Con la delibera di Giunta comunale n. 162 del 18 novembre 2025, l’amministrazione guidata dal sindaco Alberto De Angelis ha adottato un regolamento per disciplinare riprese fotografiche, cinematografiche e video con finalità scientifiche, editoriali-commerciali, pubblicitarie, cinematografiche o televisive, che prevede il pagamento di tariffe.
Un atto tecnico, certo. Ma con un impatto politico evidente: stabilisce competenze, responsabilità e costi per chi racconta la città.
Visto che alcuni lettori hanno messo in dubbio che si tratti di una “bufala”, per leggere direttamente la delibera di Giunta del Comune di Castel Gandolfo: CLICCA QUI.
L’“immagine” della città e il ritorno del Palazzo Pontificio al centro
Nel testo la maggioranza rivendica la natura “unica” di Castel Gandolfo: paesaggio, storia, cultura e soprattutto la dimensione internazionale legata alla presenza pontificia:
“Considerato il prestigio internazionale e il ritorno di immagine riconosciuto alla Città di Castel Gandolfo…”
E già qui siamo davanti ad una prima contraddizione. Secondo Sindaco e Giunta, quel prestigio e ritorno d’immagine come si è raggiunto, se non proprio con le testimonianze di foto e video diffuse in tutto il mondo?
Viene richiamato lo Statuto comunale e si sottolinea la “rinnovata volontà” del Pontefice Leone XIV di trascorrere e frequentare, in diversi periodi dell’anno, ville, giardini e Palazzo Pontificio. Tradotto: più attenzione mediatica, più produzioni, più richieste. E quindi, secondo il Comune, serve una cornice regolatoria per governare flussi, set e permessi.
Quel grave errore sulla parola “editoriale”
La decisione che dovrà essere approvata dal Consiglio comunale è quindi quella di adottare tariffe da applicare a chi svolge:
“attività di ripresa fotografica, cinematografica e video effettuate per finalità scientifiche, editoriali, commerciali, pubblicitarie, cinematografiche e televisive effettuate da soggetti terzi sul proprio territorio”.
E qui c’è già un primo enorme problema: il regolamento andrebbe a cozzare con l’articolo 21 della Costituzione Italiana, quello sulla libertà di stampa e informazione, per intenderci.
Non si può in alcun modo limitare un cittadino e, ancor più, un giornalista che compie il proprio lavoro editoriale in luogo pubblico.
Quella parola “editoriale” deve sparire dal regolamento, altrimenti qualsiasi ricorso al Tar del Lazio porterebbe alla sicura sconfitta di un Comune che pretende soldi da chi sta facendo opera di informazione per l’opinione pubblica con foto o video.
La cosa potrebbe portare anche un “danno erariale” se il Comune decidesse di difendere le sue tesi davanti ai giudici, generando quindi spese di soldi pubblici su un tema sicuramente perdente in partenza. Qualche politico dovrebbe pagarla di tasca propria quella spesa.
Come hanno fatto molti comuni, sarebbe il caso non solo di eliminare la parola “editoriale” in quell’elenco, ma di specificare che le attività giornalistiche sono esenti.
Allo stesso modo andrebbe specificato che per foto e video ‘amatoriali’ e ad uso personale non vige nessuna tariffa. Non si possono vietare foto o video in luoghi pubblici.
Le tariffe e i danni che potrebbero comportare
Le tariffe per le riprese editoriali che la Giunta di Castel Gandolfo vuol fare approvare sono:
a) riprese terrestri con finalità editoriali (es. programmi televisivi, giornali, riviste, intrattenimento, attualità, documentari ecc.) eseguite con qualsiasi mezzo autorizzato: € 300,00/giorno
b) riprese pubblicitarie fotografiche: € 300,00/giorno
c) riprese video cinematografiche: € 500,00/giorno
Tariffa per le riprese editoriali
Premesso che tale tariffa è vietata dalla Costituzione, poniamo una questione.
