Indagini partite a Nettuno nel 2024
Il sistema fraudolento era stato ben organizzato e coinvolgeva imprenditori, società e prestanome. Ma il grande movimento di denaro e carte, molte delle quali false, ha dato il via alle indagini.
Tutto è partito da alcune segnalazioni di banche a Nettuno già dal 2024. Queste avevano segnalato alla Guardia di Finanza strani movimenti di bonifici, assegni e prelievi contanti operati da alcuni cittadini di Anzio e Nettuno.

Le operazioni di decine di migliaia di euro passavano su conti correnti che poi però restavano sempre svuotati.
I movimenti coinvolgevano alcune società di Roma, tutte attive nel settore del compro oro.
Visti gli anomali flussi finanziari, erano dunque scattati una serie di accertamenti e verifiche fiscali, ma anche intercettazioni e pedinamenti.
L’attività investigativa ha portato alla scoperta di un complesso sistema che aveva come fine quello di riciclare ingenti quantità di oro di dubbia provenienza, oltre che di far girare movimenti bancari e fatture affinché si potessero far ‘sparire’ i soldi e allo stesso tempo evadere anche le tasse.
10 ‘poveracci’ con 280 Kg di oro
La truffa funzionava così.
Alcune società compravano oro da alcuni privati per poi fonderlo attraverso società compiacenti. Questo permetteva innanzitutto di far sparire ogni traccia relativa alla provenienza reale di quell’oro.
I finanzieri hanno scoperto che a vendere l’oro alle società di Roma erano sempre le stesse 10 persone, 5 di Roma e 5 di Anzio e Nettuno, che in realtà risultavano del tutto indigenti, cioè proprio ‘senza una lira’!
Eppure queste 10 persone, nel tempo, avevano venduto alle società di Roma la bellezza di 280 chilogrammi d’oro! In questo modo le società avevano una ricevuta e potevano giustificare l’origine del metallo prezioso.
L’oro così ottenuto era subito ridistribuito a fonderie e imprese compiacenti, inserite nel medesimo circuito illecito, al fine di cancellare ogni traccia della reale origine del metallo.
È evidente che si voleva in questo modo cancellare l’origine illecita, magari proveniente da furti o rapine o taglieggiamenti: a chiarire la vera origine saranno le successive indagini.
Il gran giro di soldi
Le società a questo punto pagavano con un bonifico grosse somme ai 10 prestanome.
Subito dopo aver ricevuto il denaro queste persone iniziavano una operazione di svuotamento del conto corrente, attraverso altri bonifici, assegni e prelievi in contanti.
Per destare meno sospetti i prelievi del contante dai bancomat avvenivano in piccole quantità su diversi sportelli fino a un massimo di 3.000 euro.
Il conto corrente tornava quindi a zero. I soldi, invece, per diverse vie tornavano agli imprenditori a capo delle società coinvolte. Ai prestanome veniva data una ricompensa di poche centinaia di euro.
Visto che la truffa funzionava così bene, anche una società che fungeva inizialmente solo da fonderia si era messa in proprio, attuando lo stesso sistema fraudolento, ma senza bisogno di passare per le altre società.
Come non pagare le tasse
In tutti questi giri finanziari, per non dover pagare ingenti somme di tasse, le società compro oro romane si erano rivolte ad altre società, dette ‘cartiere’, specializzate nel rilascio di fatture false, sparse un po’ in tutta Italia.
In questo modo si introducevano nei bilanci molti costi (falsi), facendo così diminuire fortemente i guadagni e le relative tasse da pagare.
Anche i rappresentanti di queste società-cartiere sono ora indagati dalla Guardia di Finanza.
In tutto, attualmente, risultano indagate 24 persone:
- 6 imprenditori a capo delle società compro oro;
- 10 privati cittadini, ‘prestanome’ che fingevano di vendere l’oro al minuto e incassavano e ridistribuivano il denaro;
- 8 responsabili di società-cartiere che procuravano false fatture.
Sequestro di beni per 60 milioni di euro
L’operazione congiunta della Procura di Velletri, con i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma e della Compagnia di Nettuno, guidata dal Comandante Cristiano Simonitti, ha permesso di consegnare al Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Velletri una grande quantità di prove.
Il GIP ha dunque disposto il sequestro preventivo di beni e valori per oltre 60 milioni di euro, che gli stessi finanzieri stanno provvedendo a portare a termine.
Tra i beni sequestrati, al momento risultano:
- una villa in provincia di Roma
- 3 appartamenti (uno a Roma e 2 a Nettuno)
- 10 tra negozi e magazzini a Roma
- 2 terreni a Roma
- varie automobili
- quote societarie
Le indagini sono partite nel 2024, ma i finanzieri sono riusciti a ricostruire i movimenti fraudolenti già dall’anno 2020.
Il Comandante della Compagnia di Nettuno della Guardia di Finanza, Cristiano Simonitti, spiega nel seguente video l’operazione appena conclusa.
























