Il viticoltore è erede della storica famiglia nobiliare degli Aldobrandini ed ha vigneti nell’area tra Frascati e Grottaferrata.
È questa la notizia che emerge dalla sentenza pubblicata il 5 dicembre dal Tar Lazio.
Ente Parco Castelli Romani paga i danni
Dopo che il nobile era ricorso in Tribunale una seconda volta, l’amministrazione – ossia il Parco dei Castelli Romani – ha adempiuto in modo “spontaneo e integrale” – così riportano le carte – e, di conseguenza, lo stesso ricorrente ha dichiarato di non avere più interesse a proseguire.
Risultato finale: il TAR del Lazio non entra più nel merito e ha chiuso il ricorso dichiarandolo estinto per sopravvenuta carenza di interesse. La lite si spegne perché il motivo della causa – ottenere il pagamento – è venuto meno. Le spese di quest’ultimo giudizio vengono compensate: ognuno si paga le proprie.
Per capire come si è arrivati a questo epilogo bisogna ritornare fino a circa 10 anni fa.
I cinghiali nel vigneto del nobile
I cinghiali nei Castelli Romani non sono un’eccezione, ma un problema ricorrente per chi lavora la terra. In questa vicenda, però, l’elemento “simbolico” ha acceso i riflettori.
L’imprenditore agricolo è anche erede di una storica famiglia nobiliare e la narrazione del “vigneto del nobile” nel cuore del Parco ha fatto discutere.
Secondo la ricostruzione già emersa nel passaggio giudiziario precedente il nobile sosteneva di aver subito perdite molto più pesanti, quantificate in decine di migliaia di euro. L’Ente Parco, invece, aveva stimato il danno in 12.640 euro: una cifra che il produttore considerava troppo bassa rispetto a quanto accaduto tra i suoi filari.
Da qui la battaglia legale. Il contenzioso, partito nel 2016, è arrivato a una prima tappa decisiva nel 2023, quando il TAR ha confermato la legittimità del metodo di quantificazione seguito dall’amministrazione.
Ma la storia, paradossalmente, non si è chiusa lì: perché anche dopo quella decisione, il pagamento non era ancora arrivato. E allora è scattato il secondo round: il ricorso “di ottemperanza”, cioè la richiesta al giudice di far eseguire quanto già stabilito.
Ed eccoci alle ultime novità: il bonifico arriva durante il nuovo giudizio e tutto si spegne.
Pubblica utilità: cosa insegna questo caso (a chi ha campi, vigne e orti)
Al di là del nome coinvolto, la vicenda mette sul tavolo un tema concreto: come ci si tutela quando la fauna selvatica devasta un raccolto.
La regola pratica, per chi si trova in situazioni simili, è sempre la stessa: documentare subito (foto, confini del danno, eventuali recinzioni), segnalare tempestivamente e chiedere il sopralluogo secondo le procedure previste dall’ente competente (Parco, Regione o altri organismi, a seconda dell’area).
Il caso Aldobrandini racconta anche un’altra verità spesso taciuta: non basta “avere ragione” o avere una stima riconosciuta, perché a volte la partita si gioca sui tempi della burocrazia.
E quando i tempi si allungano, il rischio è che a pagare davvero – in attesa degli indennizzi – siano sempre gli stessi: le aziende agricole, cioè lavoro, filiere e territorio.
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