Il problema era che nel Piano Educativo Individualizzato (PEI) – riconducibile al Ministero della pubblica Istruzione – non comparivano, in modo chiaro e preciso, le ore dell’assistenza alla Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) per la figlia, minore con disabilità grave.
La famiglia della disabile ha dovuto procedere legalmente contro l’Istituto Comprensivo Francesco De Sanctis, il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’Ufficio Scolastico Regionale Lazio (ex Provveditorato).
Il 12 dicembre i giudici, con una decisione rapida, hanno preso atto della “ritirata” dell’amministrazione scolastica comunale e ministeriale.
Il piano è stato riscritto e le ore sono state indicate:
“è stata stabilita la necessità, in ragione delle condizioni e delle esigenze della minore, di una “figura professionale assistente CAA per n. 24 ore settimanali”.
Saranno quindi 24 ore settimanali già nel corso di questo anno scolastico, anche se non esattamente le 27 richieste dalla famiglia. Ma comunque un numero considerato idoneo, dalla famiglia stessa.
CAA: il “ponte” che trasforma la presenza in partecipazione
Per chi non vive quotidianamente questi temi, la sigla può sembrare tecnica.
In realtà la CAA è un insieme di strategie e strumenti (anche tecnologici) che serve a rendere possibile la comunicazione a bambini e ragazzi che faticano con linguaggio orale e scrittura.
In ambito scolastico, non è un “extra”: è spesso la chiave per seguire la lezione, interagire con i compagni e non restare ai margini.
Quello che ci si chiede è come mai una famiglia debba ricorrere ai Tribunali per poter veder applicato un diritto così fondamentale.
Il PEI contestato: “chiederanno la copertura massima delle ore”
Secondo quanto emerge dagli atti, il PEI impugnato (maggio 2025) non indicava quante ore di assistenza CAA sarebbero state garantite, limitandosi a una formula che rimandava l’iniziativa ai genitori.
La famiglia ha fatto leva anche sulle valutazioni sanitarie della Asl Roma 6 e sul fatto che negli anni precedenti l’alunna avesse già beneficiato dell’assistenza alla comunicazione, ritenuta centrale per “stimolare comunicazione e linguaggio”.
Un dettaglio tutt’altro che secondario: nel PEI si giocano, concretamente, i diritti di inclusione.
La marcia indietro del Ministero sul caso Genzano
Dopo il ricorso, la scuola e l’amministrazione – ossia il Ministero della Pubblica Istruzione – hanno depositato un nuovo PEI (novembre 2025).
Il documento, recependo le indicazioni del gruppo di lavoro scolastico, stabilisce la necessità di una figura professionale di assistente CAA per 24 ore settimanali: non le 27 chieste dalla famiglia, ma abbastanza da cambiare lo scenario rispetto al “vuoto” iniziale.
Il TAR ha quindi registrato il cambio di rotta e ha chiuso la partita riconoscendo ai genitori il rimborso della tassa di iscrizione a ruolo (contributo unificato), a carico del Ministero.
Questa decisione parla a tante famiglie
Il messaggio pubblico è chiaro: quando l’assistenza è necessaria, non può restare sospesa tra buone intenzioni e frasi generiche.
La disabilità “in situazione di gravità” (art. 3, comma 3, legge 104) richiama un bisogno assistenziale importante, e a scuola questo si traduce in misure concrete, misurabili e verificabili.
La vicenda di Genzano mostra anche un altro punto: spesso basterebbe mettere nero su bianco ciò che già si riconosce “a parole” per evitare mesi di incertezza e contenziosi.
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