Il documento della Città Metropolitana, datato 7 novembre 2025, che Il Caffè ha potuto consultare riporta infatti l’autorizzazione ai prelievi fino a dicembre 2027.
Più si chiedono limiti, più aumentano i prelievi
Un documento della Città Metropolitana di Roma in risposta al Consiglio comunale di Castel Gandolfo che, il 7 agosto scorso, aveva chiesto (tra l’altro all’unanimità) ad Acea, all’Aubac (Autorità di Bacino) e alla Città metropolitana di Roma di sospendere, almeno d’inverno, o almeno di ridurre drasticamente i prelievi dal lago Albano per il tramite del pozzo e relativa pompa Sforza Cesarini.
L’acqua, come rivelato dal nostro giornale, viene spedita ininterrottamente ai Comuni di:
- Albano,
- Castel Gandolfo,
- Ariccia,
- Colonna,
- Frascati,
- Monte Porzio Catone,
- Monte Compatri,
- Palestrina,
- Rocca Priora,
- Zagarolo
e, più recentemente, anche Rocca di Papa.
In seguito, verrà spedita da Acea anche all’Inceneritore, oltreché – questo sembra essere il piano – ai comuni di Ardea e Pomezia.
Acea senza limiti e controlli. Gualtieri ignora le richieste di Castel Gandolfo
Tornando all’accordo tra Città Metropolitana di Roma, Aubac e Acea, questo prevede 24 mesi di “studi”, “controlli” e “scambio dati”, senza un vincolo immediato che imponga la frenata a Acea.
Tradotto: mentre il Comune di Castel Gandolfo invoca uno stop urgente, la Città metropolitana guidata da Roberto Gualtieri – non da sindaco di Roma, ma da sindaco metropolitano – firma un percorso che, di fatto, lascia tutto com’è e avvia due anni di studi e ricerche che sembrano, in tutta sincerità, poco più di uno slalom amministrativo e burocratico per prender tempo utile all’approvazione dell’Inceneritore Acea di Santa Palomba.
La domanda fondamentale è: dov’è, in questi documenti, il freno d’emergenza chiesto dal Comune di Castel Gandolfo all’unanimità?
Negli atti si parla di verificare, mappare, correlare, studiare, ma non emerge un “cap” immediato che risponda alla richiesta di Castel Gandolfo.
Acea guadagna tempo (in vista dell’inceneritore)
Per la Città Metropolitana di Gualtieri, l’attività di Acea (promoter dell’Inceneritore di Santa Palomba) serve a stanare chi preleva “fuori radar”: enti, società, privati (tra i quali il Vaticano?).
Obiettivo legittimo. Ma nel frattempo proprio Acea – il gestore che pesca dal sistema e rifornisce undici comuni – non risulta costretta a un cambio di marcia o semplicemente a dichiarare i suoi prelievi.
Il rischio è una fotografia già vista: mentre si fa l’anagrafe dei rubinetti privati, il rubinetto più grosso, quello di Acea, resta aperto. E due anni, in un lago che cala centimetro dopo centimetro, non sono un dettaglio: sono un’era geologica.
Due anni, inoltre, che probabilmente saranno molto utili a Gualtieri per avviare l’iter di approvazione e costruzione del suo inceneritore.
Il lago Albano non recupera nemmeno con le piogge
A mettere carne sul fuoco dei documenti della Città Metropolitana, arriva, prima di tutto, l’allarme sociale e civico.
Grottaferrata Sostenibile, con Giancarlo Della Monica, delegato alla Sostenibilità del comune di Grottaferrata, dopo l’ennesima misurazione, denuncia appunto il mancato recupero in un periodo ricco di pioggia a fronte dei 126 centimetri di livello persi in appena due anni.

Per vedere i grafici delle misurazioni quotidiane del livello del lago Albano CLICCA QUI.
I 26 provvedimenti presentati da AUBAC all’interno del tavolo interistituzionale che sta guidando, fra 5 giorni compiranno un anno. Le misurazioni dimostrano che ancora nessuna riduzione e rimodulazione dei prelievi sono state adottate, speriamo sia chiaro a tutti che la salvezza dei nostri laghi, al punto in cui siamo, è soprattutto una lotta contro il tempo”.
Il senatore Silvestroni chiede, nessuno risponde
In Parlamento, il senatore Marco Silvestroni a luglio scorso ha portato il caso dei prelievi Acea con un’interrogazione che puntava al cuore del problema: si stanno facendo interventi e opere mentre il lago scende? Si sta, di fatto, consolidando la capacità del sistema che pesca dal bacino?
Il senatore ha chiesto atti, tempi, risorse e soprattutto una regia che non si limiti alla “governance” dei dati. Perché qui il tema non è solo tecnico: è chi decide se il lago è una riserva da proteggere o una cisterna da spremere finché regge.
Al momento, però, nessuno ha ancora fornito una risposta a questa interrogazione. Vista l’emergenza in corso, è davvero una omissione grave.
Tre incontri pubblici nell’aula consiliare di Castel Gandolfo
Nel frattempo, a Castel Gandolfo si svolgeranno tre importanti incontri pubblici sul dramma del collasso idrico del lago Albano.
Il primo, “Il Lago è Vita”, venerdì 12 dicembre, ore 11,30, nell’aula consiliare gandolfina. Attesi sindaco Alberto De Angelis e vice Cristiano Bavaro, il senatore Marco Silvestroni, presidente del Consiglio regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, e tre assessori della Giunta Rocca: Manuela Rinaldi, Giancarlo Righini ed Elena Palazzo. Oltre a importanti altre autorità di Nemi, Albano e Genzano.
Sabato 13, ore 17, sarà la volta dell’assemblea pubblica di quattro associazioni territoriali, che si riuniranno sempre nell’aula consiliare di Castel Gandolfo: Salute Ambiente Albano, Pavona per la Tutela della Salute, Latium Vetus e comitato di quartiere Santa Palomba: l’iniziativa si svolgerà in diretta social sui rispettivi canali.
Poi ancora sabato 13 dicembre, ore 10, davanti alla sede del Comune di Castel Gandolfo, in piazza della Libertà, una ulteriore assemblea pubblica sul tema Inceneritore e Lago Albano di Castel Gandolfo, promossa dalla rete Tutela Roma sud. Insomma, il lago Albano è divenuto un vero epicentro del dramma idrico in corso ai Castelli Romani.






















