L’11 dicembre il Comune ha messo nero su bianco il primo passo formale per avviare l’intervento di recupero e restauro, in una fase delicata per la vita istituzionale.
A guidare questa operazione non è la giunta eletta: la regia è del commissario prefettizio Filippo Santarelli, chiamato a traghettare l’ente dopo la sfiducia al sindaco Massimiliano Borelli, con la conseguente decadenza degli organi politici.
Perché quel belvedere conta davvero per la città
Non è un semplice punto panoramico: per molti residenti e visitatori è un affaccio identitario, un luogo “di passaggio” ma anche di sosta, uno spazio che racconta Albano senza bisogno di parole.
Il belvedere è parte di un sistema urbano che lega il centro, le aree verdi storiche e i percorsi più frequentati.
Intervenire qui significa, in concreto, proteggere un pezzo di immagine pubblica: decoro, sicurezza, fruibilità e valore culturale di un luogo che è spesso una cartolina per chi arriva ai Castelli Romani.
Il passo che sblocca tutto: lo studio prima dei cantieri
La determinazione non apre ancora un cantiere: avvia comunque la fase che rende possibile arrivarci.
Il Comune di Albano affida infatti un incarico professionale per redigere il progetto di fattibilità tecnico-economica, lo strumento che serve a valutare soluzioni, costi e impostazione dell’intervento prima di passare ai lavori veri e propri.
È un documento decisivo anche perché, per aree di pregio e con vincoli culturali, la progettazione è il passaggio indispensabile per chiedere il Nulla Osta alla Soprintendenza. Senza quel via libera, il restauro non può andare avanti.
Chi lo fa, quanto costa
L’incarico è stato assegnato con affidamento diretto all’architetto Gianluca Benedetti (con sede a Marino). La spesa complessiva impegnata dal Comune è di 6.153,68 euro (onorario, contributo e IVA inclusi), a bilancio 2025.
Si tratta, quindi, di un intervento “a monte”: un costo contenuto rispetto ai lavori, ma necessario per trasformare un’idea in un percorso amministrativo e tecnico spendibile.
Tempi rapidi e attenzione pubblica: cosa succede adesso
Il progetto dovrà essere consegnato entro 60 giorni dall’avvio del servizio: un segnale di accelerazione, tipico delle fasi in cui l’amministrazione punta a non perdere finestre utili e a mettere in sicurezza i passaggi successivi.
La domanda che conta per i cittadini è semplice: dopo il progetto, arriveranno anche le risorse e le autorizzazioni per il restauro in modo che i lavori siano finiti entro la primavera 2026 e prima delle elezioni?
In una città senza sindaco, il recupero di un luogo simbolico come il belvedere di Villa Doria diventa anche una cartina di tornasole sulla continuità dell’azione pubblica e sulla capacità dell’ente di proteggere il proprio patrimonio. Anche se senza sindaco eletto.

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