Una decisione che arriva dopo anni di monitoraggi, atti tecnici e criticità confermate da più enti istituzionali.
L’inquinamento accertato della falda ad Ardea
Nel provvedimento, approvato all’unanimità dalla Giunta, l’amministrazione ricorda che nel territorio di Ardea – insieme a Pomezia e Roma – tra il 2015 e il 2016 è stata rilevata «un’ampia area di contaminazione delle acque sotterranee da sostanze clorurate di origine non naturale», in particolare tetracloroetilene (PCE) e tricloroetilene (TCE).
Una situazione già affrontata nel 2016 con un’ordinanza sindacale e con l’istituzione da parte della Regione di un Tavolo tecnico permanente dedicato.
Tra le zone coinvolte figura anche il Campo Pozzi Laurentino, fondamentale per l’approvvigionamento idrico.
Nel tempo, nonostante gli interventi e gli aggiornamenti tecnici richiesti – tra cui quello presentato da Acea ATO 2 – la Regione ha archiviato la procedura per la delimitazione delle aree di salvaguardia, riconoscendo però la persistenza delle criticità legate alla presenza diffusa di sostanze organiche clorurate.
Il Comune sottolinea che, secondo il modello idrogeologico elaborato da Arpa Lazio, «l’andamento della falda è diretto verso sud-ovest», interessando quindi pienamente il territorio di Ardea.
“Gravi alterazioni degli equilibri”: l’istanza alla Regione per il riconoscimento della criticità ambientale
Un elemento che confermerebbe la condizione prevista dalla legge, cioè la presenza di «gravi alterazioni degli equilibri ecologici nel suolo e nel sottosuolo e nelle acque sotterranee».
Per questo la Giunta ha deliberato di chiedere alla Regione l’avvio della procedura prevista dall’articolo 2 della legge 13/2019, con la richiesta al Presidente della Regione di adottare l’atto di indirizzo necessario.
Una scelta che punta a ottenere un riconoscimento formale della criticità ambientale e, di conseguenza, l’attivazione di strumenti più incisivi per la tutela della salute pubblica, dell’ambiente e delle risorse idriche.
Cosa implica la dichiarazione di “area ad elevato rischio di crisi ambientale”
Il riconoscimento di una zona come “area ad elevato rischio di crisi ambientale” prevede l’attuazione da parte della Regione e degli organi competenti, quali l’ARPA e il Dipartimento di Epidemiologia, di un piano di risanamento.
Per ciascuna area dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale, il piano di risanamento individua le misure urgenti da attivare per rimuovere i fenomeni in atto e le situazioni di rischio ambientale e sanitario. Individua inoltre le misure necessarie per avviare il recupero ambientale e la riqualificazione dell’area.
A seguito della dichiarazione di area ad elevato rischio di crisi ambientale, la Giunta Regionale avvia inoltre un’indagine epidemiologica, per valutare gli effetti dell’inquinamento sulla salute dei cittadini.
Per questo motivo è importante per Ardea il riconoscimento della criticità ambientale a causa dell’inquinamento della falda a Campo Pozzi Laurentino.
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