E se “programmi televisivi, giornali, riviste, intrattenimento, attualità, documentari” decidessero di non pagare quella tassa? Castel Gandolfo sparirebbe dalle cronache mondiali. Niente più notizie, niente più prestigio internazionale. Piombato nel più buio anonimato.
Che danno sarebbe per il turismo e tutta l’economia del Comune castellano?
Tariffa per le riprese cinematografiche/televisive
Spesso le città si dotano di film commission che hanno il compito proprio di attirare troupe cinematografiche e televisive affinché scelgano come location il proprio comune. Quale fantastico mezzo di promozione è vedere le bellezze del proprio paese trasmesse sulle tv e sui grandi schermi di tutto il mondo!
Ora, non arriviamo a pensare che Castel Gandolfo debba fare come alcune regioni, che addirittura finanziano le produzioni cinematografiche per essere scelte come location dei film, ma addirittura mettere loro una tassa!
Tariffa per le riprese pubblicitarie
Personalmente siamo contrari anche ad una tariffa per riprese ad uso pubblicitario, perché danneggerebbe Castel Gandolfo.
Facciamo il caso di un ristorante che fa le sue belle foto e riprese video alla sua struttura, con sullo sfondo il lago Albano. Perché dovrebbe pagare quella “tassa” al Comune? Se dalla propria terrazza si vedono colline, spiaggette o specchio d’acqua, perché dovrebbe oscurarle? E se proprio dovesse pagare una tariffa a mo’ di diritto d’autore, la dovrebbe pagare a Dio, non al Comune di Castel Gandolfo.
E se Dolce & Gabbana decidessero di presentare la loro collezione, che andrebbe in tutto il mondo, con sullo sfondo le bellezze gandolfine… li vogliamo incoraggiare o vogliamo accoglierli con uno scontrino fiscale?
Un regolamento che va aggiustato
Alcuni comuni italiani hanno messo nel loro regolamento comunale una tariffa per le riprese, ma nessuno si è permesso di far pagare i giornalisti.
E comunque queste “tasse” sono sempre state legate a servizi. Si paga per l’occupazione di suolo pubblico di una troupe, si paga se, per una ripresa video o servizio fotografico, c’è bisogno dell’intervento della Polizia Locale, si paga se le riprese avvengono in edifici o specifiche aree comunali.
Si paga insomma per un servizio, non per il semplice fatto di scattare una foto o fare una ripresa.
Ma al di là del lato tecnico, ci chiediamo se tali imposizioni non siano un enorme catastrofico autogol proprio per quel “prestigio internazionale” citato da sindaco e assessori di Castel Gandolfo.
Si cita proprio nella deliberazione della Giunta Comunale che Castel Gandolfo:
si riconosce riferimento di alto valore spirituale per l’intera comunità internazionale ed ispira, quindi, la propria azione politica ed amministrativa ai valori della pace, alla difesa dei diritti umani, alla cooperazione ed alla solidarietà”.
e poi applica una tariffa al lavoro dei giornalisti.
C’è qualcosa che non torna.
Un voto unanime in Giunta, ma l’ultima parola passa al Consiglio
La delibera è stata approvata all’unanimità dai presenti in Giunta (quattro sì, un’assente, l’assessore Sara Lumaca). Politicamente, però, la partita non è chiusa: la Giunta adotta il regolamento e lo propone al Consiglio comunale per l’approvazione definitiva.
È lì che si misurerà il grado di sensibilità istituzionale su un punto cruciale: come bilanciare tutela del luogo e ordine amministrativo con il diritto di raccontare ciò che accade nello spazio pubblico.
Trasparenza, deroghe e criteri: le domande che attendono risposta
Se l’intento è “organizzare e disciplinare”, servono criteri pubblici chiari: quali riprese sono davvero soggette a tariffa? Esistono esenzioni per la cronaca, per l’informazione di interesse generale, per progetti culturali non commerciali?
E come si garantisce che il regolamento non diventi uno strumento discrezionale, capace di selezionare chi può riprendere e chi no?
Castel Gandolfo è una vetrina internazionale: proprio per questo, ogni scelta che incide su informazione e accesso deve reggere alla prova della trasparenza democratica.
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