Una mossa dura, definita da più fonti interne come «una difesa necessaria degli interessi dell’Ente», e che segna l’apertura di un fronte legale congiunto con il Comune di Nettuno.
Del resto, dopo l’ultima tumultuosa assemblea dei soci, i sindaci di Anzio e Nettuno, Aurelio Lo Fazio e Nicola Burrrini, lo avevano dichiarato molto chiaramente:
“Faremo ricorso in tribunale sulla delibera e chiederemo, come Sindaci, le dimissioni del consiglio di nomina pubblica”
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Il verbale dell’assemblea dei soci
La decisione nasce dopo l’acquisizione del verbale dell’assemblea, documento che – secondo la Giunta di Anzio – presenta diverse criticità.
Con la delibera n. 221/2025, Anzio afferma infatti che vi è la necessità di «promuovere un’apposita azione a tutela degli interessi e ragioni dell’Ente», spiegando che l’obiettivo è l’impugnazione dell’atto societario «date le criticità ivi ravvisate».
Per avviare l’azione, il Comune di Anzio ricorda anche il quadro normativo di riferimento: l’art. 2377 del codice civile permette di impugnare le delibere ai soci che detengono almeno il 5% del capitale sociale.
Una percentuale raggiungibile soltanto attraverso un’azione condivisa, motivo per cui Anzio ha scelto di allearsi con Nettuno, che il 4 dicembre aveva già approvato la propria deliberazione per procedere legalmente.
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Anzio e Nettuno, l’unione fa la forza
Il Comune di Anzio, infatti è proprietario di 972.789 azioni di Acqualatina Spa, corrispondenti al 4,11% dell’intero capitale sociale. Nettuno di azioni ne ha poche di meno, 919.770, pari al 3,89% del totale delle azioni.
Insieme i Comuni di Anzio e Nettuno hanno perfettamente l’8% delle azioni di Acqualatina Spa, quindi ben superiore al 5% richiesto per poter impugnare la delibera.
La scelta dell’avvocato
Le due amministrazioni hanno quindi scelto un unico avvocato, Antonio Giuseppe Pititto, del Foro di Roma, definito munito di «specifica professionalità e competenza».
Ad Anzio spetteranno 5.557,78 euro di spesa complessiva, comprensivi di compensi professionali e della metà del contributo unificato, come riportato nel preventivo acquisito agli atti.
Con la determina appena firmata, l’Ente dà esecuzione all’indirizzo politico stabilito dalla Giunta, autorizzando l’avvocato a “promuovere ogni e più ampia azione giudiziaria” contro il verbale dell’assemblea Acqualatina e nominando formalmente il legale come difensore del Comune, insieme a Nettuno.
L’azione legale ora entra nella fase operativa.
Per Anzio e Nettuno è un gesto di rottura che punta a rimettere in discussione le decisioni assunte dai vertici di Acqualatina e a riaffermare un ruolo attivo della parte pubblica nella gestione del servizio idrico.
E gli altri sindaci che fanno?
La cosa che più stupisce, però, è il silenzio di molti altri sindaci. Il discorso è sempre lo stesso.
Alcuni sindaci in provincia di Latina non vogliono inimicarsi i dirigenti dei loro partiti, o chi guida gli Enti superiori (leggi “Regione” e “Ministeri”) o la stessa Acqualatina, che può sempre decidere in quali comuni portare migliorie alla rete idrica. Da Roma i big dei partiti continuano a difendere Acqualatina, con scopi a noi tutt’oggi non chiari.
Così i sindaci, obbedienti, abbassano la testa, anche di fronte ai soprusi che stanno subendo i cittadini che loro dovrebbero rappresentare.
Per loro l’operato di un gestore con le bollette più alte, i servizi peggiori, la rete idrica tra le più bucate d’Italia, va bene così.
Ora ci penseranno Lo Fazio e Burrini a difendere anche i diritti dei cittadini degli altri comuni ‘silenti’.






















