanzialmente invariato.
Infatti le file più lunghe si creano ai due lati opposti, cioè all’innesto con l’Appia bis presso la “rotatoria delle 5 strade” e con la Nettunense.
La strada molto stretta, i bordi estremamente irregolari e gli accessi pericolosi alla via che hanno immobili e stradine laterali sono tutti elementi di pericolo e rallentamento del traffico che non verranno risolti dal nuovo tracciato.
Ed è qui che, dal fronte politico, viene chiesta un’accelerazione più ampia.
“La vicinanza e l’ascolto del territorio sono fondamentali”, sottolinea Tidei, rivendicando anche il lavoro svolto sul tema dai consiglieri di Italia Viva Cora Fontana ed Emilio Cianfanelli, “insieme al decisivo impegno promotore del Comitato per il Noc e dei cittadini”, per portare alla luce criticità e sollecitare risposte in Regione Lazio.
Il cantiere era atteso da anni (e si partiva dall’archeologia)
Solo due mesi fa, la narrazione ufficiale era un’altra: partenza del cantiere, avvio “operativo” dopo anni di rallentamenti, prima fase dedicata alle indagini archeologiche preliminari.

Il progetto veniva presentato come la bretella destinata a migliorare l’accesso al NOC e a “rivoluzionare” la viabilità locale, in un contesto già segnato da carreggiate irregolari, restringimenti improvvisi e innesti stradali nati dallo sviluppo edilizio.
Intanto, la contestazione di fondo resta la stessa: fondi previsti, tempi dilatati, opere che faticano a diventare realtà. “È essenziale che i fondi pubblici vengano trasformati in opere reali che migliorino la vita dei residenti e la qualità dei servizi sanitari”, insiste Tidei.
Le ragioni politiche che bloccano il progetto
Ma perché fermarsi a metà? Le ragioni sarebbero due ed entrambe legate a ‘personalismi’ legati alla politica.
1) evitare espropri su aree dove sarebbe in corso la costruzione della futura “Albano-Cecchina 3”. Descritta come una nuova grande lottizzazione, l’attuazione del progetto originale della nuova strada avrebbe dovuto portare a grossi ripensamenti;
2) evitare di procedere con espropri su terreni ricadenti nel Comune di Ariccia.
Sono elementi, questi, che non certificano responsabilità personali, ma raccontano un clima politico. L’opera si riduce e, nel territorio, cresce il sospetto che la politica locale preferisca non pestare piedi sensibili.
La domanda che rimbalza: chi decide cosa “serve” davvero?
Il punto, adesso, è tutto qui. Una strada pensata per collegare davvero Castelli e pianura, decongestionare un asse critico e rendere più fluido l’accesso al NOC, rischia di diventare un intervento parziale con obiettivo diverso.
E sullo sfondo rimane la cornice più ampia richiamata dalla capogruppo di Italia Viva: se completato secondo l’Accordo di programma
“il NOC diventerebbe un ospedale di eccellenza per oltre 500.000 persone, con un impatto positivo sullo sviluppo occupazionale e socioeconomico dei Castelli Romani”.
Per questo Tidei chiede al Governatore Francesco Rocca
“di chiarire tempi e modalità per il completamento delle infrastrutture e della viabilità, ascoltando davvero il territorio e valorizzando il lavoro degli amministratori e dei comitati che da anni seguono la questione”.
E la domanda – inevitabile – resta appesa: è una inevitabile scelta tecnica o una comoda scelta politica?
Perché quando un progetto pubblico cambia pelle, a metà strada, bisognerebbe avere il coraggio di indagare se ciò avviene per il bene pubblico o per ‘condizionamenti personali’.
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