Virginio Melaranci, architetto ed ex assessore del Comune di Genzano, ha lasciato tutti a bocca aperta durante l’assemblea pubblica di sabato 12 dicembre, nell’aula consiliare del Comune di Castel Gandolfo.
L’incontro sul disastro idrico in corso al Lago Albano è stato promosso da quattro realtà territoriali (Salute Ambiente Albano, Pavona per la tutela della salute, Latium Vetus e il Comitato di quartiere Santa Palomba).
Il tema ufficiale dell’assemblea è la crisi del lago Albano. Prelievi continuativi, richieste di stop inascoltate, autorizzazioni e il timore di una gestione “senza freni” mentre il livello continua a scendere.
L’architetto Melaranci ha spostato l’attenzione dove finora nessuno avevano osato guardare: non solo Albano, anche Nemi.
E lo fa con un elemento che pesa come un macigno nel dibattito pubblico: misurazioni del lago di Nemi, precise e puntuali, anche se fai da te, rese note per la prima volta, numeri che fotografano un calo rapidissimo del livello idrico che aprono un nuovo fronte di allarme ambientale ai Castelli Romani.
“-28 centimetri in poco più di tre mesi”: i dati (manuali) che fanno paura.
Melaranci racconta di aver monitorato il lago di Nemi con un metodo semplice ma costante.
Un paletto usato come idrometro manuale, esattamente come da più di tre anni sta facendo al lago Albano anche l’associazione Grottaferrata Sostenibile, guidata da Giancarlo della Monica.
Il periodo indicato da Melaranci è preciso: dall’8 agosto a fine novembre. Il risultato, riferito davanti ai cittadini, è netto: “l’acqua era scesa ad un massimo di 28 centimetri, per poi recuperare qualche centimetro a seguito delle scarse pioggie autunnali”.
Cioè quasi 30 centimetri in poco più di tre mesi. In un bacino piccolo come Nemi, insiste, è un segnale che può essere persino più grave del calo del lago Albano, perché l’“effetto collasso” arriva prima e colpisce più duramente.

Profondità massima calata “da 30 metri a 24”
Non è solo una questione di centimetri “in superficie”.
Nella sua ricostruzione, Melaranci aggiunge un secondo dato che aumenta la preoccupazione: la profondità massima del lago di Nemi, che “a pieno regime prima della crisi degli ultimi decenni era di circa 30 metri”, sarebbe ora intorno ai 24 metri.
Il ragionamento dell’ex assessore è diretto: Nemi non ha la stessa capacità “di resistenza” di Albano. Anzi, dice esplicitamente che Albano avrebbe un volume idrico enormemente maggiore, e quindi il confronto – se i cali corrono in parallelo – rischia di essere impietoso per Nemi.
Ad ascoltare Melaranci c’erano non solo i rappresentanti delle quattro associazioni promotrici, ma anche il sindaco di Castel Gandolfo, Alberto de Angelis, il presidente del consiglio gandolfino, Paolo Gasperini, l’assessore gandolfino Tiziano Mariani, l’ex sindaco di Albano, Massimiliano Borelli, l’ex consigliere comunale di Albano, Marco Moresco e il consigliere di Pomezia, Giacomo Castro. Oltre all’ex assessore della Giunta Zoccolotti di Genzano (e già segretaria del Pd genzanese) Giulia Briziarelli.
Pozzi e prelievi di Acea anche a Nemi: “tre dentro la corona del lago”
Tornando all’architetto Melaranci, il tecnico sottolinea che in un quadro di sofferenza generale del bilancio idrico del territorio il prelievo dei pozzi di Acea finisce per ‘dissanguare’ anche il bacino caro alla dea Diana.
Sulla domanda del relatore se Acea prelevi acqua anche dal lago di Nemi, risponde secco: «Assolutamente sì».
Poi spiega che, per Nemi, esisterebbero tre pozzi Acea “dentro la corona del lago di Nemi”: con profondità “di 30-40 metri”, comparabili – sostiene – a quelli legati al sistema di Albano.
Il quadro che ne esce è quello di un territorio attraversato da una pressione idrica continua, e di due laghi che, nella percezione di molti cittadini, stanno pagando il prezzo più alto.
Dopo la denuncia politica, il Tribunale: “Ora si alza il tiro”
Ma l’intervento di Melaranci cambia il baricentro: se anche Nemi sta “collassando”, la questione non è più circoscritta a un solo bacino. E la reazione, in sala, prende una direzione precisa.
Tra cittadini e associazioni si fa strada l’idea che non bastino più appelli e tavoli tecnici: l’orientamento sarebbe quello di valutare un ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche.
Perché, sostengono in molti, quando i numeri iniziano a correre più veloci delle risposte, l’emergenza smette di essere un allarme e diventa un punto di non ritorno.
Il sindaco di Nemi: “Chiesta la chiusura dei pozzi”
Il Comune di Nemi, intanto, avrebbe chiesto la chiusura e la messa in sicurezza di quattro pozzi non più idonei all’utilizzo, nell’ambito di un intervento mirato alla tutela delle risorse idriche.
Il sindaco di Nemi Alberto Bertucci ha dichiarato:
«La gestione dell’acqua è una priorità assoluta. La chiusura dei pozzi non idonei è un atto di responsabilità che garantisce sicurezza per l’ambiente e per i cittadini».
Non c’è però conferma che i prelievi dai pozzi nei pressi del lago di Nemi siano stati effettivamente interrotti, né si conosce la data in cui eventualmente Acea provvederà ad esaudire la richiesta del sindaco.























