Secondo i ricorrenti, quelle opere insistono su terreni privati di loro esclusiva proprietà. Il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Lazio ha deciso, dopo 10 anni, di rinviare la decisione ad altro ufficio ‘rimbalzando’ i poveri proprietari e costringendoli ad una ulteriore e probabile lunga attesa.
Le vie oggetto del braccio di ferro
Il quadro è chiaro: da una parte la necessità di collegamenti e sicurezza stradale, dall’altra la certezza delle regole. Nel caso finito al Tar si parla del collegamento tra un Piano di Zona (la lottizzazione “167”, nata per l’edilizia economica e popolare) e via Venezia, oltre all’allargamento del tratto tra via Genova e via Firenze.
È qui che, secondo la ricostruzione dei proprietari, le aree sarebbero state occupate dal Comune di Ciampino in modo illegittimo, senza una formale acquisizione, e trasformate per realizzarvi sopra opere pubbliche.
Cosa chiedono i proprietari e la risposta del Comune di Ciampino
I due proprietari (i cui nomi non riportiamo) hanno chiesto al Comune di Ciampino una soluzione che, tradotta dal burocratese, suona così. Se quelle strade sono ormai pubbliche, allora il Comune formalizzi l’acquisizione e riconosca quanto dovuto.
L’istanza risale al 22 giugno 2015 e punta a una “sanatoria” amministrativa dell’occupazione, con la conseguente definizione economica.
Dopo una fase di mancata risposta, il Comune di Ciampino ha poi replicato con una nota del 10 febbraio 2016: la richiesta non poteva essere accolta perché, secondo l’ente, i richiedenti non risulterebbero proprietari delle aree interessate.
Qui il confronto diventa più duro e più tecnico: da un lato chi chiede certezze su proprietà e compensazioni, dall’altro l’amministrazione che contesta il presupposto stesso della domanda.
Il risultato è un contenzioso lungo, che si trascina da anni. Ora il Tribunale poteva mettere la parola fine. Ma sembra che bisognerà aspettare ancora.
Il tribunale che non decide
Con l’ordinanza di fine 2025 i giudici del Tar del Lazio non sono entrati nella sostanza del problema, non hanno stabilito se i terreni siano stati occupati illegittimamente o no, non hanno ordinato pagamenti. Insomma, non hanno chiuso la vicenda.
Hanno deciso invece, dopo 10 anni dal deposito del ricorso, per un ulteriore passaggio ‘preliminare’.
Secondo i giudici della Sezione II Quater, questa causa non rientra nell’area “edilizia”. E dunque potrebbe spettare alla Sezione II Bis (quella che tratta molte controversie contro i Comuni).
Per questo il Tar ha rimesso gli atti al Presidente del Tribunale, che dovrà assegnare definitivamente il ricorso alla Sezione competente.
Perché è interesse pubblico: opere, regole e fiducia nella macchina comunale
Eppure quella di Ciampino non è solo una disputa tra uffici e proprietari: è un tema che riguarda tutta la comunità. Le strade servono, certo.
Ma una città funziona davvero solo quando le opere pubbliche camminano insieme alle regole: atti chiari, tempi certi, responsabilità riconoscibili. Ogni dossier lasciato a metà genera sfiducia, alimenta costi indiretti e trasforma un intervento necessario in un fronte di scontro.
Ora la partita torna al punto di partenza: al Tar del Lazio, 10 anni fa. Ma il nodo politico resta: governare significa chiudere i conti in modo trasparente, prima che lo facciano i tribunali.
Leggi anche: Ciampino, stop al distributore ‘fantasma’ in centro: ora dovrà sparire realmente
























